Il disequilibrio soggettivo cronico.. Se nemmeno sanno cos’è come possono curarlo?

Con “disequilibrio soggettivo cronico”, mi riferisco a un particolare stato di vertigine soggettiva corrispondente alla sensazione di instabilità simile a quella che si prova camminando su una superficie instabile o in una barca.

in questo caso la definizione è solo mia e non ufficiale, poichè non esistendo nemmeno una definizione univoca per indicare questo sintomo, il che la dice lunga su quanta attenzione riceva dalla medicina, me la sono dovuta letteralmente inventare io.
“Sensazione” ma non “vera instabilità”. Il paziente non ha reali problemi di equilibrio e se non ha altri limiti potrebbe perfino su richiesta stare su una gamba sola senza cadere, ma ha una costante sensazione di non essere in equilibrio o di faticare molto a mantenerlo e una costante sensazione di perdita di controllo del proprio corpo. Il che rende il suo stato di malessere “tutto suo” e se non si comprende l’origine è molto facile che venga preso da familiari e medici per “malato immaginario”, il che non fa altro che aumentare la sua frustrazione e rabbia. E’ il tipo di vertigine meno compreso dai medici, quando invece è il più facile da capire e da curare. E anche in poco tempo.
La vera e propria perdita di equilibrio, instabilità vera con impossibilità a mantenere la stazione eretta, ben più rara nella pratica clinica quotidiana di quanto non si creda, è tutt’altra cosa, e quella sì che potrebbe anche non dipendere dall’orecchio ma dal nervo vestibolare (va eseguita sempre una risonanza magnetica in questo caso, per escludere un neurinoma), o da una alterazione neurologica. Nel nostro caso invece il paziente si “sente” instabile, ma in realtà non ha nessun reale sbandamento, se non provocato da errati tentativi di correzione messi in atto incosciamente per correggere la falsa informazione che gli giunge dal labirinto (ed in particlare dal sacculo e/o dall’utricolo), la cui funzione è alterata dall’eccesso di liquidi, che crea una asimmetria tra i due lati e quindi di conseguenza una errata informazione circa la reale posizione del nostro corpo.
Il sintomo non è mai causato da una malattia neurologica o altre fantasiose malattie inesistenti e certamente non correlate, tipo alterazioni dell’articolazione temporo-mandibolare o chissà cosa altro. Non ha nulla a che vedere in particolare con la sclerosi multipla, tumori cerebrali o chissà cos’altro, peraltro regolarmente esclusi da precoci risonanze magnetiche, spesso autoprescritte e forse nemmeno necessarie.
E’ nient’altro (e mai altro) che l’espressione di una stimolazione anomala a livello dell’utricolo e/o del sacculo, i veri recettori “vestibolari” dell’orecchio interno, sani e funzionanti, ma invianti una informazione errata a causa di un eccessiva pressione esercitata dall’endolinfa, ovvero a causa dell’idrope.

utricolo

Un semplice esercizio che potete fare da soli vi chiarirà meglio le cose. Provate a mettere esattamente sullo stesso piano ad occhi chiusi una mano libera e un’altra con sopra un peso (basta un libro pesante). Non sarete mai sicuri di avere le mani esattamente allo stesso livello! Cosa che invece potete fare perfettamente se togliete il peso che rende differente il lato sinistro dal destro. Quel “peso”, esercitato sul recettore che comprime, spinge, deforma, la macula del sacculo o dell’utricolo è l’idrope, ovvero l’eccesso di endolinfa.
Ma come per le vertigini ricorrenti il recettore deve essere necessariamente vivo, integro e funzionante, altrimenti non potrebbe dare nessuna informazione né giusta né sbagliata…
E l’esito di un danno permanente non sarebbe il disequilibrio soggettivo ma una vera e propria instabilità oggettiva esattamente come avviene fino a che non subentra il compenso vestibolare (la naturale ma non immediata capacità del cervello di basarsi solo sull’informazione del recettore controlaterale se viene a mancare del tutto l’informazione da un lato).
E anche volendo ignorare qualunque ragionamento logico, ho potuto in passato dimostrare strumentalmente quanto affermo con specifici esami che richiedono una attrezzatura particolare (in particolare l’ocular tilt reaction con la videonistagmografia torsionale, ma molti altri ancora) in migliaia di pazienti esaminati. E come se ancora non bastasse il ruolo dell’idrope in tutti questi casi è confermato dall’assoluta efficacia della terapia anti-idrope specifica.

