Ipoacusia neurosensoriale? Non solo protesi!

Ogni ipoacusia neurosensoriale (o percettiva), anche se stazionaria e non variabile o fluttuante può sempre in teoria essere dovuta a idrope ovvero a una disfunzione creata da eccesso di liquidi a carico di cellule ciliate sane. Qualunque diagnosi di danno permanente deriva solo da luogo comune ed è priva di qualunque fondamento non essendo dimostrabile. Certamente esiste la possibilità che quell’ipoacusia, se stazionaria e invariabile, sia davvero irreversibile, ma questo non può mai essere affermato a priori, non esistendo alcun esame in grado di dimostrarcelo.

Qualora l’ ipoacusia sia fluttuante, variabile incostante, questa è invece certamente dovuta almeno in parte o totalmente all’idrope e non può MAI essere dovuta solo a danno permanente che non giustificherebbe la variabilità qualunque sia l’ipotesi diagnostica che sia stata fatta.

E’ assurdo affermare che l’unica soluzione possibile sia il ricorso alla protesi acustica, quando spesso è sufficiente trattare l’idrope cocleare, ovvero l’eccesso di liquidi cocleari per assistere a recuperi uditivi e miglioramenti qualitativi, giudicati tradizionalmente impossibili solo perché nessuno ci ha mai provato.


Non è affatto vero quindi che l’unica soluzione possibile sia sempre il ricorso alla protesi acustica, scelta vantaggiosa per le aziende audioprotesiche o per chi da questa scelta ricava direttamente o indirettamente vantaggi (inclusi molti specialisti “invianti” verso specifici fornitori di costosissime protesi acustiche o centri di audioprotesi, che non di rado “ringraziano” lo specialista con una percentuale cospicua di quanto il paziente paga. Se mi ricordo bene il 30%.), ma non certo prima o unica scelta consigliabile, se si considera l’interesse del paziente. Tristemente vero…. e ben noto a tutti gli addetti al settore.

E già che ci siamo voglio apertamente denunciare lo scandaloso aumento progressivo dei costi al paziente di questi dispositivi, sempre più cari ogni anno, con un ricavo stratosferico per l’audioprotesista, che comunque va detto, non è – non dovrebbe essere – solo uno che vende le protesi ma un consulente esperto che sa – dovrebbe sapere – come sfruttare al meglio questi dispositivi. Nell’interesse del paziente , e non del proprio portafoglio.  Ma questa considerazione esula dal mio ruolo di medico. Non faccio parte dell’Associazione Consumatori. Quello che accompagna lo scandalo dei prezzi è però che ogni paziente (diciamo molti, anzi troppi, per non generalizzare) si vede rifilare una o due protesi supersofisticate che ci manca solo che facciano il caffè la mattina, quando magari hanno solo una ipoacusia pantonale (uguale per tutte le frequenze) o magari perfino trasmissiva, con possibilità di ottimi risultati anche con semplicissime protesi analogiche di vecchio tipo che oggi sono praticamente introvabili.
Le introvabili protesi tradizionali analogiche  saltano fuori da qualche cassetto buio solo quando chi paga è il Sistema Sanitario Nazionale (che a quanto mi risulta ancora passa solo quelle, a meno che uno non voglia pagare di tasca sua la differenza), e non il paziente personalmente.
In pratica è come se io mi recassi in un autonoleggio. disperato perché ho rotto la macchina e devo andare al lavoro urgentemente a 5 km di distanza, e mi si racconta che sono rimaste solo Mercedes, facendomela pagare peraltro come se mi stessero dando una Ferrari.
Un consiglio? Dite che i soldi non li avete, che magari salta fuori una Panda (pardon, una protesi meno sofisticata) della cui disponibilità si erano dimenticati, pur di vendervi qualcosa.
Ovviamente ci sono audioprotesisti onesti e competenti in molti centri di protesizzazione acustica. Ma questi, proprio perché onesti, sanno benissimo che ho ragione e non si sentiranno certo offesi se ho parlato male… degli altri!Prima di acquistare apparecchi acustici digitali supersofisticati a prezzi stratosferici (parliamo ormai di 8000 euro la coppia in alcuni casi, che la gente paga senza battere ciglio perché non sa come difendersi) comunque, nel dubbio, chiedete sempre di provare, quanto meno se avete una ipoacusia lieve o uguale su tutte le frequenze guardando l’audiometria o magari trasmissiva (es. da otosclerosi non operata o da otite cronica…) una protesi più economica con volume regolabile manualmente. Poi se questa non fosse sufficiente, rivaluterete la situazione al bisogno.

