Il concetto culturale e sociale di “malattia” nei pazienti con acufeni e/o vertigini (e non solo…)

Vedo che da parte dei pazienti c’è molto interesse generale nel trovare associazioni con eventi o altro alla ricerca di CAUSE, ovvero di cosa ci possa essere in comune con altri pazienti a spiegare la MALATTIA.

Ma l’errore sta proprio in questo. Non esiste nessuna MALATTIA (manco in chi ha la Meniere conclamata) ma la ricorrenza o persistenza tale da creare fastidio ed essere intollerabile di sintomi o disturbi che nella vita hanno qualche volta avuto praticamente tutti e questo rende impossibile una valutazione di tipo statistico sulle cause.
Vi sfido a trovare persone di età media (e il numero di chi ha avuto almeno una volta qualcosa ovviamente aumenta col passare degli anni) che MAI nella vita abbiano avuto magari solo per qualche minuto un acufene passeggero (idrope) o una vertigine soggettiva con sensazione di disequilibrio passeggera (idrope) o un transitorio senso di pressione all’orecchio o di orecchio chiuso (idrope). Poi cercatemi chi non ha mai avuto nessuna volta nella vita la febbre, il mal di testa, o il mal di pancia, o diarrea momentanea o quel che volete. Dove sta la differenza.. ?

L’idrope non è la malattia e la causa dell’idrope non è la causa della malattia. Semmai la malattia è il fatto che a differenza della media delle persone, nel PAZIENTE AFFETTO DA ACUFENI VERTIGINI ecc, questi disturbi ci sono frequentemente o sempre.. Se così non fosse il “paziente” sarebbe solo uno dei miliardi di esseri umani che almeno qualche volta nella vita hanno avuto questi disturbi…(sono tutti MALATI?)

Quindi semmai quel che bisogna cercare è non che cosa causa l’idrope ma PERCHE’ in quel paziente (o in quei pazienti) rispetto alla media generale i sintomi si presentano costanti o, seppur fluttuanti e ricorrenti, molto più frequenti rispetto alla media generale.
Finora l’unico elemento in comune che sembra collegare tutti o quasi quelli che escono dalla media dei disturbi puramente occasionali sembra essere la predisposizione di tipo ansioso-emotivo, caratteriale, e la suscettibilità allo stress oltre all’importanza specifica che si dà a quel sintomo.

Mi spiego partendo dall’ultima cosa detta. Esiste una marea di uomini che perde i capelli ma se ne frega e altri che cercano disperatamente un trattamento per la calvizie.. Ma nelle donne ovviamente è diverso, poiché nella NOSTRA società moderna, l’uomo pelato può essere comunque bello e fico, ma la donna pelata no o quanto meno fa strana. Il dramma “sociale” è quindi maggiore per una donna che non per un uomo. In culture come in Africa dove è perfettamente normale che le donne si rasino i capelli a zero il problema avrebbe un significato completamente differente.

E lo stesso possiamo applicarlo a una marea di cose anche fuori dalla medicina. Nella mentalità comune, nella NOSTRA SOCIETA’ almeno fino a pochi anni fa, il tradimento femminile era più “grave”, più “doloroso” e meno accettabile di quello maschile tanto che per assurdo e in modo vergognoso l’adulterio femminile portava al carcere e quello maschile non era reato. E se beccavi la moglie con l’amante e la uccidevi si chiamava delitto d’onore. In altre società funziona ancora così.
Questo ha però determinato un cambiamento della mentalità per cui in effetti da parte delle donne c’era (e in parte c’è ancora) una maggior accettazione (per adeguamento sociale) del tradimento maschile che non il contrario ed è molto più facile che una donna single sia l’amante di un uomo sposato che non il contrario, e nessuno da del “troio” (scusate ma parlo esplicito) a un uomo che tradisce.

