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L’ “imbuto” diagnostico delle sindromi vertiginose

La diagnosi delle vertigini recidivanti o ricorrenti soggettive si perde in una marea di parole e sindromi e sindromette trasformando un disturbo facile da capire a facile da curare rapidamente in una odissea diagnostica per il povero paziente ma la verità è che…


Malattia di Meniere   Vertigine da otoliti  Vertigine da ATM  Cupololitiasi
Sindrome di Meniere    Sindrome di Minor Sindrome Menieriforme
Vertigine vestibolare  Vertigine soggettiva Vertigine da CCSVI
Neurite vestibolare Colpo di frusta Vertigine emicranica
 Vertigine vascolare  Sindrome di Lermoyez  Cervicale   
Vertigine psicogena   Insufficienza vertebrobasilare
Vertigine periferica Vertigine posturale
     Vertigine oggettiva Vertigine centrale
Labirintite
ecc.. ecc..

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IDROPE


…tutte le vertigini recidivanti e tutte le forme di disequilibrio soggettivo (che non è vera instabilità e non è una invenzione del paziente ovvero una vertigine psicogena)  sono sempre l’espressione di una errata, illusoria falsa sensazione di movimento dello spazio circostante rispetto al nostro copro o del nostro corpo rispetto allo spazio circostante  derivante dall’asimmetria di stimolo esercitata da un eccesso di liquidi (IDROPE ENDOLINFATICO) all’interno del labirinto sui recettori vestibolari sani, integri e in grado di poter informare dell’orecchio interno (ampolle dei tre canali semircolari o macule vestibolari del sacculo o dell’utricolo.

Non esiste nessun altro organo o sensore o recettore nel nostro corpo in grado di fornire questa informazione errata o di produrla. La vista e il sistema propriocettivo  (sensori di muscoli e articolazioni), quest’ultimo peraltro in modo decisamente minore rispetto alla vista, possono compensare una lesione vestibolare ma non sono in alcun modo in grado da soli di produrre vertigine. Il sistema nervoso centrale (cervello e cervelletto) elabora e percepisce questa informazione che perviene attraverso il nervo vestibolare e mette in atto movimenti di risposta errati (ma congrui con l’informazione errata che riceve dall’orecchio interno) da cui il nistagmo (più o meno evidente), l’eventuale sbandamento reale per variazioni del tono muscolare, la percezione di vertigine e la reazione del sistema neurovegetativo (la cui genesi è ancora non chiara) che può comportare nause, vomito ecc,  ma non è in alcun modo in grado di prodursela da solo.

Pertanto non esistono vertigini recidivanti centrali o neurologiche o provenienti da sedi diverse dal labirinto posteriore all’interno dell’orecchio interno. Le lesioni del tronco dell’encefalo e del cervelletto determinano VERA instabilità (atassia) e incoordinazione, e non vertigine che è una percezione non reale (seppur possa essere “realmente” fastidiosa per il paziente) non corrispondente a vero movimento dell’ambiente o del nostro corpo.
E non esistono vertigini da otoliti che sono solo una leggenda tramandata da anni senza alcun fondamento e che si regge sull’impossibile presunzione terapeutica di riuscire a fare rientrare gli otoliti in una massa gelatinosa all’interno della macula da cui si sarebbero staccati. La manovra funziona spesso ma perché smuove forse liquidi o per chissà quale altro motivo non certo gli otoliti.

E non esistono vertigini recidivanti da danni permanenti dei recettori labirintici poiché un recettore danneggiato non invia NESSUNA informazione e non una informazione sbagliata. Un eventuale danno permanente deve avere un momento evidente di esordio con sintomi eclatanti ed importanti esitanti in una VERA instabilità prolungata a progressivo recupero grazie al compenso vestibolare, ma non può essere recidivante  (salvo l’improbabile ipotesi di avere una lesione da un alto e successivamente a distanza di tempo una dell’altro, il che sarebbe davvero un problema, o l’ancor più inverosimile ipotesi di danni selettivi a singoli recettori in tempi diversi, ma persino in questi i casi i sintomi si presenterebbero in maniera diversa).

Infine non esiste la Malattia di Meniere ma esiste la Sindrome di Meniere che corrisponde a una definizione clinica circa la presenza nella vita del paziente anche non in associazione contemporaneo o simultanea di almeno due episodi di vertigine oggettiva rotatoria, almeno due episodi di acufene fluttuante o acufene persistente, almeno due episodi di ipoacusia neurosensoriale fluttuante – recidivante o ipoacusia neurosensoriale persistente, ed eventuale fullness. Non eiste la sindrome menieriforme. O la definiamo Sindrome di Meniere o non la definiamo Sindrome di Meniere, senza forse o “sembra quasi”.. Ma avere o non avere la Meniere non significa proprio nulla dal punto di vista della diagnosi, prognosi o terapia.
Ma non esistono cure per le definizioni. Esistono cure per le cause sottostanti dei sintomi, e la causa sottostante le vertigini della sindrome di Meniere è l’idrope (e almeno questo lo sanno tutti!). Vedete qui (www.drlatorre.info/meniere) se interessati in particolare alla sindrome di Meniere.

 

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Risultati della terapia e altre valutazioni su consulenza, terapia e assistenza

Da qualche tempo è operativo e perennemente disponibile on line un questionario dove i miei pazienti possono riportare il loro giudizio sui risultati della cura secondo un criterio di valutazione soggettivo in una scala da 0 a 5 dove lo 0 sta per l’assenza completa di miglioramenti e il 5 per la totale risoluzione del problema (a breve termine) e numerosi altri parametri come nell’esempio in figura.

Ovviamente come ogni indagine statistica lasciata alla valutazione soggettiva ha le sue distorsioni ed errori ma su larga scala i risultati sono compatibili con quelli che a me risultano dall’esperienza quotidiana con i pazienti e quindi nella media si tratta di risultati relativamente affidabili.
Se siete miei pazienti e perfino se  non avete mai fatto terapia o anche se solo vi siete iscritti al sistema di prenotazione senza aver fatto nemmeno la consulenza siete invitati a partecipare poiché ci sono domande anche qualora non sia stata fatta terapia con me. Intanto riporto qui alcuni esiti parziali per i sintomi principali di cui mi occupo (acufeni, vertigini, ipoacusia neurosensoriale, fullness, “acufene” pulsante, iperacusia), tutti giudicati erroneamente misteriosi e intrattabili dalla maggior parte degli specialisti e la valutazione dei pazienti sulla consulenza, sull’assistenza ricevuta, sulla difficoltà della terapia (in scala inversa ovviamente dove 0 indica nessuna difficoltà).

Per compilare il questionario potete accedere dal link
docs.google.com/forms/d/1wwWIx771SoQz6xwBbPO0NDaPqcTwB_Dr5-c1XN7lmxY/

Sebbene ben pochi pazienti riferiscano la totale risoluzione completa e questo non è peraltro nemmeno il mio obiettivo purché il paziente stia bene e non abbia alcun fastidio, come potete vedere i risultati sono decisamente buoni.

Per le vertigini recidivanti, di qualunque tipo e il disequilibrio cronico poi la situazione e ancora migliore, come è logico attendersi dal fatto che tutte le vertigini sono da idrope e quindi trattabili anche se pare che gli specialisti ancora non lo abbiano capito.

La perdita di udito è certamente il sintomo più difficile da gestire ma non certo impossibile come vi viene raccontato da chi vuole vendervi protesi acustiche, visti i risultati brillanti in termini di recupero spesso anche totale o quasi che si ottengono con la cura dell’idrope.

La sensazione di orecchio chiuso o bloccato non è mai espressione di danni permanenti e l’efficacia della terapia lo conferma. Molti peraltro sono in avvio terapia e spesso la fullness si sblocca in fase più avanzata della terapia a stadi.

Sorprende perfino me il buon risultato sull’iperacusia (fastidio per i rumori esterni), sintomo nemmeno totalmente da orecchio interno e da idrope, in quanto la quota psicologica o cerebrale comunque trattata con la ia terapia, gioca un ruolo importante

Non è un vero acufene ma la fastidiosa percezione del proprio battito cardiaco nell’orecchio. Non è affatto raro come dicono ma non è da idrope, nemmeno un sintomo da orecchio e nemmeno ne conosciamo le cause precise. Ma si cura con la terapia anti-idrope.

Da anni ormai più che puntare a migliorare ulteriormente i risultati il mio obiettivo primario è quello di rendere la terapia sempre più semplice e seguibile senza stress per periodi peraltro di solito brevi. (0= nessuna difficoltà 5= molto difficile)

 

Questo l’apprezzamento, decisamante gratificante,  dei pazienti per la prima consulenza ricevuta considerando poi che la maggior parte di queste consulenze sono avvenute in audiovideo senza che il paziente dovesse nemmeno spostarsi da casa sua.

Anche l’assistenza continua a distanza offerta al paziente mediante skype, whatsapp o mail, anch’essa senza che il paziente debba spostarsi e peraltro senza alcun costo successivo si conferma decisamente gradita.

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Come si fa la diagnosi dei disturbi dell’orecchio senza ricorrere agli esami e cosa possiamo sapere già dai sintomi? (e cosa non possiamo sapere comunque?)

