Acufeni: traguardi raggiunti e sfide in corso: Parte I – Cosa sono gli acufeni?

Ho cominciato a interessarmi sistematicamente di acufeni nel 2000.  Il primo passo è stato quello di verificare cosa veniva fatto all’estero e proposto in altre lingue, visto che in Italia all’epoca a parte qualche pioneristico tentativo la situazione era ferma al palo con zero terapie effettivamente proposte.

In quest’articolo cercando di mantenermi per quanto possibile sintetico e schematico (cosa non semplice per la materia, e non semplice per la mia esuberanza caratteriale e continua voglia di spiegare 🙂 ) e facendo un salto indietro nel tempo vediamo quali domande mi sono posto e che tipo di risposte sono riuscito a dare e quali ancora cercano una risposta.

In questa prima parte parliamo della DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE DEGLI ACUFENI

  • Quel che ho trovato prima di occuparmene io

    La definizione tradizionale e purtroppo ancora quella in corso, nonostante mi batta da anni per far cambiare idea è una definizione di acufene che accorpa sintomi che non hanno assolutamente nulla a che vedere tra loro.
    L’acufene viene definito come “qualunque rumore non realmente prodotto da una sorgente sonora ESTERNA al nostro corpo” accorpando in tal mondo ad esempio, fischi, fruscii, ronzii ecc che hanno non sono prodotti da NESSUNA SORGENTE SONORA né interna né esterna al nostro corpo, non sono veri “rumori” o “suoni” mancando qualunque sorgente sonora, alla percezione del battito cardiaco (erroneamente definita “acufene pulsante”) che invece ovviamente è vero “segnale acustico” percepito dall’orecchio e avente una reale sorgente sonora interna al nostro corpo, ai veri rumori meccanici prodotti dall’orecchio medio,dalla tuba o in prossimità dell’orecchio. La suddivisione dell’acufene in “soggettivo” se percepibile solo dal paziente e “oggettivo” se percepibile anche dall’esaminatore è assurda perché comporta valutazione diversa in base alla capacità dell’esaminatore di percepire e non al sintomo reale.

  • Le conseguenze della visione tradizionale

    Cercare una interpretazione comune e una soluzione terapeutica comune per sintomi assolutamente diversi che hanno una origine completamente diversa è una delle prime cause di fallimento in questo settore e fino a che questo non sarà capito non esisterà mai alcuna possibilità di standardizzare una terapia.

  • Il mio contributo e i traguardi raggiunti

    Non serviva altro che l’uso della logica per capire che stiamo parlando di sintomi diversi. Mentre nessuna parte del nostro corpo può produrre rumori di tipo continuo non intermittente (acufeni veri), nessun segnale bioelettrico, unico modo per far arrivare al cervello un segnale acustico non realmente prodotto da una sorgente sonora (ma anche la vera percezione acustica) può essere di tipo intermittente. Per cui stiamo parlando di due cose diverse che devono essere interpretate e gestite in modo diverso.
    Da tempo grazie al mio sito internet e anche mediante un video e modificando la pagina di wikipedia per quanto sia possibile agire a quel livello cerco di diffondere questo concetto, che al momento sembra sia poco recepito perfino in Italia e certamente è ignoto all’estero. Traguardo personale raggiunto da tempo quindi ma la sfida è ancora in corso. Questo diverso modo di vedere l’acufene e distinguerlo dai “non acufeni”  ha poi portato per catena logica a capire la sede di origine degli acufeni (vedi  anche https://idrope.wordpress.com/2015/07/20/acufeni-base/) e perfino a capire un possibile meccanismo in causa della percezione del battito cardiaco (vedere https://idrope.wordpress.com/2012/09/28/acufene-pulsante/

  • La sfida ancora in corso

    L’ostacolo principale da superare senza il quale ogni passo successivo diventa inutile è il far recepire questo concetto e far sì che TUTTI gli specialisti approvino questo diverso modo di definire e classificare l’acufene vero (PERCEZIONE ACUSTICA NON PRODOTTA DA NESSUNA SORGENTE SONORA) dai NON ACUFENI. Inoltre non riusciamo ancora a capire molto sull’origine dei rumori oggettivi non vascolari e non pulsanti ma sarà ben difficile arrivarci se prima non capiamo che sono altra cosa rispetto ai veri ACUFENI.

  • Il progetto per superare questo problema

    Coinvolgere i pazienti  affinché diffondano  questa informazione chiedendo loro di diffondere il video sugli acufeni da me preparato e pubblicato in rete già da anni in ogni sede possibile, sulle loro pagine facebook, sui forumRendere pubblico un breve testo contenente una semplice domanda che i pazienti devono portare al proprio specialista circa la corretta definizione di ACUFENE e chiedere al paziente di rispondere a un sondaggio indicando la risposta dello specialista.

    Per il momento l’obiettivo è quello di conquistare a questo diverso modo di vedere la definizione di acufene gli specialisti italiani tralasciando l’estero e solo se si vedrà che c’è risposta in Italia proseguire con traduzioni per altri paesi. E’ già un obiettivo piuttosto arduo da raggiungere conquistare a questo principio gli specialisti italiani.

    A BREVE VERRA’ PUBBLICATA LA SECONDA PARTE : “LA CAUSA DEI VERI ACUFENI”

2 commenti

Archiviato in Acufeni, Diagnosi, Idrope e ADH, Terapia

2 risposte a “Acufeni: traguardi raggiunti e sfide in corso: Parte I – Cosa sono gli acufeni?

  1. Daniela

    Da paziente, reduce da vari specialisti, discussioni con altri acufenizzati nonchè letture varie, in effetti ho sempre dato per scontato che, a parte la definizione soggettivo/oggettivo che si trova all’inizio di ogni articolo dedicato al tinnitus, poi la discussione vera riguarda solo i suoni percepiti in assenza di fonte esterna e non pulsanti. Tant’é che l’acufene oggettivo mi ha anche incuriosito, perchè trova un suo spazio nella definizione iniziale e poi sparisce.

    • Appunto.. la verità è che nessuno si pone manco il problema della caratteristica dell’ “acufene” percepito… Basti pensare che statisticamente la percezione di un battito cardiaco è considerata rarissima e invece è molto frequente.

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