Bene, senza divagare, questo è esattamente quel che avviene con molte patologie. In paesi come l’Italia o altri paesi in teoria industrializzati e con benessere, il concetto di MALATTIA è ben diverso da quello che si ha dove si lotta per la vita o per mangiare, o si muore di malattie infettive che oggi a noi fanno quasi ridere e sembrano tanto lontane. Oggi a chi rubano la macchina pare di aver subito un danno incredibile dimenticando che molti manco l’asino hanno per muoversi. Perché ormai l’auto è entrata nel nostro “diritto di averla” e così anche la perfezione in termini di salute o l’aspirazione a vivere tutti fino almeno 90 anni, cosa che certamente non rientra tra le aspirazioni della stragrande maggioranza delle persone al mondo. Sapete ché l’Italia ha una aspettativa di vita media preceduta solo dal Giappone? E che sotto nella lista ci sono quasi 200 paesi e che per molti di loro l’aspettativa di vita media (ovvero quando in media si prevede di morire e quindi è accettabile statisticamente morire a quell’età) è inferiore a 50 anni?
E parliamo del 2016. Nel 1861 (unità di Italia ma anche anno in cui Meniere descrisse la… malattia di Meniere) la NOSTRA aspettativa di vita media italiana era 50 anni, circa come quella che oggi hanno molti paesi africani.
Sapete quanto tutto questo e il paese dove nasci o vivi o l’epoca può cambiare completamente il concetto di cosa è malattia e cosa no?

Oggi chi è in perfetta salute a parte acufeni o vertigini è un MALATO e io mi batto da anni per farvi capire che non è così. Se uno di voi incontrasse un suo antenato che vede morire tutti i giorni amici e parenti per infezioni che oggi basta prendersi l’Augmentin e tutto a posto, o a cui è morta la moglie di parto, o a cui sono morti non so quanti figli prima di vederne uno andare a scuola dicendo che siete affetti da un “male incredibile” e che state pensando al suicidio, o vi sputerebbe in faccia o vi farebbe il favore di ammazzarvi lui forse. Ma non serve prendere la macchina del tempo. Basta prendere l’aereo e andare dove le cose sono in parte ancora così.

O magari fare un salto in paesi dove solo pochi giorni fa ho sentito dire da una persona di cultura media che “Dio ha creato gli uccelli in cielo per mangiarli e siccome non scendono da soli bisogna ucciderli col fucile e la donna in funzione dell’uomo e per quello l’ha creata meno intelligente perché suo compito non è pensare. A quello deve provvedere l’uomo”. Molte (la maggior parte) di quelle donne accettano perfettamente questo, convinte che sia davvero così e guai a toccargli il marito… che la pensa così.

Ovvero è molto questione di tolleranza…base sociale.. epoca… cultura… e atteggiamento mentale.

Bene (meno male che non dovevo divagare ma credo sia servito)…

E adesso colleghiamo tutto questo al nostro tema. Sapete quanti vanno di corsa al pronto soccorso dopo tre ore di acufene che non passa pensando di avere un cancro al cervello o per una vertigine pensando di avere l’infarto, e quanti invece se ne fregano e vivono magari con acufeni tutta la vita senza manco andare dal medico perché ci sono mali peggiori…?
Sapete che in molti casi la maggior parte (anche se non tutti) i miei pazienti a parte qualche disturbo che accettano come comune come ipertensione, ipertrofia prostatica, reflusso o poco altro, hanno avuto fino a quel momento una vita incredibilmente SANA senza malattie perfino statisticamente meglio che la media.. ? Ma vale anche il contrario: se hanno superato un tumore grave ovvio che qualunque sintomo metta paura. Fino a che non stanno tranquilli sulla natura del sintomo.

Perché una hostess sorride tranquilla durante una turbolenza in aereo mentre magari qualcun altro si fa il segno della croce pensando già che precipiterà? Alla fine hanno volato tutti e due sullo stesso volo ma chi avrà “sofferto” quel volo e chi no? (esperienza)
Perché a me se viene una vertigine (e le ho avute) al massimo vado a vomitare e non mi pongo certo il problema del cosa capiterà domani…o di che strana malattia potrei mai avere, mentre un altro nel giro di tre giorni ha già fatto tre visite specialistiche e pure la risonanza magnetica.. (conoscenza)? Chi sarà stato più “ammalato” da quella vertigine?
E perché se domani mi tornasse dopo anni io penserei.. “mi sa che devo rallentare un attimo… ” , mentre qualcuno di voi penserebbe che allora non è servito a nulla curarsi visto che ha ancora vertigini e quindi una grave malattia che non gli darà mai pace…?
Perché alcune persone sono degli inguaribili ottimisti che sanno vedere il buono in tutto e altri sanno solo vedere le cose negative?
Perché alcuni se arriva qualche problema serio si rimboccano le maniche e cercano di risolverlo mentre altri si limitano a lamentarsi?