Sebbene tradizionalmente per la diagnosi dei disturbi da orecchio (quando gli specialisti arrivano poi a capire che è sempre l’orecchio) si tenda a ricorrere ad esami, la verità è che nella maggior parte die casi questi non sono necessari e questo è il motivo per cui io ormai da anni posso benissimo seguire i pazienti mediante consulenze audiovideo.

In questo articolo esaminando ogni disturbo e sintomo che può originare dall’orecchio (in toto, esterno medio e interno) e con una premessa di carattere generale sul significato della diagnosi vedremo cosa si può diagnosticare senza esami e dove invece gli esami, o la valutazione diretta dell’orecchio hanno un ruolo o addirittura sono indispensabili.

IL CONCETTO DI DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Con questo termine intendiamo l’individuare la diagnosi corretta tra le “POSSIBILI DIAGNOSI ALTERNATIVE”.  Bene.. scoprirete leggendo qui che per alcuni tipi di disturbi non esistono alternative e che la diagnosi possibile è una sola. Non deve essere considerato diagnosi differenziale ad esempio domandarsi se un acufene viene dall’orecchio o dal fegato, o dalla cervicale, visto che questi ultimi due mai potrebbero dare acufeni.  Sarebbe come domandarsi se una donna può avere un disturbo derivante dalla prostata. Esami a tappeto per studiare l’intero corpo umano mostrano solo l’ignoranza di base di chi li richiede.  Sarebbe come se vi dicessi di trovarmi su una cartina dove si trova lo stato del Bhutan (posto meraviglioso peraltro) dicendo che si trova in Asia, e voi girate il mappamondo guardando tutti gli stati di tutti i continenti per cercarlo, solo perché manco sapete cos’è o dove si trova l’Asia. Le basi.. in medicina sono importanti. Se un medico manco sa dove come è fatto e come funziona il corpo umano, può aver gran fama di medico sapiente o di professorone ma di fondo resta un ignorante.


 

Parte I – Concetti generali

UNA DIAGNOSI O PIU’ DIAGNOSI? IL NESSO CRONOLOGICO NON GIUSTIFICA LA DIAGNOSI UNICA.

E chi lo ha detto che un paziente che presenta più sintomi o disturbi debba avere per forza una causa unica alla base di tutto? Uno dei più grossi errori della medicina  è quello di cercare di arrivare ad una diagnosi esclusiva unica per tutto, dimenticando che il paziente può avere più cause o meccanismi che potrebbero essere correlati tra loro ma anche completamente scollegati. Ciascun sintomo o disturbo va considerato e analizzato in modo individuale salvo poi effettuare una sintesi finale. Se un paziente ha acufene e prurito all’orecchio, poiché ad esempio il primo non deriva MAI dall’orecchio esterno e il secondo deriva sempre e solo dall’orecchio esterno, è ovvio che non possiamo accorparli in una unica diagnosi cercando una eventuale patologia unica, che non troveremo mai, che si presenti con entrambi i sintomi. Ma il prurito potrebbe essere conseguenza del fatto che il paziente convinto che l’acufene derivi da orecchio sporco abbia insistentemente pulito l’orecchio esterno lesionando la pelle con conseguente infezione e prurito ed ecco che allora i due eventi si ricollegano anche cronologicamente ma restano legati a due cose del tutto differenti. Un altro esempio potrebbe essere la comparsa di vertigini precedute sempre da dolori alla cervicale. Entrambi i disturbi hanno dietro un meccanismo secondario allo stress, l’idrope nel caso delle vertigini e la contrattura muscolare dei muscoli estensori del collo nel caso del dolore cervicale. Esiste quindi un elemento in causa comune e una terapia antistress che agisca sulla causa comune può giovare ad entrambi ma poi i disturbi sono completamente separati in termini di sede e meccanismo e curando un sintomo (ad esempio dando antidolorifici per il dolore cervicale o con un massaggio locale) non si ottiene assolutamente nulla sull’altro… visto che non esiste alcuna correlazione reciproca uni- o bi-direzionale causa-effetto tra i due disturbi.

Di base ricordate che un sintomo non CREA un altro sintomo, senza passare per un meccanismo in causa che può essere lo stesso o differente.

Inoltre, non bisogna dimenticare che a volte un determinato meccanismo è a sua volta sostenuto da un altro, a sua volta stimolato da una eventuale causa primaria, che magari nemmeno è più presente ma ha lasciato conseguenze. E’ il caso dello stress in relazione a molti disturbi dell’orecchio. Ma lo stress non è LA CAUSA primaria.. bensì parte del meccanismo che porta ai sintomi.

DOBBIAMO CURARE DISTURBI NON DEFINIZIONI O SINDROMI

Quando parliamo di orecchio (ma questo vale per molti altri settori della medicina) uno degli errori più comuni è quello di saper fare diagnosi solo se i sintomi si presentano in associazione tra loro sotto forma di sindrome cosa che avviene sui libri e non nella vita reale. Un caso tra tutti la malattia o sindrome di Meniere. Quando poi qualcosa non torna rispetto al quadretto da manuale imparato sui libri (che non insegnano la medicina, la quale si impara con i pazienti) si inventano altre sindromi e sindromette varie… (per le vertigini ne abbiamo a dozzine) inesistenti.  I sintomi vanno capiti a uno a uno e trattati individualmente e non accorpati in una diagnosi da manuale…

COSA SIGNIFICA FARE UNA DIAGNOSI? MA LA DIAGNOSI CI SERVE SEMPRE PER PROPORRE UNA TERAPIA?

Fare una diagnosi “completa” significa essere in grado di rispondere a tre domande:

  1. Qual’è l’apparato e nell’ambito di questo l’organo e nell’ambito di questo l’eventuale parte di quell’organo responsabile di quello specifico sintomo o disturbo? (organo di origine)
  2. Qual’è la causa primaria all’origine del tutto? (eziologia)
  3. Con quale meccanismo questa causa primaria porta al disturbo o sintomo? (patogenesi)

Bene, o meglio male… nell’ambito di molti disturbi in medicina e anche dei disturbi dell’orecchio in particolare questa risposta così completa non la sappiamo e non la possiamo dare.

La buona notizia è che in realtà molte volte non ci serve nemmeno perché siamo in grado lo stesso di curare anche senza sapere o individuare tutto. Si chiama criterio ex-juvantibus ovvero..  ottenere una diagnosi a posteriori dall’efficacia della cura. E’ criterio in realtà moto pericoloso se usato in modo non corretto che porta spesso ad attribuire remissioni spontanea in coincidenza con la terapia e terapie di per sé inutili o che sono state utili ma in modo indiretto.

Una terapia può infatti essere diretta sull’organo, indipendentemente da eziologia o patogenesi (come è il caso di molte terapia chirurgiche ad esempio), sull’eziologia, (ad esempio per terapie farmacologiche mirate), o sulla patogenesi. In quest’ultimo caso pur non sapendo la causa se conosciamo il meccanismo possiamo agire su quello, indipendentemente dalla causa che ha attivato quel meccanismo.

A volte non possiamo sapere nemmeno quello, nemmeno avere la certezza sul meccanismo.

E non sempre tutte le possibili diagnosi sono effettivamente trattabili il che a volte ci costringe a proporre una possibile terapia unica, quando non siamo in grado di sciogliere il dubbio diagnostico, né con esami né senza.

Questo è quasi sempre  il caso con i disturbi di cui mi occupo.
“Non potendo effettuare terapia specifica sulla SEDE – che conosco ma non è modificabile direttamente – né sulla CAUSA primaria – che non conosco – agisco sul MECCANISMO, certo o possibile, ma comunque unico trattabile, con il quale la CAUSA primaria – che non conosco – genera o ha generato il sintomo nella SEDE che conosco ma sulla quale non posso agire direttamente”.

Sembra uno sciogli-lingua  ma è grazie a questo concetto che sono in grado di curare tanti pazienti giudicati intrattabili solo perché… non conosciamo la causa.

Ad esempio se ho un paziente con una ipoacusia neurosensoriale sono perfettamente in grado di affermare che il problema è l’orecchio interno (confermandolo con un esame audiometrico magari) ma non posso agire su questo direttamente con una asportazione chirurgica dell’organo malato che allora sarebbe poi completamente sordo da quel lato. Non sono assolutamente in grado di conoscere l’eziologia primaria ovvero il perché davvero gli è venuto questo problema, e se mancano fluttuazioni o variazioni dell’udito, nemmeno di dire se ci sia un danno permanente o no. Ma poiché esistono solo tre possibili alternative (ovvero che abbia un danno permanente non trattabile o che abbia una condizione reversibile con la terapia o che abbia una combinazione di entrambi) che altro posso fare se non la terapia della condizione reversibile, sperando funzioni visto che il danno permanente comunque non è trattabile in alcun modo? Che senso ha rifiutare al paziente il tentativo di cura solo perché non posso avere una diagnosi di certezza assoluta nemmeno sul meccanismo, per non parlare della causa primaria, peraltro spesso non trattabile comunque in quanto evento pregresso e già verificatosi?

UN ORECCHIO PER LATO? NO, TRE!

Ai fini della diagnosi dovete dimenticare per un momento il concetto di orecchio come organo unico ma capire che l’orecchio è da un punto di vista della embriologia (come si sviluppa) e della patologia, formato da tre zone distinte, orecchio esterno (in relazione con il mondo esterno e di fatto, simile alla pelle e con patologie simili), medio (in relazioni con il naso e la gola e l’apparato respiratorio e pertanto affetto da patologie simili) e interno.  Guardate cinque minuti questo mio video se non lo conoscete prima di passare alla seconda parte di questo articolo.