Va però detto anche il contrario, ovvero che i progressi della tecnologia riescono oggi (e con miglioramenti perfino estetici, vista la progressiva miniaturizzazione) a offrire aiuto a pazienti che, fino a pochi anni fa davvero non avevano una soluzione ideale per loro, come ad esempio con le protesi open-fitting in caso di ipoacusia con caduta specifica sulle alte frequenze. E quelle costano! O meglio le fanno costare!

Il tutto senza dimenticare non ha molto senso ricorrere alla protesizzazione acustica prima di aver verificato se per caso il vostro problema di udito è dovuto a idrope e reversibile con la cura opportuna, decisamente, peraltro, … meno impegnativa dal punto di vista economico.

Dott. Andrea La Torre
Specialista in Otorinolaringoiatria
www.idrope.com

8 commenti

Archiviato in Ipoacusia e Fullness, Terapia

8 risposte a “Ipoacusia neurosensoriale? Non solo protesi!

  1. Sara

    Salve, ho una bimba di 8 anni con ipo bilaterale con calo sul 60 per cento, vorrei farle vedere la risonanza che sembra evidenziare un sacco endolinfatico allargato ! L’audio metrica risulta a volte dubbia a volte certa !!! Potrei avere un parere se mandassi via mail il tutto? Grazie di cuore

  2. filovally

    Buongiorno sono la mamma di una bimba di 4 mesi sottoposta a otto emissioni acustiche e potenziali evocati uditivi. Da questo secondo esame per due volte è risultato sentire con l’orecchio sx fino a 60 db con il dx fino a 70/80. La prima volta un dott mi aveva detto che se così fosse rimasto non avrei dovuto fare nulla perché la perdita è minima e non comprometterebbe l’acquisizione del linguaggio. La seconda volta una dottoressa mi ha detto che la bimba deve mettere le protesi su entrambe le orecchie. Ovviamente sono caduta dalle nuvole e oggi sono disorientata e non so che fare anche perché la bimba reagisce agli stimoli sonori, con o rumori si sveglia riconosce la mia voce sente i giochini e si gira verso la corretta direzione di provenienza dello stimolo…insomma sono piuttosto persa! La ringrazio se mi risponderà

    • Quando si tratta di bambini rispondo sempre ma proprio perchè non mi occupo assolutamente di audiologia pediatrica ma se la perdita è di tale importanza deve certamente ricorrere almeno per ora alle protesi… ma magari dipende anche dalle frequenze coinvolte… Cosa non facile da valutare… Ma deve sentire un buon centro di audiologia pediatrica… Credo peraltro sia presto anche per le protesi… non so oggi quando si mettono…

  3. Paolo L.

    Se si pensa che in Italia il costo di una protesi digitale, 2.000-2.500€ quando va bene, equivale a quello di 4-5 computer portatili di medie prestazioni, si coglie con immediatezza l’enormità denunciata. 2.000-2.500€ è il costo di protesi effettivamente sofisticate anche se non al top, ma già con tecnologie (es. Bluetooth) e funzioni dai nomi fantasiosissimi che spesso non vengono attivate o usate per vari motivi, un po’ come accade nei dispositivi hi tech. Pur considerando le differenze tra protesi acustiche e computer circa i volumi di vendita, gli aspetti produttivi e la commercializzazione, la sproporzione nei costi resta enorme. Su questo tema il discorso sarebbe lungo da fare; chi vuole approfondire può leggere questo intervento (“Caccia ad una protesi abbordabile”, in lingua inglese): http://well.blogs.nytimes.com/2012/10/22/the-hunt-for-an-affordable-hearing-aid/