Un tempo si usava la religione come conforto. Ci arriva una disgrazia? E’ la volontà di Dio! Ottima giustificazione per non fare nulla.. tanto alla fine che faccia o no.. decide Dio, mica io. Tornando a quel che imparo dai miei viaggi sapete che è ancora così in molti posti al mondo? Sapete casa vuol dire “insciallah” la frase che tanto spesso ripetono i musulmani? “Se Dio Vuole”… Secondo molti (tutti?) i musulmani quel che avviene è comunque volontà di Dio. Noi siamo solo strumenti della sua volontà. Anche per un omicidio? “Si.. perché se io ti sparo e Dio non volesse la tua morte comunque tu non moriresti, lui devierebbe la pallottola o le impedirebbe di colpire organi letali”. E a poco serve spiegare quanto sia pericoloso ragionare così, con chi ha una visione “limitata” imposta da altri. Ma non era forse quello che avveniva durante il comunismo in Russia o il fascismo in Italia…? Si sposa il pensiero di qualcun altro in modo non critico per incapacità di averne uno proprio.
Ma non sorridete o non indignatevi per quanto appena detto. Il credere alla “sfiga” o alla volontà divina, il deresponsabilizzarsi, il credere che tanto non c’è nulla da fare, ma anche l’idea del complotto esterno, il colpevolizzare i medici cattivi, la ricerca del colpevole, il voler a tutti i costi trovare una causa esterna a noi stessi non è forse quel che avviene per la maggior parte dei pazienti che si lamentano o cercano disperatamente CAUSE, ma faticano ad accettar che forse…

“LA CAUSA PER CUI LA MEDIA HA SOLO DISTURBI OCCASIONALI E IO SOFFRO… POTREI ESSERE IO…” ?

Ovvero non il mio corpo che deve avere qualche anomalia o malattia o causa che nessuno riesce a individuare ma magari il mio carattere, la mia ansia, la mia paura, la mia debolezza, la mia fragilità, il mio abbattermi di fronte ai problemi, la mia ipocondria, il mio prendere tutto male, la mia mania di perfezione, il mio essere bipolare, ovvero gioire troppo e star male troppo, il mio rifiuto a capire e pensare demandando agli altri il dovermi spiegare semmai, il mio volere la salute a tutti i costi, il mio aver paura di non averla, il mio VIVERE MALE, al pari di quel passeggero il cui volo è stato un incubo mentre un altro o la hostess hanno affrontato quello stesso volo senza problemi.

“E se fossi IO il fattore predisponete che mantiene o fa recidivare la mia “malattia”?” – questo è quel che dovreste TUTTI chiedervi.

Voi direte..”caro Dott. La Torre, belle parole, ma se sto male occasionalmente e ne faccio un dramma ok, ma se sto male sempre o molto spesso, parla facile lei…”

Bene, ma qui scatta il problema… l’IDROPE E’ MALATTIA PSICOSOMATICA (o meglio STRESSOSOMATICA come mi piace dire ultimamente). Questo vuol dire che se al sig X arriva una vertigine e pensa… “ohibo’ mi gira la testa fammi mettere a riposo…” e un altro pensa già di avere un tumore o che ormai sia condannato inevitabilmente all’invecchiamento precoce e poi va in internet e scopre che nessuno ci capisce niente e incontra una “marea-di disperati-suoi-simili-figli-di-società-benestante-che-rifiuta-qualunque-disturbo-e-cura-pure-i-sani-chiamandola-prevenzione” il suo stress può solo aumentare, e questo può impedire la risoluzione dei sintomi o spiegarne la frequente recidiva…

Spostate l’attenzione dal corpo o dagli eventi esterni come causa alla mente o alla predisposizione individuale. Valutate quanto il problema sia l’intensità del disturbo o la vostra bassa o assente tolleranza nei confronti del disturbo stesso.

Voi non lo sapete forse ma un numero incredibile di pazienti anche solo dopo la lettura del mio sito o dopo la consulenza con me poi misteriosamente sta molto meglio, prima di aver fatto qualunque terapia. “Mi basta sentirla Dottore per stare già meglio”. Da quanti di voi lo ho sentito dire”? E non vi dice nulla questo su quanto ci sia di “testa” in tutto questo…?