PARTE II – Diagnosi differenziale dei singoli disturbi

DOLORE ALL’ORECCHIO  (Termine medico = OTALGIA)

  • SEDE: Può derivare anche da sedi diverse dall’orecchio perché a volte dolore derivante dalla gola, dai denti  o dall’articolazione temporo-mandibolare ad esempio può essere percepito come proveniente dall’orecchio. Quando deriva dall’orecchio però non è mai dall’orecchio interno ma solo dall’orecchio esterno o medio, sebbene il senso di pressione (fullness) possa a volte essere riferito erroneamente come dolore.
  • MECCANISMO: la causa del dolore originato nell’orecchio medio o esterno è quasi sempre di tipo infiammatorio (OTITE ESTERNA o OTITE MEDIA) e spesso di tipo infettivo da batteri (sensibili agli antibiotici) o talvolta da virus. Le infezioni da funghi dell’orecchio esterno generalmente non sono molto dolorose.
  • CAUSA PRIMARIA: Spesso non la possiamo individuare ma non sempre è necessario
  • COSA SERVE PER LA DIAGNOSI? La visita dello specialista guardando l’orecchio è in questo caso indispensabile.

PRURITO

  • SEDE: Può derivare solo ed esclusivamente dall’orecchio esterno sebbene non necessariamente il problema è solo localizzato in quella sede ma mai dall’orecchio medio o mai dall’orecchio interno
  • MECCANISMO: Infiammazione non infettiva, infezione (sopratutto da funghi), eczema, allergia o semplice irritazione o malattie diffuse della pelle che si manifestano ANCHE nell’orecchio.
  • CAUSA PRIMARIA: Spesso non la possiamo individuare ma non sempre è necessario
  • COSA SERVE PER LA DIAGNOSI? La visita dello specialista in questo caso è indispensabile ma a volte per la terapia ci capiscono più i dermatologi che non gli otorinolaringoiatri.


ABBASSAMENTO DELL’UDITO (termine medico IPOACUSIA)

  • SEDE: Può derivare solo ed esclusivamente dall’orecchio ma nell’ambito di questo da ogni sezione (orecchio esterno, medio interno).
  • MECCANISMO: Molteplici ma diversi per le diverse forme (ipoacusia trasmissiva o neurosensoriale). Ad esempio otiti, tappo di cerume, catarro dell’orecchio medio o otosclerosi sono responsabili di ipoacusia trasmissiva (da difetto di amplificazione) che si manifesta solo con riduzione del volume percepito, mentre una ipoacusia da idrope o da danno permanente delle cellule ciliate o del nervo acustico comporta anche una alterazione qualitativa dell’udito, il che già permette spesso di distinguere di solito le due cose senza ricorrere a un esame audiometrico.
  • CAUSA PRIMARIA: Spesso non la possiamo individuare ma non sempre è necessario.
  • COSA SERVE PER LA DIAGNOSI? Sopratutto riflettere sulle caratteristiche del disturbo. Ad esempio un tappo di cerume può dare ipoacusia solo in modo improvviso e con una alterazione solo del volume come per ogni ipoacusia trasmissiva, e mai fluttuante. L’ipoacusia da otosclerosi è sempre lentamente progressiva e mai fluttuante o reversibile spontaneamente. L’ipoacusia da danni permanenti delle cellule ciliate (intrattabile se non con il ricorso a protesi acustiche) è obbligatoriamente indipendentemente dall’esordio improvviso o progressivo, mai fluttuante o spontaneamente reversibile. L’ipoacusia da idrope invece può essere fluttuante  o anche apparentemente persistente.
    Ai fini pratici sebbene l’esame audiometrico sia sempre utile a quantificare la perdita e anche mediante l’esecuzione corretta dell’esame comparando la via aerea alla via ossea, a distinguere ipoacusia trasmissiva o neurosensoriale (cosa spesso già possibile con la valutazione dell’aspetto qualitativo/quantitativo del problema) conta molto più quanto riferisce il paziente che non cosa dice l’esame nel senso che è ipoacusia il disturbo riferito dal paziente, non la presenza di riduzioni nell’esame magari solo per alcune frequenze, delle quali il paziente nemmeno si rende conto.
    Nel trattare una ipoacusia ai fini pratici peraltro dobbiamo valutare se serve anche trattamento per altri disturbi dell’orecchio interno, nel qual caso non mi servono esami perché come vedremo tra poco acufeni e vertigini non possono mai derivare da altra sede e comunque, quindi, non potendo trattare danni permanenti, per quanto detto sopra nelle premesse generali, posso procedere con la cura dell’idrope anche senza esami dovendo comunque trattare altri sintomi con la stessa terapia. Salvo poi chiederli quando magari una volta trattato con successo acufeni e/o vertigini il problema ipoacusia persistesse ed è allora indispensabile evitare di proseguire terapie per idrope quando magari il problema residuo è una otosclerosi… che però non può dare a sua volta acufeni o vertigini.
    L’esame audiometrico diventa indispensabile invece per la quantificazione della perdita uditiva in caso si debba ricorrere a protesizzare l’orecchio.
    Altri esami possono rendersi necessari per situazioni specifiche come l’impedenzometria e i potenziali evocati uditivi, ma in generale per poter mettere il paziente in terapia quando l’ipoacusia non è l’unico sintomo da trattare (nel qual caso l’esame di conferma mi serve) posso avviare tranquillamente terapia senza alcuna conferma diagnostica per quanto detto sopra.
    Ogni ipoacusia neurosensoriale monolaterale (da un solo lato) o fortemente asimmetrica richiede anche i potenziali evocati uditivi o una risonanza magnetica per escludere un possibile neurinoma dell’acustico, evenienza comunque molto rara.

SENSO DI PRESSIONE NELL’ORECCHIO O DI ORECCHIO CHIUSO (definito con termine inglese FULLNESS)

Nota: anche se qui li accorpo di solito il senso di pressione vero e proprio, di spinta, è quasi esclusivamente dovuto all’idrope mentre quanto segue vale per il senso di orecchio chiuso o bloccato, sintomo “fisico” che sebbene possa associarsi a ipoacusia va ben distinto dalla riduzione dell’udito. Ma siccome i pazienti spesso faticano a distinguere pressione da orecchio chiuso i due disturbi vengono accorpati con il termine FULLNESS.

  • SEDE: Può derivare solo ed esclusivamente dall’orecchio ma da tutte e tre le sezioni (esterno, medio, interno) sebbene per ciascuna con specifiche caratteristiche e per specifici disturbi e non per altri.
  • MECCANISMO: Tappo di cerume per l’orecchio esterno. Versamento catarrale, per l’orecchio medio. Idrope per l’orecchio interno. Transitoriamente può derivare da momentanea variazione della pressione dell’orecchio medio anche senza significato patologico.
  • CAUSA PRIMARIA: Spesso non individuabile ma non è necessario.
  • COSA SERVE PER LA DIAGNOSI? Prima di tutto riflettere e poi un eventuale esame impedenzometrico che io non richiedo se devo comunque trattare altri sintomi esclusivamente da orecchio interno (vertigini, acufeni) per quanto detto sopra sulla ipoacusia associata ad altri sintomi. Quando la fulness è l’unico sintomo comunque o quando l’unico sintomo associato è l’ipoacusia non metto mai il paziente in terapia senza aver richiesto esame audiometrico e impedenzometrico. Se l’impedenzometria è normale… è idrope senza altri dubbi.
    Già solo pensare fa però fare nella maggior parte dei casi diagnosi di fullness da idrope e non da tappo di cerume o catarro, i quali non si possono presentare senza ipoacusia trasmissiva associata. Nel caso del tappo di cerume poi l’esordio deve obbligatoriamente essere improvviso. Solo l’idrope si può manifestare come fullness fluttuante ovvero che va e viene spontaneamente anche nel giro di poco tempo.

PERCEZIONE DI RUMORE NON INTERMITTENTE COSTANTE O INCOSTANTE, VARIABILE O MENO TIPO FISCHIO, RONZIO, FRUSCIO, SIBILO ECC… (unica cosa che dovrebbe essere definita ACUFENE anche se la maggior parte dei medici non lo ha ancora capito)

  • SEDE: Può derivare solo ed esclusivamente dal complesso orecchio interno – nervo acustico e mai da altre sedi visto che si tratta di un segnale bio-elettrico che non può prodursi altrove e non vero rumore. Ho fatto un video (lo trovate anche sul sito) apposta per spiegare questo oltre ad  avere spiegato bene il perché sul sito stesso. www.drlatorre.info 
  • MECCANISMO: Due soli meccanismi possibili da soli o in combinazione. O idrope o un danno permanente a carico di cellule o fibre del nervo. E nemmeno sappiamo e davvero esistano cause alternative all’idrope e se davvero esistano acufeni da danni permanenti. Di fatto la non efficacia nel 100% dei casi della cura per idrope non mi permette di dire che acufeni irreversibili non esistano.
  • CAUSA PRIMARIA: Mai individuabile con certezza ma non è mai necessario ai fini della cura visto che l’unica cura possibile è la cura dell’idrope con la sola eccezione della TRT qualora la prima non funzionasse e dove proponibile. Ma anche in quel caso non viene fatta alcuna diagnosi di causa primaria.
  • COSA SERVE PER LA DIAGNOSI? Nulla a parte assicurarsi che sia davvero un acufene e non un rumore vero e proprio prodotto nell’orecchio o in vicinanza che è completamente altra cosa anche se definito comunque erroneamente “acufene”. Poiché l’unico meccanismo trattabile è l’idrope e poiché eventuali danni permanenti non possono mai essere confermati o esclusi con esami si fa direttamente la terapia e si vede che risultati si ottengono.
    Facendo però distinzione tra acufeni fluttuanti, variabili, incostanti o acufeni fissi e invariabili. Solo i secondi possono semmai ipoteticamente essere dovuti a danni permanenti a carico di cellule e/o nervi, ma questo resta ipotesi poiché anche l’idrope può dare un sintomo costante e invariabile. Solo l’idrope può invece spiegare la fluttuazione e la variabilità del disturbo. Ovviamente è possibile che idrope trattabile e ipotetici danni permanenti coesistano permettendo solo un risultato parziale. Ma i fini pratici nemmeno sapere questo ci serve, visto che comunque l’unica terapia possibile non potendo curare danni permanenti resta quella per l’idrope.
    Indicata però la risonanza magnetica se l’acufene è da un lato solo.