    Ma, tralasciando i costi, vorrei qui cercare di capire se l’uso di protesi può in alcuni casi provocare danni (ulteriori) all’udito. Per farlo ho bisogno di richiamare un paio di cose. La prima riguarda l’intensità (o livello) dei suoni che l’orecchio può percepire. L’intensità vene misurata in decibel (di pressione sonora, dBSPL; qui dB per semplicità) in una scala che va da 0 a circa 140dB. Zero dB indica un suono al limite dell’udibilità per un orecchio normale, mentre 140dB è più o meno il livello massimo preso in considerazione. La voce di conversazione a distanza di circa 1 metro sta nell’intervallo 50-80dB; il traffico lento a bordo strada 80-100dB; un martello pneumatico 110-120dB; il motore di un jet a 100 metri supera 140dB. Un suono persistente a 130dB causa dolore fisico.

    A 0dB o meno un suono non viene percepito ma esiste; in nessun luogo del pianeta vi è mancanza di suono, invece vi può essere silenzio in moltissime occasioni. Chi è affetto da ipoacusia vede aumentare queste occasioni. L’esposizione prolungata a livelli sonori elevati, oltre 110db, se ricordo bene, comporta il rischio di danni irreversibili alle cellule della coclea (ipoacusia neurosensoriale), da qui l’obbligo di protezione idonea nei luoghi di lavoro rumorosi e la raccomandazione di non ascoltare musica a volume elevato, in modo diretto o con auricolari. La transitoria ipoacusia e gli acufeni avvertiti talvolta dopo aver assistito a concerti sono una conferma di questo rischio.

    L’altra cosa da richiamare riguarda l’entità e la forma di una ipoacusia. Una ipoacusia di 60dB, che per semplicità considero indipendente dalla frequenza, rende impossibile la conversazione e di conseguenza moltissime attività sociali. Se supera 80dB immerge il paziente in un silenzio esteso e persistente. Se è dell’ordine di 20-30dB non comporta significative difficoltà. Una ipoacusia di 80dB, se corretta con una protesi che fa “guadagnare” 35dB, può rendere accettabile la vita di relazione pur con forti limitazioni (ad es. teatro, conferenze…) in quanto viene ridotta a 45dB (80-35=45). “Può rendere” e non “rende” in quanto la comprensibilità effettiva dei suoni dipende dalla forma di ipoacusia. In sintesi una protesi è un dispositivo che riproduce nel canale uditivo esterno, davanti al timpano, un livello sonoro superiore a quello che si troverebbe senza la protesi. È naturale che ci sia un limite fisico a questo aumento di livello (50-70dB), così come al livello massimo del suono riprodotto entro il canale uditivo (120-130dB, dipendente dalla protesi e dalle sue regolazioni). Dati questi limiti forse si intuisce che tanto più è elevata l’ipoacusia, tanto più ci si allontana da una sua correzione protesica accettabile.

    Ma una ipoacusia limitata all’orecchio, escludendone la parte esterna al timpano e le vie dal nervo acustico al cervello, può essere dovuta a due diverse sedi, oltre che a una quantità innumerevoli di cause: 1) coclea (orecchio interno), 2) timpano e serie degli ossicini (orecchio medio). Nel primo caso l’ipoacusia ha forma neurosensoriale, riguardando la conversione delle vibrazioni sonore in segnali elettrici che il cervello interpreta come suoni; nel secondo ha forma trasmissiva, riguardando la trasmissione delle vibrazioni sonore dal timpano all’orecchio interno, secondo l’interpretazione prevalente del funzionamento dell’orecchio. Una ipoacusia può avere esclusivamente la prima forma (ad es. nell’otosclerosi limitata alla staffa), esclusivamente la seconda (ad es. nell’idrope endolinfatica, nel danno da farmaci…), oppure entrambe (ipoacusia mista).