Ma non è solo un problema di orecchio, perchè in assenza di una “complicità” da parte del cervello del paziente forse il disturbo sarebbe decisamente meno avvertito. La percezione del disturbo e lo stato di invalidità sono infatti attribuibili al fatto che il cervello “crede” all’informazione sbagliata che arriva dall’orecchio e mette in atto (dapprima volontariamente ma poi anche in modo automatico e incontrollabile) meccanismi di compensazione dell’equilibrio assolutamente sproporzionati e inadeguati, proprio perché basati su una falsa informazione. Il recettore vestibolare infatti, in questo caso è stimolato dall’eccesso di liquidi e non dal movimento della testa, per cui la risposta del cervello è inadeguata alla situazione reale. E maggiore è lo stato di ansia (sempre presente e non sempre davvero solo conseguenza) e maggiore è l’invalidità che ne deriva.
Paradossalmente, il più difficile sintomo da trattare per altri specialisti è il più facile da gestire per me e quello che mi dà più soddisfazioni con la terapia anti-idrope. E non esistono altre terapie in questo caso. A meno che qualcuno non voglia tagliare il nervo vestibolare anche per questo.
Magari come primo passo basterebbe credere al paziente e cercarla davvero una causa, ragionandoci sopra ed eseguendo esami se proprio non si vuole credere a quanto sostengo io (e forse è giusto così, nemmeno io mi sono mai fidato a priori ma ho sempre verificato tutto) invece di pensare (cosa indubbiamente resa più facile dal suo stato psicologico particolare) che il paziente sia solo un pazzo e che si stia inventando i suoi disturbi.

A riprova che il disturbo è “reale” e non solo “immaginato” ci sono 5 caratteristiche tipiche facilmente verificabili in ogni paziente.

1. il sintomo può essere presente stando in piedi, camminando lentamente, perfino da seduti, e spesso il paziente sta bene sdraiato a letto (dove l’equilibrio non serve) potendo però avere piccole scosse di vertigine nel fare movimenti bruschi o senso di sprofondamento.

2. Durante una corsa regolare il paziente non riferisce alcun problema, ma al momento di fermarsi o di ripartire può avere una brusca scossa di disequilibrio o di vertigine di brevissima durata.

3. Più il paziente cerca di concentrarsi a correggere il suo equilibrio e peggio sta, proprio perchè in realtà è solo “sensazione” e non vera instabilità. In situazioni di distrazione spesso il paziente si “dimentica” il problema, cosa impossibile se ci fossero danni permanenti.

4. Spesso i disturbi sono molto variabili in giorni o in periodi diversi o perfino inclinando la testa da un lato o dall’altro, cosa possibile solo quando l’alterazione riguarda i liquidi.

5. Se si eseguono esami specifici per studiare l’utricolo e il sacculo si trovano sempre alterazioni specifiche, motivo per cui dopo anni di esami, non li eseguo più.

Per analogia con quanto avviene per gli acufeni da idrope potremmo paragonare (paragone certamente improprio, ma rende l’idea) questo disturbo, ad un “acufene vestibolare”. Perchè tra i due disturbi ci sono numerose analogie:

• in entrambi i casi infatti avviene l’invio al cervello di un segnale non corrispondente ad una reale stimolazione fisiologica.

• in entrambi i casi curiosamente la stimolazione reale fisiologica ad una certa ampiezza (rumore esterno in un caso, la corsa nell’altro) possono far scomparire la percezione del disturbo. Almeno durante la stimolazione, perché dopo, anzi, il sintomo tende generalmente a peggiorare al cessare della situazione di copertura.

• in entrambi i casi, inoltre, lo stato psicologico ansioso determina un netto evidente peggioramento del disturbo, mentre al contrario la distrazione del cervello verso altre attività ne determina generalmente la riduzione.

• e infine… in entrambi i casi la maggior parte dei medici, purtroppo, sembrano non aver capito assolutamente nulla circa l’origine di questi disturbi.

Bisogna però distinguere ovviamente dal “vero” disequilibrio soggettivo cronico le vertigini “puramente psicogene” molto più rare di quanto non si immagini o non diagnostichino i medici non sapendo cosa dire…, che caratteristicamente non hanno le caratteristiche sopra descritte.

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