PERCEZIONE SOGGETTIVA DI MOVIMENTO DEL CORPO RISPETTO ALL’AMBIENTE O VICEVERSA (questa e solo questa si può definire VERTIGINE)

  • SEDE: Tutte le vere vertigini indipendentemente dalle caratteristiche, dalla durata, dall’intensità o dai fenomeni associati sono SEMPRE derivanti da alterazione a livello del principale e quasi esclusivo organo in grado di informare il cervello sui rapporti tra il nostro corpo e lo spazio circostante ovvero il labirinto posteriore che è situato nell’orecchio interno. In presenza di labirinti funzionanti le informazioni derivanti da propriocettori muscolari e articolari sono pressoché irrilevanti. E’ chiaro che se non si capisce di quale sintomo stiamo parlando e lo si confonde con molti altri (acrofobia, senso di stordimento, capogiro senza che in realtà giri nulla, o vera instabilità con perdita di equilibrio) e se perfino la terminologia è confusa e diversa in ogni lingua è ben improbabile che questo concetto venga capito.
  • MECCANISMO: Mente ipoteticamente una singola vertigine intensa può manifestarsi in occasione dello sviluppo di un danno permanente a causa della brusca asimmetria di informazione che si viene a creare, tutte le vertigini ricorrenti derivano solo e sempre da idrope poiché un eventuale danno permanente del recettore esita nell’assenza di informazione e non nell’informazione sbagliata che quel recettore invia al cervello. (per capire meglio leggere in questo blog l’articolo specifico). La vere vertigini rotatorie e il disequilibrio soggettivo cronico hanno due meccanismi simili ma a carico di recettori diversi, i canali semircolari nel primo caso, le macule vestibolari nel secondo) ma sempre idrope c’è alla base dei vari disturbi.
  • CAUSA PRIMARIA: Mai individuabile con certezza ma non è mai necessario ai fini della cura visto che l’unica cura possibile è la cura dell’idrope.
  • COSA SERVE PER LA DIAGNOSI? Nulla a parte assicurarsi che sia davvero una vertigine o altro sintomo erroneamente definito tale e definire se si tratta di crisi rotatorie acute maggiori, di crisi posizionali solo ed esclusivamente stimolate da movimento o di disequilibrio soggettivo o una combinazione di questi. La necessità di differenziare sta nel fatto che in assenza di altri sintomi da curare (ma avviene raramente) le vertigini posizionali possono anche essere trattate con la sola ginnastica vestibolare senza ricorrere alla terapia completa dell’idrope cosa non possibile per gli altri due disturbi e nel fatto che mentre in alcuni casi si riesce a gestire o prevenire ricorrenze di vertigini acute anche senza impiego di neurofarmaci, questi sono praticamente sempre necessari per trattare il disequilibrio soggettivo. La componente più importante della diagnosi qui è però capire quel’è il vero problema invalidante. La vertigine o la paura della vertigine?

 

PERCEZIONE DEL PROPRIO BATTITO CARDIACO NELL’ORECCHIO (erroneamente definito “ACUFENE PULSANTE” ma non è un acufene)

  • SEDE: Ovviamente la sede di produzione è l’apparato cardiocircolatorio ma non è mai… l’orecchio se non in  presenza di una eventuale neoformazione vascolare nell’orecchio medio. L’orecchio percepisce il battito (vero rumore percepito per vicinanza) ma non è una patologia dell’orecchio e certamente non dell’orecchio interno.
  • MECCANISMO: Abnorme percezione del proprio battito cardiaco per causa sconosciuta. Mie personali ricerche anche mediante indagini specifiche da me ideate anni fa e l’efficacia della terapia anti-idrope portano a pensare a un ruolo importante dell’ipertensione dei liquidi endocranici ma non posso confermare con certezza questo meccanismo. La terapia basata su questa ipotesi però funziona in circa l’80% dei pazienti. Al momento inoltre con l’esclusione dell’ipotesi della neoformazione vascolare (molto rara) non ci sono altri meccanismi noti.
  • CAUSA PRIMARIA: Non individuabile. Si associa frequentemente ad altri sintomi da idrope, ma non è detto che ci debba essere una causa comune.
  • COSA SERVE PER LA DIAGNOSI? Ai fini della terapia non serve nulla ma certamente sarebbe utile poter individuare in ogni paziente il meccanismo sottostante. Molti esami potrebbero aiutare a confermare il possibile ruolo dei liquidi cerebrali, ma ai fini della terapia non sono indicati  per rapporto costo-beneficio. Una angio-risonanza magnetica per lo studio dei vasi della testa e del collo è però indispensabile in presenza di un disturbo continuo, non variabile e non capace di remissione spontanea o con la terapia in quanto una anomalia statica del sistema circolatorio  come ad esempio una neoformazione (tumore glomico, chemodectoma) se dovesse dare quel sintomo lo darebbe sempre.

Ovviamente a carico dell’orecchio o a questo attribuiti, spesso perfino errando in senso opposto, ci possono essere altri sintomi e disturbi spesso nemmeno ben definibili.
Oltre agli acufeni, ci sono molti altri veri rumori che spesso restano senza alcuna diagnosi a volte percepiti con  l’orecchio più che da questo prodotto o sintomi cerebrali  che spesso si associano a vertigini ma non sono vertigine né hanno a che vedere direttamente con l’orecchio come l’aspecifico senso di “stordimento”.
Poi ci sono disturbi che certamente nascono probabilmente nell’orecchio ma dove non è facile scorporare quanto sia davvero l’orecchio a dover essere trattato o la reazione cerebrale. L’iperacusia è spesso un fenomeno di reattività cerebrale e di fonofobia associata anche se l’idrope può dare distorsione e aumentata percezione fastidiosa di alcuni rumori per cui è difficile comprendere quanto sia dovuto davvero all’orecchio e quanto alla reattività cerebrale.  L’autofonia, letteralmente percezione della propria voce, è spesso difficilmente separabile dalla iperacusia o dal “rimbombo”…


PARTE III – Conclusioni

Tirando la somme avete trovato un solo sintomo o disturbo dell’orecchio interno dove ci serva davvero trovare la CAUSA PRIMARIA e dove SI POSSA trovare la causa primaria ai fini di una cura?
Quel che per gli stessi pazienti sembra “la causa” è spesso un elemento in coincidenza cronologica o in relazione apparente.. che porta alla facile ed errata conclusione POST HOC, PROPTER HOC (siccome A segue B, A è causato da B).
Ai medici poi spesso non pare vero poter attribuire il tutto a una… “causa”… sempre peraltro incurabile..  per cui ecco che quell’acufene è derivato con certezza da quel trauma acustico ecc.

Ai fino pratici l’eccessivo e comunque infruttuoso insistere col cercare la causa invece che privilegiare la cura non porta solo a perdita di tempo e denaro ma anche a possibili gravi conseguenze, Immaginate ad esempio il significato del far credere a un musicista di professione che la musica è stata la causa del suo problema (spacciato peraltro per incurabile).

Lasciate stare esami e tentativi di abbindolarvi raccontandovi una causa primaria che voi stessi mettete sul piatto al medico.

Salvo per alcuni specifici disturbi (ad esempio prurito e dolore, dei quali infatti io no mi occupo!) per poter seguire un paziente, metterlo nella giusta strada con una terapia giusta e ottenere risultati, serve pensare.. e conoscere. e capire.. )… e allora ecco che se la diagnosi è finalizzata alla terapia e non tanto solo per sapere..e capiamo che l’unico meccanismo trattabile è spesso appunto uno solo (L’idrope nel caso dei disturbi dell’orecchio interno), siamo in grado di far star bene quel paziente pur senza sapere … tutto… cosa che peraltro spesso non possiamo comunque sapere.