    Ora, dopo questi richiami si può tentare un ragionamento sui possibili danni da protesi. Se l’ipoacusia è esclusivamente trasmissiva, la protesi sovraccarica l’apparato trasmissivo in modo che alla coclea giunga uno stimolo di livello vicino, per quanto possibile, a quello che ci sarebbe senza l’ipoacusia. L’orecchio medio sopporta bene questo sovraccarico senza risentirne (in alcuni casi, ad es. di staffa bloccata, le vibrazioni giungono alla coclea più attraverso le ossa del cranio che tramite gli ossicini).

    Ma se l’ipoacusia è neurosensoriale, la coclea riceve uno stimolo con un livello superiore pari al guadagno della protesi, in quanto non vi è perdita di trasmissione. Nel caso di perdita di 80dB corretta con una protesi che guadagna 40dB, all’orecchio interno giunge sistematicamente uno stimolo di 40dB superiore alla norma; quindi, una voce di conversazione di 50-80dB stimola la coclea con 90-120dB. Se si tratta di una conversazione in ambiente silenzioso, l’energia in gioco è comunque contenuta, ma se l’ambiente è rumoroso (officina, stadio, automobile, locale pubblico…) la condizione potrebbe essere pericolosa come si è visto per i suoni troppo intensi (in realtà le cose stanno un po’ diversamente per via della “compressione” applicata dalla protesi, ma la sostanza rimane questa). Se un orecchio normale può subire un danno permanente con livelli così elevati, lo stesso o peggio dovrebbe accadere ad un orecchio affetto da ipoacusia neurosensoriale. Vi sono segnali che qualcosa non va in questo senso come il peggioramento transitorio dell’ipoacusia nell’orecchio protesizzato che compare dopo qualche tempo dall’esposizione ad un rumore intenso (ma ci vuole attenzione per cogliere questo peggioramento). Così, ad es. dopo dieci minuti di automobile questa sembra diventare più silenziosa (e quando si scende gli acufeni sono più forti, se uno ce li ha); oppure, dopo qualche tempo che si è entrati in un ristorante affollato le persone sembrano parlare a voce più bassa. Quindi c’è da chiedersi anche se il peggioramento progressivo (non transitorio) di una ipoacusia neurosensoriale o mista che in molti casi si verifica nel tempo può essere dovuto anche all’uso della protesi. Non ho mai trovato considerazioni in tal senso; perciò un parere del Dott. La Torre sarebbe molto utile.

    Invece alcuni avranno sentito dire che, all’opposto, se non si usa la protesi le cellule cerebrali legate all’udito vengono danneggiate a causa della mancanza di stimolo acustico. Ad es. nella sezione inglese di Wikipedia, alla voce Hearing aids, si legge: “Quando la corteccia primaria uditiva non riceve uno stimolo regolare, questa parte del cervello perde le cellule che elaborano il suono. Il danno alle cellule aggrava la perdita uditiva.” (traduzione mia). Questa evento viene spesso usato dai venditori verso i clienti riluttanti ad acquistare la protesi. Esistono, Dott. La Torre, studi credibili che confermano questo danno cerebrale?

    • Con molto ritardo dovuto a un mio errore di smistamento rispondo in modo sintetico… No sono sicurissimo che non esiste alcun beneficio curativo nell’uso delle protesi acustiche e nessun danno a non usarle /acquistarle… Manovra commerciale… Ma se servononon c’è nemmeno logica nel non usarle visto che benefici ne possono dare

  4. Cesare

    Salve dottore
    A mia sorella di 24 anni e’ stata diagnosticata una otosclerosi neuro sensoriale il medico ci ha detto che non è operabile ma che bisogna andare di pastiglie fino a che ad un certo punto quando sarà inevitabile usare l’apparecchio, vorrei un suo parere

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