Ovvio che questo non vuol dire assolutamente “sopportate e non curatevi”. ci mancherebbe pure.. Ok che la mia aspettativa di vita media è molto superiore (statisticamente parlando) come italiano ai 40 anni dello Swaziland,… ma mi dispiace per chi nasce nello Swaziland, io sono ben contento di poter vivere di più e stare bene e ovviamente se posso star bene .. voglio star bene, anche senza disturbi che se pur non mortali sono comunque fastidiosi.

La ragione di questo discorso è quella di rispondere alla domanda “Perché mi è capitato questo?… O.. “perché non se ne va?” o “perché mi è tornato dopo tanto tempo”.
E allo stesso tempo di farvi capire che se cercate una cura che riesca a farvi star bene a lungo, non rifiutate quella di curare anche la vostra ansia, il vostro carattere, i vostri debiti e crediti con la vita che state vivendo.

Pretendete di più da voi stessi non solo dalle cure. Guardatevi un pochino più dentro, non solo cercando un colpevole esterno a voi o una malattia misteriosa dietro.

E, come se dovete andare da Milano a Bergamo potete andarci in auto, treno, bus, bicicletta o volendo pure a piedi se avete voglia e tempo, ma se dovete andare da Milano a New York e avete fretta o prendete l’aereo o non ci arriverete mai, accettate serenamente l’idea che magari da soli non ce la potete fare, che una eventuale psicoterapia o altri sistemi sono validissimi e anzi necessari ma richiedono molto tempo e accettate serenamente magari la necessità di un aiuto farmacologico che non cambierà quella predisposizione che vi rende più suscettibili a star male, a far persister il disturbo o a farvi avere recidive più frequenti, ma può permettervi di superare una fase acuta, invece di cercare a tutti i costi cause esterne da trattare che mentre le cercate, intanto continuate a stare male inutilmente. E senza paura. Guardate la faccia della hostess mentre volate. Se lei che ha esperienza sta tranquilla, perché quella turbolenza dovrebbe farvi paura? E guardate i pazienti che con neurofarmaci (dati da me e i mie e alle dosi che prescrivo io, non altri o dati da altri e per altre ragioni) hanno esperienza mentre fate la terapia e me, che sono il pilota di quell’aereo, quando vi prescrivo qualcosa.
Ma allo stesso tempo chi vorrebbe vivere sempre su un aereo.. ? Quello è il tramite per andare da qualche parte, magari in vacanza, a qualche altra parte non il luogo dove vivere coì come lo è la mia terapia. Poi scendendo da quell’aereo alcuni si godranno il luogo di destinazione magari fregandosene se piove vedendo comunque tanti aspetti positivi in quella vacanza, mentre altri, soffriranno il fatto di aver beccato pure la pioggia e vivranno male. Ovvero il tramite (i neurofarmaci) spesso è indispensabile, ma non sarà mai sufficiente a creare una diversa suscettibilità allo stress se non cambia qualcosa in voi stessi.

E quando da adesso in poi cercherete di capire se esiste una relazione tra una CAUSA e i vostri disturbi provate a domandarvi se quella causa sia l’evento o lo stress correlato all’evento, fisico o psicologico e vedrete che alla fine è lo STRESS il problema comune, quell’elemento che vi accomuna e non l’evento. O meglio non lo stress che hanno tutti ma la reazione allo stress e all’evento stesso, (incluso la comparsa dei sintomi stessi) con maggior suscettibilità di alcuni rispetto ad altri.

idrope-terapiaValutate questa immagine. La parte a sinistra è quella che porta ai sintomi ma la parte a destra, che viene sottovalutata da tutti i medici e anche da molti pazienti può essere responsabile della loro persistenza e della frequenza delle recidive. anche dopo la miglior terapia se quei fattori non vengono corretti.

E se poco posso fare sul clima come fattore di stress, certamente molto si può fare e deve essere fatto per aumentare la fiducia, correggere la disinformazione, e trattare l’ansia e tutti quei fattori predisponenti che mantengono creando a loro volta nuovo stress , il circolo vizioso.

Andate anche a vedere questo sondaggio… e i suoi risultati, e partecipate se non lo avete ancora fatto.

https://idropenews.com/2015/01/24/causedistress/

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