E allora poiché quel che serve davvero è solo parlare col paziente.. e pensare… ma anche e soprattutto interagire psicologicamente con lui e capire chi è e come davvero vive il problema… tutte attività in generale poco amate dagli specialisti otorinolaringoiatri, è perfettamente sufficiente farlo a distanza sfruttando le possibilità offerte dalla tecnologia effettuando consulenze in audiovideo senza nemmeno far spostare il paziente da casa sua e permettendogli per altro a costi ridotti senza dover pagare tanto il medico per esami divenuti per tutto quanto sopra inutili, di rivolgersi a chi è davvero competente e sa come curare invece che essere obbligato a consultare lo specialista più vicino a lui. Tutti obiettivi che in associazione al metodo per giungere a una cura, pensare e e poi dover seguire seriamente il paziente (cosa indispensabile se ci si occupa come nel mio caso di disturbi psicosomatici dove fattori psichici e stress hanno un ruolo fondamentale non come cause primaria ma come parte del meccanismo che mediante l’idrope porta ai sintomi (vedere figura) non sono molto cercati e amati dalla maggior parte degli specialisti ORL, il che rende improbabile che tutti questi concetti trovino ampia diffusione.

idrope-terapia

Ma a conclusione di questo articolo una domanda dovrebbe sorgere spontanea. Ma l’idrope, unica causa da me presentata come possibile per le vertigini o per la fullness da orecchio interno o la più frequente per acufeni e ipoacusia e l’unica possibile se questi sono variabili è fluttuanti lo si può … dimostrare.? E quindi sapere se il meccanismo è l’idrope?

La risposta è SI alla prima domanda e NO alla seconda…  Con l’esame possiamo dimostrarlo, ma l’esame non può dirci se quell’idrope che dimostriamo sia la causa dei sintomi. Questo lo può fare solo la valutazione dei sintomi e non gli esami,

L’unico esame riconosciuto da tutti gli specialisti del mondo (quelli almeno che sanno cosa è l’idrope e almeno hanno studiato su qualche libro cosa è questo esame?) è l’elettrococleografia (E.Cho.G).
Si tratta di un esame invasivo  che prevede l’introduzione di un ago-elettrodo attraverso il timpano e come tale mai davvero utilizzato. Venti anni fa venuto a conoscenza che un medico negli stati uniti aveva ideato una tecnica differente ma altrettanto sensibile non invasiva mediante una modifica dell’elettrodo (elettrococleografia peritimpanica vs elettrocoleografia transtimpanica), iniziai a introdurlo e diffonderlo in Italia (con ricezione zero ovviamente da parte dei miei colleghi) ed a effettuarlo di routine a TUTTI i pazienti studiando peraltro entrambe le orecchie in tutti. E l’ho fatto per anni e in migliaia di pazienti, perfino poi decidendo di studiare dei casi “normali” effettuando esami a chi accompagnava il paziente in clinica.

Non ho MAI trovato un solo paziente con presunto possibile idrope che non avesse secondo i parametri ufficialmente riconosciuti per la valutazione di questo esame, la conferma strumentale della presenza dell’idrope, peraltro quasi sempre bilaterale anche se con evidenti differenze nel lato affetto dai sintomi o più affetto dai sintomi. Ovvero strumentalmente l’idrope c’è SEMPRE..  Ma l’idrope di per sé è frequente anche in chi non ha alcun disturbi, seguendo questo parametro e non si tratta solo di una eccessiva sensibilità dell’esame visto che anche nei soggetti “sani” ho trovato molte altre micro-alterazioni nell’orecchio interno con altri esami (otoemissioni acustiche, videonistagnografia ecc..).

Questo vuol dire che siamo in grado di sapere se c’è idrope ma proprio per questo non ha senso far l’esame visto che c’è sempre e semmai e solo per alcuni disturbi specifici il problema resta quello di sapere se ci sono ANCHE danni permanenti, o al contrario se possiamo escluderli, cosa che invece nessun esame ci può rivelare.

In sintesi un paziente con vertigini, o con acufene fluttuante ad esempio, ha come meccanismo patogenetico in causa l’idrope, confermabile con l’esame, ma non perchè lo conferma l’esame ma perchè solo l’idrope può dare vertigini ricorrenti.
Ma un paziente con ipoacusia fissa e non variabile ad esempio sebbene anche in questo caso l’idrope sia sempre confermabile con l’esame, potrebbe essere intrattabile avendo una ipoacusia dovuta esclusivamente a danni permanenti intrattabili, nonostante la presenza dell’idrope che seppur diagnosticato con l’esame potrebbe non avere alcun ruolo in questo caso ed essere presente, ma asintomatico.

A cosa serve allora costringere il paziente a fare un esame (che poi n pratica non fa quasi nessuno)  che mi lascerebbe gli stessi dubbi di prima?

Mi auguro che nonostante la complessità di questo articolo tutto sia sufficientemente chiaro e che sia ancora più evidente adesso il perché ho scelto da tempo di assistere i pazienti di tutta Italia e di tutto il mondo a distanza e come nonostante tutto.. nella maggior parte dei casi.. io li possa curare.

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L’Otovent e il suo ruolo nel trattamento dell’idrope

 

cocleaL’orecchio interno è interamente collocato in una struttura rigida ossea (labirinto osseo) con due sole aperture verso l’orecchio medio, la finestra ovale, occupata dalla staffa, il più piccolo degli ossicini, e la finestra rotonda protetta da una piccola membrana. L’orecchio medio è quella cavità che, separata direttamente dall’esterno mediante la membrana del timpano, viene mantenuta in equilibrio con la pressione ambientale esterna attraverso la tuba di Eustachio, e quindi con la zona retrostante il naso.

Un corretto funzionamento dell’orecchio richiede infatti che la pressione sui due versanti della membrana timpanica sia la stessa, per permettere una corretta vibrazione. Altro scopo della tuba è il drenaggio delle secrezioni prodotte nell’orecchio medio che altrimenti con il tempo si potrebbero accumulare.

Il più comune metodo per riequilibrare queste pressioni quando per qualche motivo vengano a variare tra loro (ad esempio in aereo o scendendo da una strada di montagna) consiste nell’effettuare manovre di compensazione (cosiddetta manovra di Valsalva), spingendo aria a pressione nell’orecchio attraverso il naso.

Schermata 2018-01-19 alle 07.29.43Non tutti sanno eseguire correttamente questa manovra (soprattutto i bambini) che non permette inoltre di calibrare la giusta quantità di aria e pressione che si deve inviare all’orecchio. Già da tempo è in commercio un semplicissimo sistema di auto insufflazione denominato OTOVENT che viene utilizzato a questo scopo. Si tratta di un semplice palloncino di resistenza calibrata che collegato con un applicatore deve essere gonfiato attraverso il naso.
Successivamente l’aria così introdotta per l’elasticità del palloncino OTOVENT verrà restituita verso l’orecchio medio.

Ma una spinta pressoria nell’orecchio medio può trasmettersi attraverso la finestra rotonda (la piccola apertura protetta da membrana) verso l’orecchio interno, determinando un certo grado di “spinta” dei liquidi verso il loro canale di riassorbimento e questo giustifica il suo impiego anche nel trattamento dell’idrope che credo di essere stato il primo a proporre molti anni fa.

L’idea di impiegare l’Otovent per l’idrope, sebbene la sua indicazione ufficiale fosse tutt’altra, mi venne per l’esistenza in commercio già all’epoca di un dispositivo che si basava proprio sulla trasmissione di impulsi pressori, il Meniett, che ritenevo molto interessante ma presentava due importanti svantaggi a xomed_meniett_treatmentcominciare dal costo (migliaia di euro contro i 15 euro dell’Otovent). Il suo uso prevede inoltre la necessità di inserire nel timpano un tubicino di ventilazione mediante un piccolo intervento ambulatoriale. 

Pensai allora che la pressione può anche essere inviata, anche, per via nasale e attraverso la tuba e che in effetti molti pazienti riportano spontaneamente un miglioramento dell’acufene ad esempio facendo autoinsufflazioni e da li iniziai a proporre l’Otovent nella terapia dell’idrope.

L’Otovent  e in generale qualunque trattamento pressorio, da solo non può fare molto probabilmente contro l’idrope, ma certamente può essere un aiuto in più nella terapia ed è quindi da anni inserito nei miei protocolli di terapia.

In questo video un mio paziente mostra il coretto uso dell’Otovent

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L’effetto “nocebo”: la vera ragione di alcuni “presunti” effetti collaterali

La serenità e la fiducia con la quale il paziente assume un determinato farmaco, o al contrario la sua preoccupazione o sfiducia nei confronti del farmaco prescritto o il significato che il paziente spesso per errata informazione  dà al farmaco stesso, sono fattori favorenti la comparsa di “effetti non quantificabili” a dosi che non potrebbero mai darne o che quel farmaco proprio non può dare.
Estrapolando questo avviene persino con falsi farmaci…

Questo effetto viete denominato “effetto nocebo” proprio in quanto effetto opposto al più noto “effetto placebo”

Cito da wikipedia:

Nocebo è un termine, contrario di placebo, utilizzato per etichettare le reazioni negative o indesiderate che un soggetto manifesta a seguito della somministrazione di un falso farmaco completamente inerte, ma da esso percepito nocivo.

Le reazioni negative non sono quindi generate chimicamente, ma sono interamente dovute al pessimismo e alle aspettative negative riguardo agli effetti del falso farmaco. L’esistenza dell’effetto nocebo pone anche un problema riguardo ai modi in cui il medico adempie agli obblighi di informazione nei confronti del paziente.

Il concetto di nocebo oggi viene esteso anche agli effetti negativi derivati da autosuggestione a seguito di qualsiasi evento percepito erroneamente come dannoso, come nel ricevimento di un referto medico sbagliato che diagnostica una malattia inesistente, di cui si inizia a manifestarne i sintomi (patomimia).

