Cosa mantiene i benefici della cura anche dopo che si sospende la terapia?

Come funziona la mia terapia quando si smette di farla? Cosa mantiene i benefici della cura anche dopo che si sospende la terapia? E al contrario perché molti pazienti possono avere a distanza di tempo recidive?

Per capire questo discorso bisogno far riferimento a questa immagine.

idrope-terapia

Guardate la parte a destra e vedrete che alcune componenti (insufficiente fiducia, disinformazione) generalmente non si possono più ripresentare o sono ridotti di importanza se con la mia terapia e la mia assistenza avete ottenuto i risultati sperati…  e se finalmente siete stati, informati, soprattutto quando tanti “gufacci” (medici e non) prima di me quei risultati ve li avevano negati come possibili.

Informazione, fiducia piena e rapporto medico/paziente continuano sempre anche quando non state prendendo più farmaci e se anche mancano i sintomi, questo comporta una ovvia ed evidente riduzione dell’ansia specifica correlata alla malattia…

Ma nella maggior parte dei casi il vostro stress NON DERIVA SOLO DAI VOSTRI SINTOMI che ansi spesso ne sono conseguenza più che causa.. ma semmai dalla persistenza di problemi esterni (familiari, personali, lavorativi ecc ecc) e soprattutto dalla persistenza della vostra suscettibilità allo stress… fragilità emotiva ecc ecc… Ricordate infatti che l’elemento chiave siete voi e la vostra maggior o minor reattività allo stress più che non l’evento stressante stesso… al quale comunque prima o poi, in un modo o nell’altro, in una forma o nell’altra, siamo tutti esposti…

Certamente non possiamo far nulla per lo stress climatico e atmosferico peraltro… o semplicemente evitare lo stress…  Certamente utile è però continuare a bere tanto quale terapia specifica anti-ADH e intervenire a trattare le eventuali piccole ricorrenze quando necessario.

Ma purtroppo o per fortuna, moltissimi di voi usano i sintomi di cui mi occupo e che curo come alibi, ovvero gli imputano come capro espiatorio i propri problemi di ansia per cui i risultati ottenuti lasciano il paziente per un certo periodo più o meno lungo (ricordate che sto generalizzando) in un euforistico stato di benessere…

Ma poi, e qui sta la gran differenza, mentre alcuni usano questo stato di benessere quale dimostrazione che le loro paure di male incurabile erano nonostante tutto (e TUTTI) del tutto infondate, per risollevarsi in tanti sensi e aprire nuovi capitoli della propria vita con un diverso modo di viverla, altri, dopo un tempo più o meno variabile, riprecipitano nella condizione di “vittime dello stress”  e questo riattiva il loro punto debole (l’idrope nel nostro caso, ma guardate che questo vale per ogni disturbo psicosomatico)… e le differenze inter-individuali continuano… Qualcuno spaventato perde fiducia piena (dimenticando che nessuno aveva promesso guarigione) cerca alternative a me e cure definitive (che non trova) da cui la nuova disinformazione… la nuova ansia (o meglio il suo mostrarsi) ecc…  Molti altri per fortuna fanno subito ricorso a me e MOOOLTO SPESSO e lo sanno in molti perfino senza alcuna terapia basta la mia opera di tranquillizzazione, magari anche con un semplice scambio di messaggi su whatsapp, a rimettere subito a posto tutto.

In altri casi serve rifare per qualche giorno terapia…e magari un cortisone…
In altri ancora serve ricominciare con i neurofarmaci…

Ma poi dopo eventuale recidiva le differenze diventano ancora maggiori.
Mentre alcuni pazienti avendo ulteriormente confermato il valore della terapia avendo rapidamente spento ancora una volta il problema si rinforzano sempre di più tanto da diventare “vaccinati” nei confronti del problema… che non è più capace di innescare nuova ansia specifica…
Altri fanno un continuo dentro e fuori dal tunnel… sentendosi spaventati, fragili e deboli esattamente come la prima volta, dimenticando tutto quel che è stato fatto di positivo fino a quel momento e i benefici raggiunti e concentrandosi solo sull’attuale star male.

E a questi che gli facciamo? Questi sono i casi per i quali il supporto psichiatrico vero, ovvero psicoterapia e terapia protratta con neurofarmaci magari anche a basso dosaggio diventano necessari. Ma a quel punto non è corretto che sia solo io a seguire il paziente dal punto di vista psichiatrico… Serve un vero specialista del settore.

Infine ci sono quelle situazioni specifiche dove il paziente non sarà mai davvero fuori fino a che non avrà risolto un problema specifico e a volte, la vera cura, la fa l’arrivo di un figlio tanto atteso, o al contrario una separazione da tempo voluta, o quel cambio di lavoro sognato da tempo senza averne il coraggio… o a volte anche solo imparare a dire NO a qualcuno al quale per anni ingoiando il rospo si è detto sempre di SI…

Qui purtroppo anche psicoterapia e farmaci possono solo offrire un aiuto temporaneo… e magari la forza di cambiare qualcosa… che si può trovare solo in sé stessi…

2 Replies to “Cosa mantiene i benefici della cura anche dopo che si sospende la terapia?”

    1. Non lo avrei dovuto pubblicare anche perché completamente fuori tema ma visto che la metti sul piano pubblico e in quanto oltre che paziente medico rispondo pubblicamente. Dopo la prima consulenza fatta quattro anni fa, sparisci totalmente e ti ripresenti dopo quattro anni dicendomi tra l’altro che stai facendo la terapia ancora di testa tua senza aver mai fatto un controllo. Oltretutto ci sono anche problemi da valutare per fare la terapia e hai pure il coraggio di criticare che sono duro (e ci mancherebbe) e sbrigativo… (e che ti aspettavi pure le coccole.. ?)

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