Con quali criteri viene personalizzata la terapia di avvio anti-idrope?

Ormai da molto tempo io non faccio più una sola terapia anti-idrope ma uso in modo diverso le varie componenti della terapia fermo restando che queste varie componenti hanno punti di attacco differenti e che non esiste nessun modo obiettivo se non l’esperienza (che comunque può non essere sufficiente) per stabilire come si dovrebbe avviare in ogni specifico paziente.

idrope-terapia

L’ideale è sempre fare tutto, ma quel tutto potrebbe essere troppo stressante per il paziente e lo stress stesso potrebbe essere controproducente quindi si valuta molto la persona, il suo stile di vita, il suo grado di fiducia, la sua capacità a comprendere la cura, le sue aspettative, la sua disponibilità nel farsi seguire e rispettare i controlli richiesti ecc… paramenti che spesso sono molto più importanti che non i sintomi stessi riferiti o la loro durata. Infine contano anche i parametri pratici come ad esempio il fatto di vivere all’estero, la necessità di viaggi, turni di lavoro notturni ecc… e le controindicazioni mediche, altre patologie concomitanti, interventi recenti o in programma, cortisone appena fatto, altri farmaci attualmente assunti. Insomma costruire la terapia ritenuta più giusta non è facile e sono tante le cose da tenere in considerazione.

Fermo restando che stiamo parlando dell’avvio e spesso poi in corso di terapia si deve cambiare programma o aggiungere nuove componenti valutando i risultati.

Ma in base ai sintomi ecco più o meno (ma vado molto a braccio senza schemi rigidi) quali sono i criteri.

Il disequilibrio soggettivo o l’iperacusia richiedono quasi sempre anche l’impiego dei neurofarmaci così come le vertigini ricorrenti se hanno modificato la vita del paziente e qualunque disturbo se esiste una compromissione del sonno, fattori di stress evidenti, o stati di ansia siano essi considerati causa o conseguenza evidenti.

La sola fullness spesso si risolve anche solo con dieta e cortisone e otovent.

L’ipoacusia se stazionaria, di solito non si sblocca senza fleboclisi di mannitolo, mentre per l’ipoacusia fluttaunte sembra essere molto importante la dieta

L’acufene fluttuante molte volte si gestisce anche senza ricorrere a neurofarmaci che comunque sono indicati almeno a mezza dose..

ecc…

Esiste però una strutturazione della terapia inevitabile che possiamo separare in tre binari..

Quello dei neurofarmaci che segue un binario diverso..quello che partendo dall’acqua arriva fino alla terapia più intensa che prevede più cortisone, e la terapia specifica antivertigine che prevede farmaci e ginnastica.

Diciamo che la terapia comprende una o più componenti e viene combinata in questo modo

CARICO IDRICO (bere molto nel modo indicato) = SEMPRE!

+ eventuali NEUROFARMACI a dose piena o a mezza dose

+ eventuale ginnastica vestibolare e/o dimenidrato per vertigini

+ eventuale dieta con o senza cortisone (singola somministrazione o più somministrazioni) e con o senza fleboclisi (con o senza cortisone aggiunto nella fleboclisi, nel senso che non viene mai fatto cortisone o fleboclisi senza la dieta, mentre a volte può essere fatta la sola dieta senza cortisone e/ o senza fleboclisi e perfino senza neurofarmaci ma comunque col carico idrico.

Alla terapia più intensa che prevede tutto e terapia prolungata sia per via parenterale che orale di cortisone si ricorre di solito quando il paziente ha una fase acuta molto importante, o quando ha relativa urgenza di risolvere i problemi e non ci sono controindicazioni che impediscano di farlo.

 

 

 

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