Il termine nocebo (dal latino “nuocerò”) fu scelto da Walter Kennedy, nel 1961, per denotare la controparte del termine placebo(dal latino “piacerò”) ovvero un prodotto che produce in un soggetto conseguenze benefiche, salutari, piacevoli o desiderabili, come diretto risultato delle sue credenze o aspettative.

A volte anche il medico ha le sue colpe nel non saper adeguatamente spiegare al paziente quali effetti davvero quel farmaco può dare e quali no, o di saperlo tranquillizzare. Anche se con qualche errore ortografico (non è mia, l’ho presa in prestito ma mi sembra ottima), questa tabella rende bene la multifattorialità dell’effetto nocebo.

VariabiliNocebici.png

Nel mio caso, visto che spiego sempre e che indico sempre in terapia e per iscritto tutto credo di non avere molta responsabilità da questo punto di vista, ma questa non è certamente la regola per altri medici, quindi eventuali precedenti esperienze negative, soprattutto quando il medico, erroneamente accondiscendente, conferma l’effetto negativo togliendo o sostituendo il farmaco solo su pressione del paziente invece che “resistere” se convinto, come dovrebbe esserlo almeno lui, che quell’effetto non derivi dal farmaco. Anche per questo sono considerato da molti un medico “duro” ma così deve essere un medico.

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Ecco come si deve usare l’Otovent

Un mio paziente ha fatto un video perfetto dove mostre come debba essere fatta l’insufflazione con l’Otovent..

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Raccolta firme per avere la camera iperbarica in convenzione per idrope e Meniere

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Questa iniziativa è promossa da:
Dott. Andrea La Torre
medico chirurgo
specialista in Otorinolaringoiatria
iscritto all’Albo dell’Ordine dei Medici di Parma al n.4661
www.drlatorre.info
drandrealatorre@gmail.com

PREMESSA

L’idrope endolinfatico è causa nota di acufeni, vertigini, riduzione dell’udito, Malattia o Sindrome di Meniere.

Consiste in un aumento del volume e della pressione dell’endolinfa, liquido dell’orecchio interno che può determinare i sintomi generando una disfunzione di tipo idromeccanico a carico di cellule ciliate cocleari o recettori vestibolari.

E’ noto che in molti casi si possono avere benefici su questi disturbi mediante trattamento iperbarico.

Quel che è difficilmente comprensibile è che, nonostante sia ovvio che gli eventuali benefici quali la scomparsa dell’acufene o il recupero di una ipoacusia siano dovuti alla regressione di una condizione reversibile, la maggior parte dei medici che la prescrivono sono ancora convinti che la sua efficacia consisterebbe nel superare l’ostacolo a livello della microcircolazione causante l’ischemia portando ossigeno ad alta pressione verso l’orecchio interno, cosa che non potrebbe mai agire sulle cellule ciliate e sul loro danno irreversibile sviluppatosi già, se veramente ci fosse stata una ischemia, dopo 4-5 minuti dal blocco della circolazione. Quindi in pratica, nonostante la camera iperbarica possa essere efficace solo in caso di idrope, è riconosciuta come terapia per presunte alterazioni della microcircolazione ma non per l’idrope.

STATO ATTUALE

In Italia, la terapia, altrimenti costosa, è proposta in regime di convenzione con la regione, ma quanto sopra detto crea una situazione davvero incomprensibile.
Una ipoacusia improvvisa da presunta causa vascolare viene accettata in regime di convenzione purché nel giro di qualche settimana (quando in tal caso già sarebbe tardi dopo 4-5 minuti, come già detto) mentre a pazienti con idrope certo o possibile che potrebbero trovarne probabile beneficio la cura viene rifiutata se non se effettuata interamente a carico del paziente.

OBIETTIVO

Con la presente raccolta firme si vuole tentare di sensibilizzare le regioni, con l’appoggio degli stessi centri che forniscono il servizio di terapia iperbarica in convenzione, al fine di inserire l’idrope e la Malattia di Meniere tra le indicazioni per le quali è concesso usufruire della terapia iperbarica in regime di convenzione in tutte le regioni italiane.


PER SOSTENERE QUESTA INIZIATIVA ANDATE A

https://firmiamo.it/terapia-iperbarica-per-idrope

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FIRMATE E DIFFONDETE IL PIU’ POSSIBILE

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Abstract del sito internet www.drlatorre.info (idrope.com) – versione supersintetica per lettori pigri

Acufeni, vertigini, ipoacusia, Meniere: la cura… volendo… c’è!

Gli acufeni (rumore nell’orecchio), l’ipoacusia (perdita di udito) neurosensoriale, le vertigini ricorrenti, il disequilibrio soggettivo, il senso di pressione auricolare o di orecchio chiuso (fullness) possono essere causati, isolatamente o in associazione, da una condizione reversibile  e curabile di aumento di volume e pressione dei liquidi dell’orecchio interno(nota come IDROPE) che crea una disfunzione di cellule ciliate della coclea e/o dei recettori vestibolari nel labirinto. L’idrope è la causa più frequente e l’unica curabile, ma la più sottovalutata. Presunti danni permanenti irreversibili sono solo una ipotesi mai provata. Quando tutti questi sintomi sono presenti si parla di Malattia o Sindrome di Meniere. Ma idrope e Meniere non sono sinonimi.

E’ sempre l’orecchio interno e quando è idrope si può curare.

L’idrope labirintico (o idrope dell’orecchio interno, idrope endolinfatico, idrope perilinfatico) è una condizione di aumento del volume dei liquidi dell’orecchio interno. Si tratta di una situazione anatomo-patologica ben nota e dimostrata da molti anni quale meccanismo alla base della malattia di Meniere, sebbene molti aspetti relativi alla cause primarie che ne determinano la formazione restino ancora sconosciuti. Attraverso la disfunzione idromeccanica e l’aumento di pressione che esercita su cellule e recettori, può causare ipoacusia, acufeni, vertigini, disturbi dell’equilibrio soggettivi, fullness, anche come sintomi isolati, o perfino non produrre, pur presente, alcun sintomo evidente. La scoperta (non mia!),  ormai da oltre 15 anni, del ruolo dell’ormone antidiuretico (ADH) quale regolatore dei liquidi dell’orecchio ha permesso di comprendere meglio l’idrope, almeno a chi vuole comprendere, e mi ha dato la possibilità di proporre un trattamento specifico.

Sintomi e disturbi da idrope

L’idrope, nelle sue varianti endolinfatica (per aumento del volume e della pressione dell’endolinfa) o perilinfatica (per aumento della perilinfa, il liquido non direttamente a contatto con i recettori) può essere responsabile di numerosissimi sintomi e disturbi da disfunzione idromeccanica dell’orecchio interno (acufeni, ipoacusia, iperacusia, senso di orecchio chiuso o di pressione nell’orecchio, vertigini, disequilibrio), che possono tutti essere trattati con la corretta terapia anti-idrope. Per alcuni di questi anzi, quali le vertigini ricorrenti ed il disequilibrio soggettivo, è l’unica causa possibile. Ma nessuno di questi disturbi deve essere inevitabilmente presente per poter parlare di idrope, tenendo anche in mente che spesso in epoche diverse possono presentarsi sintomi diversi.

La verità sugli acufeni e sulle “reali” possibilità di cura per l’acufene

Tutti i “veri” acufeni (che non sono veri rumori, ma solo segnali bioelettrici in arrivo all’area acustica del cervello) derivano da disfunzioni dell’orecchio interno e dell’apparato uditivo, spesso reversibili e trattabili, quando la causa è l’idrope e non vi siano solo danni permanenti, comunque mai dimostrabili a priori. Un lungo video (sul sito) vi aiuterà a capire meglio cosa sono davvero gli acufeni.
Fino a prova contraria ogni acufene, fluttuante o meno, è potenzialmente da idrope e potenzialmente curabile (SEMPRE se l’acufene è fluttuante e MOLTO SPESSO anche in caso di acufene stazionario), con una adeguata, reale, terapia anti-idrope. Ma certamente non con le molte “false terapie” oggi proposte… 

Vertigini ricorrenti e disequilibrio soggettivo. E’ sempre idrope!

Tutte le sindromi vertiginose ricorrenti o croniche, incluse quelle attribuite tradizionalmente ad altre cause, o quelle di tipo soggettivo con disequilibrio più o meno costante, che generalmente restano senza alcuna diagnosi e senza reali terapie, derivano sempre da alterazioni a livello del labirinto (orecchio interno) e sempre dall’azione idromeccanica di liquidi labirintici (idrope), e non da danni permanenti irreversibili che al massimo possono generare una singola importante crisi acuta (labirintite). Le crisi di vertigine ricorrenti e il disequilibrio sono quindi sempre da idrope e sono sempre curabili senza necessità di procedure distruttive. Per quanto la teoria della cupololitiasi e degli otoliti vaganti nel labirinto sia affascinante anche la vertigine parossistica posionale (VPPB) in realtà deriva dall’idrope.

Ipoacusia: non solo protesi! Orecchio chiuso: non solo catarro!

