I rischi del sostegno psicologico tra pazienti in alternativa alla ricerca di una cura

Perché io sono così contrario al “supporto” dei pazienti e al “sostegno” psicologico tra pazienti?

Prima di tutto non lo sono in senso assoluto. Lo sono quando questo diventa alternativa alla cura e quando il paziente preferisce chiedere sostegno e inserirsi nel vittimismo collettivo piuttosto che curarsi. E ora vi spiego il perché, dal punto di vista sociale, mini-sociale (familiare o proprio ambiente quotidiano) e individuale.


1. RISCHIO DI ACCETTAZIONE COLLETTIVA 

Dal punto di vista sociale ovvero di tutta la società, contribuisce a mantenere il concetto del non c’è cura perché la lamentela individuale alla ricerca di pietà invece che di soluzioni crea una tendenza al pessimismo. E’ un po’ quello che succede nella società politica quando tutti si lamentano ma ognuno individualmente accetta e non si ribella perché ritiene di non poter individualmente cambiare le cose. Ovvero porta al concetto di accettazione della sofferenza… che va benissimo se uno poi è capace di accettarla davvero ma non certo se poi si sta male.

DAL PUNTO DI VISTA SOCIALE IL RISCHIO E’ IL PESSIMISMO, E L’ACCETTAZIONE COLLETTIVA DELL’INEVITABILE. SE CI PENSATE BENE SAPETE CHE HO RAGIONE


2. RISCHIO DI STRAVOLGIMENTO DEI RAPPORTI PERSONALI

Dal punto di vista microsociale o del proprio ambito familiare, di coppia o affettivo crea alienazione dal rapporto per cui l’amico, quello che mi capisce, perchè sa quanto soffro è il paziente, mentre il non malato (seppur persona che ci ama e al quale stiamo a cuore molto più che a estranei con i quali si hanno rapporti magari solo in chat e mai visti) diventa “l’altro” “l’estraneo”.. “colui che non può capire la mia sofferenza”. E il medico stesso per quanto sia competente è, secondo questo ragionamento, un estraneo al proprio dolore in quanto non sa davvero cosa il paziente prova. Come se un ginecologo dovesse essere per forza donna per poter capire i problemi delle sue pazienti. Immagino che a questo punto chi ragiona così dovrebbe fidarsi solo di uno psichiatra con disturbi psichiatrici per farsi curare da lui. Sorridete pure ma se ci pensate bene ho ragione. Quanti sono felici di sapere che io ho acufeni (insignificanti e non fastidiosi e mai richiedenti di sicuro una cura) o ha avuto attacchi di vertigine, perchè “allora posso capire…”? Tutto questo è assurdo.

DAL PUNTO DI VISTA MICROSOCIALE IL RISCHIO E’ L’ALTERAZIONE DEI RAPPORTI INDIVIDUALI, PER CUI SONO PIU’ VERI AMICI I PAZIENTI NEI QUALI CI SI RICONOSCE CHE I VERI AMICI, O IL PARTNER, O I FAMILIARI. ALLARGATO AL MEDICO CHE DOVREBBE ESSERE UN AMICO UNO DELLA STESSA SQUADRA, QUESTO DIVENTA MENO AMICO DEI “SOFFERENTI” DEI QUALI CI SI FIDA DI PIU’ CHE DEL MEDICO STESSO. SE CI PENSATE BENE SAPETE CHE HO RAGIONE.


3. DIPENDENZA DALLA PIETA’ ALTRUI

Dal punto di vista individuale il paziente che utilizza il sostegno morale dei “co-sofferenti” come principale risorsa terapeutica diventa dipendente in quanto in effetti il sentirsi meno solo, il capire che altri lo capiscono e soffrono, crea dipendenza.. Il paziente diventa bisognoso di malati incurabili e non curati attorno a lui, più che di persone che invece sono felici e stanno bene. Paradossalmente più una cura funziona e tira fuori dalla lista del “malato disperato” singoli individui e più il paziente che si affida alla pietà e commiserazione come suo unico mezzo di cura è costretto a cercarne altri.. sentendo come estraneo colui che oggi non ricorda più quanto stava male. Quante amicizie nella vita reale si rompono perché seppur si fosse insieme sui banchi di scuola uno ha avuto successo e l’altro rimasto al palo? Agli estremi si arriva addirittura al risentimento nei confronti di chi ce l’ha fatta e lo potete vedere in molti gruppi dove si legge solo odio e disperazione e sofferenza ma nulla di costruttivo e dove chi porta una luce nuova viene isolato..invece di essere il benvenuto.
Si crea così una vera e propria dipendenza che porta il paziente a cercare sempre più la commiserazione che non la cura. Al pari della dipendenza dall’alcool o dalle droghe si scopre presto che questi possono alleviare il dolore ovvero funzionano, e si finisce per non poterne più fare a meno. E come un dipendente da alcool o droghe finisce per distruggersi in ogni piano perchè si appiattisce la capacità di combattere o fronteggiare i problemi in favore della soluzione “anestetica” (visto che temporanemente “funziona” nel ridurre la sofferenza”) rappresentata da alcool o droga spesso queste persone diventano “pusillanimi” (piccola anima) ovvero persone sempre più fragili e schiacciabili da tutto e non solo dalla loro “patologia”, tenendo presente che spesso tutto è cominciato proprio a causa di stress capace di battere la resistenza individuale che quindi è già compromessa.