Non è assolutamente la regola che ad una sordità neurosensoriale debba necessariamente corrispondere un danno irreversibile delle cellule ciliate della coclea e che l’unica soluzione siano le protesi acustiche. Potrebbe esserci solo un impedimento alla normale funzione dell’orecchio interno, dovuto ad un eccesso di volume e pressione dei liquidi nell’orecchio interno (idrope), e non solo quando l’ipoacusia è fluttuante e reversibile spontaneamente.
Anche la sensazione di orecchio chiuso o di pressione nell’orecchio (fullness), associata a ipoacusia e/o acufene oppure come sintomo isolato è molto spesso idrope e non …”catarro”.

La verità sulla malattia… sindrome di Meniere

La “malattia di Meniere” in realtà non esiste!
Emeniereheader.jpgsiste la sindrome di Meniere, in quanto con la parola sindrome si intende, in medicina, un insieme di sintomi. E la Meniere è nient’altro che l’associazione, nel corso della vita, di almeno due episodi di vertigine “della durata di almeno 20 minuti”, ipoacusia, acufene, fullness, anche limitati a un solo episodio, e non necessariamente in contemporanea.
Sono passati oltre 150 anni da quando il Dott. Prospero Meniere, quel signore qui accanto, ha descritto questa “sindrome” ma ancora tra gli specialisti regna sovrana la confusione… In questa pagina (del sito), anche con l’aiuto di un video, vi chiarirò un po’ le idee… 

Come si cura l’idrope? Ecco la terapia.

“C’è qualcosa di nuovo… anzi di antico” (G. Pascoli)
idrope-terapiaIl trattamento da me ideato e proposto ai miei pazienti, prevede l’abbinamento, con modalità diverse in base ad alcune caratteristiche specifiche del paziente o dei disturbi ed ai risultati raggiunti, di diverse componenti sinergiche farmacologiche e non farmacologiche, volte a contrastare l’idrope, principalmente (ma non solo) creando un antagonismo specifico nei confronti dell’azione dell’ormone antidiuretico (ADH) che sappiamo essere il principale regolatore dei liquidi labirintici. In realtà, non c’è nulla di nuovo o sperimentale. Quel che ho fatto è stato solo modificare (spesso stravolgere) terapie già note ma inefficaci se usate isolatamente, abbinarle tra loro e valutarne gli effetti. Frequentemente aggiornata, la terapia viene già proposta dal 1998 e i pazienti trattati sono già decine di migliaia ma, purtroppo, anche se a piccoli passi (“gutta cavat lapidem” ?) e con molto ritardo altri medici iniziano a recepirne i concetti di base, ancora, in forma completa come serve davvero, la faccio solo io.


Sono riuscito a incuriosirvi?

Spero di sì… e allora non fate i pigri..:-) e andate a leggervi tutto il sito che vi può essere di grande aiuto con molte spiegazioni, dettagli sulla terapia, video e la possibilità di accedere alle domande e risposte più frequenti, e al sistema di prenotazione per avere una consulenza e avviare la terapia, nonché la possibilità di iscrivervi alla newsletter per ricevere novità e aggiornamenti.

Per accedere al sito  basta fare clic qui sulla immagine o sul link (si aprirà nuova finestra)

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VAI AL SITO WWW.DRLATORRE.INFO / WWW.IDROPE.COM

Non dimenticate poi di visitare di nuovo questo blog che contiene molti articoli di approfondimento, sondaggi e altro.

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Con quali criteri viene personalizzata la terapia di avvio anti-idrope?

Ormai da molto tempo io non faccio più una sola terapia anti-idrope ma uso in modo diverso le varie componenti della terapia fermo restando che queste varie componenti hanno punti di attacco differenti e che non esiste nessun modo obiettivo se non l’esperienza (che comunque può non essere sufficiente) per stabilire come si dovrebbe avviare in ogni specifico paziente.

idrope-terapia

L’ideale è sempre fare tutto, ma quel tutto potrebbe essere troppo stressante per il paziente e lo stress stesso potrebbe essere controproducente quindi si valuta molto la persona, il suo stile di vita, il suo grado di fiducia, la sua capacità a comprendere la cura, le sue aspettative, la sua disponibilità nel farsi seguire e rispettare i controlli richiesti ecc… paramenti che spesso sono molto più importanti che non i sintomi stessi riferiti o la loro durata. Infine contano anche i parametri pratici come ad esempio il fatto di vivere all’estero, la necessità di viaggi, turni di lavoro notturni ecc… e le controindicazioni mediche, altre patologie concomitanti, interventi recenti o in programma, cortisone appena fatto, altri farmaci attualmente assunti. Insomma costruire la terapia ritenuta più giusta non è facile e sono tante le cose da tenere in considerazione.

Fermo restando che stiamo parlando dell’avvio e spesso poi in corso di terapia si deve cambiare programma o aggiungere nuove componenti valutando i risultati.

Ma in base ai sintomi ecco più o meno (ma vado molto a braccio senza schemi rigidi) quali sono i criteri.

Il disequilibrio soggettivo o l’iperacusia richiedono quasi sempre anche l’impiego dei neurofarmaci così come le vertigini ricorrenti se hanno modificato la vita del paziente e qualunque disturbo se esiste una compromissione del sonno, fattori di stress evidenti, o stati di ansia siano essi considerati causa o conseguenza evidenti.

La sola fullness spesso si risolve anche solo con dieta e cortisone e otovent.

L’ipoacusia se stazionaria, di solito non si sblocca senza fleboclisi di mannitolo, mentre per l’ipoacusia fluttaunte sembra essere molto importante la dieta

L’acufene fluttuante molte volte si gestisce anche senza ricorrere a neurofarmaci che comunque sono indicati almeno a mezza dose..

ecc…

Esiste però una strutturazione della terapia inevitabile che possiamo separare in tre binari..

Quello dei neurofarmaci che segue un binario diverso..quello che partendo dall’acqua arriva fino alla terapia più intensa che prevede più cortisone, e la terapia specifica antivertigine che prevede farmaci e ginnastica.

Diciamo che la terapia comprende una o più componenti e viene combinata in questo modo

CARICO IDRICO (bere molto nel modo indicato) = SEMPRE!

+ eventuali NEUROFARMACI a dose piena o a mezza dose

+ eventuale ginnastica vestibolare e/o dimenidrato per vertigini

+ eventuale dieta con o senza cortisone (singola somministrazione o più somministrazioni) e con o senza fleboclisi (con o senza cortisone aggiunto nella fleboclisi, nel senso che non viene mai fatto cortisone o fleboclisi senza la dieta, mentre a volte può essere fatta la sola dieta senza cortisone e/ o senza fleboclisi e perfino senza neurofarmaci ma comunque col carico idrico.

Alla terapia più intensa che prevede tutto e terapia prolungata sia per via parenterale che orale di cortisone si ricorre di solito quando il paziente ha una fase acuta molto importante, o quando ha relativa urgenza di risolvere i problemi e non ci sono controindicazioni che impediscano di farlo.

 

 

 

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Quale terapia di avvio preferite? (sondaggio)

La mia attuale terapia “standard” almeno da ottobre 2016 prevede una fase di avvio più SOFT rispetto al protocollo di terapia di base ma ovviamente scegliere un approccio meno impegnativo comporta  per molti pazienti anche minori risultati iniziali dopo la prima fase che dura comunque solo dieci giorni. Il lato positivo è che il paziente si accosta gradualmente alla terapia e spesso comunque anche la sola terapia più leggera è sufficiente, e inoltre è possibile in tal modo valutare anche la “resistenza” del problema e l’adattamento del paziente alle prescrizioni.
L’aspetto negativo però è che un tale approccio richiede più tempo  per molti pazienti prima di ottenere risultati e che il paziente deve avere una fiducia “speciale” e non avere urgenza o fretta di vedere risultati, in quanto ovviamente se facciamo MENO terapia statisticamente i risultati a breve distanza si riducono. Ovviamente poi si continua con fasi successive più intense se i risultati non ci fossero.

Anche se poi chiedo comunque quasi sempre io al paziente cosa preferisce ma dando consigli e indirizzandolo verso l’una o l’altra sulla base dell’esito della consulenza, sarei interessato ad avere l’opinione mediante sondaggio dei lettori del blog.

POSSONO RISPONDERE SOLO I VISITATORI DEL SITO CHE NON SIANO MIEI PAZIENTI CHE HANNO GIA’ FATTO TERAPIA CON ME ALTRIMENTI LE RISPOSTE SAREBBERO FALSATE DALL’ESITO STESSO DELLA CURA. Se siete miei pazienti e avete fatto terapia potete però esprimere la vostra opinione in un commento, ma non partecipate al sondaggio, per favore.

 

 

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Aggiornamento terapia gennaio 2016

Preparata la nuova versione della terapia gennaio 2016 o meglio le nuove versioni. Combinando più elementi adesso ci sono sostanzialmente cinque varianti di base più ulteriori varianti personalizzate della fase di avvio.
 
Circa i neurofarmaci sono previste quattro varianti: Con neurofarmaci dose piena da protrarre per qualche mese, con neurofarmaci a mezza dose per soli dieci giorni da protrarre a scelta, con propri neurofarmaci attualmente assunti, o senza neurofarmaci.
 
Circa la terapia cortisonica e le fleboclisi, ci sono due versioni quella di base standard “leggera” che prevede una sola iniezione di cortisone, e le due fleboclisi ma senza cortisone e solo se non è troppo complicato reperire in tempi rapidi un infermiere disponibile e quella più intensa dove i cortisonici vengono somministrati sia per iniezione che per fleboclisi che a seguire e a scalare per via orale. Generalmente la versione intensa viene proposta con dosi piene di neurofarmaci.
 