A LIVELLO INDIVIDUALE LA CONSEGUENZA PUO’ ESSERE L’APPIATTIMENTO DELL’INDIVIDUO E LA DIPENDENZA DALLA PIETA’ E COMMISERAZIONE ALTRUI . SE CI PENSATE BENE SAPETE CHE HO RAGIONE.



4. VANTAGGIO SECONDARIO MICRO-SOCIALE

La condizione di “malato” e non siete “malati” ma avete dei disturbi, peraltro porta vantaggi secondari non indifferenti a livello del proprio ambito familiare che non si sarebbero altrimenti ottenuti. Il partner, marito, moglie o chi sta accanto è “costretto” a dare al paziente una maggior attenzione, perdonare di più e concedere quindi quel che non sarebbe concesso altrimenti a un soggetto “sano”. E’ difficile a quel punto dopo anni magari di questi “benefici” derivanti dalla patologia, rinunciarci. E in casi limite, la presunta soluzione alternativa, che non lo è affatto se non del tutto temporaneamente, della solidarietà dei “co-sofferenti” porta a vera e propria resistenza alla cura. E la formula benefici acquisiti grazie alla patologia nel propio ambito affettivo con supporto di pietà di “chi mi può capire” può sembrare la soluzione più facile piuttosto che la faticosa rinuncia al diritto di lamentarsi accettando che esista una cura. Sono a conoscenza di moltissimi casi individuali nei quali con certezza era chiaro che il paziente ha rinunciato alla cura o a proseguirla o ha perfino mentito sui risultati ottenuti in quanto ormai “troppo tardi” per cambiare l’equilibrio di vantaggio secondario creato dalla sua condizione.

A LIVELLO MICRO-SOCIALE LA CONSEGUENZA E’ CHE DIVENTA PIU’ DIFFICILE ACCETTARE LA RINUNCIA AI VANTAGGI SECONDARI ACQUISITI E MAGARI CONSOLIDATI: SE CI PENSATE BENE SAPETE CHE HO RAGIONE.



5. VANTAGGIO SECONDARIO SOCIALE.

Ma una delle cose più pericolose nell’identificare il co-sofferente come l’AMICO DEL QUALE CI SI FIDA PIU’ CHE DEGLI ALTRI E DEI MEDICI è la sempre più frequente tendenza alla autocreazione di leader dei sofferenti (i deboli hanno comunque bisogno di leaders) e questo porta persone altrimenti “perfetti signor nessuno” a cercare il successo personale diventando questi leader.. E allora ecco che ogni 1000 pazienti salta fuori un nuovo gruppo con un nuovo leader che si sente un nuovo messia o profeta in grado di educare le masse… E questi leader sono spesso persone in guerra con la medicina e i medici il cui obiettivo principale, (quando addirittura non hanno trovato il modo di farci i soldi e capita più spesso di quanto non sappiate, alleandosi a medici, scrivendo libri, o perfino offrendo abusivamente cure) è la persistenza del concetto che non c’è cura. Perché se poi ci fosse una cura, e i pazienti smettessero di cercare la compassione degli altri pazienti, loro tornerebbero ad essere “signor nessuno”.
Ovviamente in questi gruppi “volontariamente” vale il “facimm’ ammuina” ovvero facciamo confusione.. Non emerge nessuna vera terapia… ma solo ricerche e ricerche interminabili con il primo convinto che non emergerà nulla è il paziente stesso che ormai spesso non soffre più davvero perchè grazie al suo acufene o alle sue vertigini, lui che sarebbe altrimenti rimasto ai margini della società come uno tra i tanti, è diventato un noto e rispettato leader.

Questo fenomeno avviene in modo evidente, uscendo dalla medicina, nella religione cristiana dove (non in quella cattolica più vincolata a un forte potere centrale) si assiste a un continuo fiorire di nuove congregazioni con nuovi profeti e predicatori (in africa ad esempio è un fenomeno di una portata impressionante) che non dicono assolutamente nulla se non invitare alla accettazione del volere di Dio. In Zimbabwe ho assistito a 5 ore di predica (stavo crepando ma ero stato invitato e non potevo andarmene) allucinante condita da continui “ricordate che siamo Africani, non ci hanno creato per essere ricchi… noi siamo e resteremo sempre poveri, ma la nostra forza non è il denaro ma la fede nel nome di Gesù.. smettetela di desiderare i beni terreni.. o di avere ambizioni”, seguito da richieste di denaro per mantenere la chiesa però e da finti miracoli ( immagino finti… altrimenti andate in Africa a farvi curare). Signori nessuno un po’ più svegli della media, diventati “importanti” grazie alla incapacità di crescita e obiettiva valutazione dei loro fedeli “personali” ai quali insegnano ad … accettare.

A LIVELLO SOCIALE IL BISOGNO DI PIETA’ E COMMISERAZIONE E IL CERCARE AGGREGAZIONE E CONGREGAZIONE TRA SOFFERENTI PORTA ALLA AUTOCREAZIONE DI PAZIENTI-LEADER CHE HANNO TUTTO L’INTERESSE A MANTENERE LO STATO ATTUALE DI DISPERAZIONE SOCIALE O PERDEREBBERO IL LORO RUOLO CHE LI HA TRASFORMATI DA SIGNOR-NESSUNO A LEADER IMPROVVISATI E AUTOCREATI.
SE CI PENSATE BENE SAPETE CHE HO RAGIONE.

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