A questa varianti di base poi si aggiungono altre varianti personalizzate che possono includere o meno la ginnastica vestibolare, la terapia antichinetosi, l’eventuale mantenimento prolungato di un solo farmaco con sospensione degli altri dopo pochi giorni, terapia senza cortisone in caso di controindicazioni specifiche ecc.
 
Fermo restando il valore del mio consiglio spesso è possibile lasciare al paziente la scelta se partire con un ciclo più leggero o con uno più impegnativo, avvisando chiaramente che una terapia più leggera ha in fase di avvio meno possibilità statistiche di ottenere risultati in tempi rapidi ma comporta meno stress e che comunque si tratta di una fase di avvio… e pertanto il proseguimento viene deciso successivamente in base ai risultati ottenuti e alla facilità o meno del paziente di seguire la cura.
 
In pratica vale la regola già in atto da tempo (la terapia non è stata stavolta rivoluzionata rispetto a quando già da qualche mese in atto ma solo riordinata e spiegata meglio e non è necessario per chi la ha già avviata richiedere un aggiornamento) che si deve ottenere il massimo possibile con il minimo sforzo. Purtroppo tranne alcune situazioni specifiche non esistono elementi di previsione di quale sia l’intensità necessaria della terapia o la sua durata specifica e quindi molto conta anche la predisposizione e la fiducia del paziente nel decidere insieme come avviare, ricordando che appunto è solo una diversa modalità di avvio e non l’intera terapia che si valuta di volta in volta grazie alla facilità di accesso a i contatti con me in ogni momento e dovunque io sia o voi siate.

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Cure per la cervicale da fisioterapista o osteopata o chiropratico: non danno alcun beneficio! (con sondaggio)

In un sondaggio i pazienti hanno espresso il desiderio che io riprenda non solo a proporre terapia e a curare come posso ma anche a smascherare truffe e terapie inutili ovvero a difendere i pazienti. 

In altri sondaggi ho chiesto quali siano le terapie “inutili” più proposte o più diffuse o più “sperimentate” dai pazienti per capire da dove iniziare.

La risposta “Cure per la cervicale da fisioterapista o osteopata o chiropratico” è fin ora la più votata sia tra le terapie proposte che tra quelle effettivamente praticate. Ovviamente stiamo parlando del ruolo di queste terapia o proposte terapeutiche ai fini della cura dei problemi di cui mi occupo, acufeni, vertigini, ipoacusia, Meniere ecc, senza nemmeno per un attimo mettere in discussione il loro ruolo per altre patologie non di mia competenza  sulle quali non mi permetto nemmeno di aprire bocca.

Pertanto ho deciso di occuparmi per primo di questo argomento, lasciando anche la possibilità ai pazienti stessi di riferire circa eventuali benefici attraverso ulteriori sondaggi.


Prima che nel XIX secolo, non proprio l’altro ieri, si capisse che il motivo per cui muovere la testa può far venire vertigini o acuirle è l’avere nella testa dei sensori di movimento (recettori dei canali semicircolari in primis) a qualcuno è certamente venuto in mente che la cosa potesse dipendere dal collo.

Eppure non è difficile capire che il collo non c’entra nulla. Basta verificare cosa succede muovendo testa e corpo insieme senza alcuna azione sul corpo. E questo lo si fa regolarmente ad esempio con un esame poco usato in Italia ma molto noto in altri paesi (un tempo lo era anche in Italia in realtà) ovvero con la prova rotatoria su sedia girevole, o prova pendolare, dove si studia la risposta dell’orecchio alla rotazione a collo assolutamente fermo. Quindi è il movimento della testa non quello del collo a stimolare. Il collo non c’entra proprio nulla.

In seguito sono arrivate teorie secondo le quali il movimento del collo strozzerebbe in pazienti con artrosi l’arteria vertebrale (una delle quattro grandi arterie per collo, due carotidi davanti e due vertebrali dietro) o stimolerebbe fibre nervose in grado di determinare vasocostrizione del distretto dell’arteria vertebrale. Ma anche quelle teorie sono solo teorie assurde. Se davvero fosse quella la causa di una vertigine ci sarebbero ben altri sintomi visto che salvo compenso attraverso vie collaterali (e allora non vi è alcun sintomo) un eventuale ischemia (mancanza di sangue) seppur transitoria e di breve durata, di un gran parte del cervello e del cervelletto, darebbe e da ben altri sintomi che non la sola vertigine. Se poi questa ischemia si prolungasse per oltre pochi minuti ne conseguirebbero danni permanenti e non certo solo a carico dell’orecchio.

Un altro tentativo di correlare le vertigini al collo, è stato quello di attribuire ai cosidetti propriocettori (recettori muscolari e articolari) la capacità di essere causa del problema. Cosa impossibile in quanto il loro ruolo è praticamente minimo se non inesistente rispetto a quello del labirinto, e la loro funzione è puramente integrativa e solo per la gestione dell’equilibrio (vero) mentre non hanno alcun ruolo nella vertigine.

Per estrapolazione poi si è scivolati nella posturologia e ci si è messo dentro di tutto, collo, mandibola, piedi e chissà cosa altro fino all’invenzione di truffe belle e buone come quelle relative all’allineamento cranio-corpo-mandibolare e così via… Insomma si è persa perfino qualunque giustificazione pratica.

Ma fin qui abbiamo parlato di vertigini. Non contento qualcuno ha iniziato a dire che la cervicale sarebbe alla base di tutto e non solo della vertigine, ma anche di acufeni e perfino di ipoacusia. Ma in realtà poi se usciamo fuori dai nostri sintomi, spesso si legge che alla basse di TUTTO ci sarebbe la cervicale, o almeno secondo quelli con la cervicale ci guadagnano, esattamente come per altre frequenti accoppiate filo-portafogliche (bel neologismo, eh? 🙂 ) organo-di-cui-mi-occupo / terapia-che-propongo.

Il tutto perdendo di vista di pari passo con l’aumentata ingenuità e disperazione della gente perfino il dover tentare almeno di spiegare al paziente perché e in che modo da quel tipo di terapia (che siano vere terapie o semplici massaggi rilassanti) ci si potrebbero aspettare dei benefici.

Perché perfino se tutte le teorie sopra elencate potessero essere vere per nessuna di loro procedure fisiche esterne sul collo protrebbe dare benefici.

Infine ecco spuntare fuori la tecnologia diagnostica d’avanguardia ovvero la diagnostica per immagini che mostra
1. Rettificazione del rachide (che non vuol dire assolutamente nulla e se è ci siete nati)
2. Artrosi cervicale, che con i criteri di diagnosi attuali credo abbiano tutti dopo i 30 anni….. ma soprattutto
3. ERNIE DEL DISCO….

Mi soffermo su queste ultime… Il record di cretinata ascoltata è un paziente con 6 ernie cervicali che ovviamente probabilmente non ha nemmeno una… Sono figlio di neurochirurghi e con le ernie del disco ci sono cresciuto in casa e credetemi…Probabilemente non ne avete NESSUNA! e anche avendo ernie del disco cervicali NON ESISTE ALCUNA POSSIBILITA’ CHE UNA QUALUNQUE TERAPIA ESTERNA LE FACCIA RIENTRARE ANCHE SOLO DI UN MILLIMETRO (solo la chirurgia può) e SOPRATTUTTO ANCHE SE AVESTE 10 ERNIE CERVICALI (cosa impossibile essendo le vertebre solo 7) NESSUNA DI LORO E’ IN GRADO DI DARE VERTIGINI, ACUFENI, O ALTRI SIMILI A NESSUNO!!!!! NESSUNO!

In conclusione, se escludiamo il beneficio rilassante di alcuni massaggi o di altre cose simili, non esiste alcuna possibilità che possiate ottenere reali benefici con terapie sulla cervicale (di qualunque genere o tipo esse siano… è proprio l’organo che non c’entra nulla.. diversi da un effetto puramente placebo o di eventuale rilassamento…

Molti pazienti però obiettano che in effetti loro anche anche contrazioni della muscolatura cervicale o dolore… Certo! Sono sempre problematiche da stress al pari dell’idrope. Il motivo per cui si possono spesso associare, ma come si associano al reflusso esofageo, alla colite, a volte alla psoriasi, alla gastrite e a molti altri disturbi psicosomatici che ovviamente non causano né vertigini né acufeni né la Meniere.

Ma ora la parola ai pazienti sia come risposte al sondaggio che come commenti, che sono sempre apprezzati e graditi.

Nella valutazione dei risultati si deve tener conto che spesso si tratta di situazioni a remissione spontanea o con fluttuazioni  e che non potendo esaminare ogni parametro le risposte sono molto generiche. Certamente ci sarà chi riferirà di aver avuto benefici, magari anche qualcuno che si dichiarerà praticamante guarito e magari anche l’intromissione di qualche “professionista del settore” che tenterà di “sporcare” l’esito, ma in un sondaggio successivo bisogna rispondere anche a quanto è costata in termini di tempo e denaro la terapia. Alle fine tireremo le somme e sia ben chiaro che alla fine saltasse fuori che la maggior parte dei pazienti che si affidano a queste cure dichiarassero benefici, e ci fosse voglia di spendere sarei ben lieti di consigliarle come cure alternative pur sempre precisando che non esiste alcun meccanismo logico di azione se escludiamo la possibilità che si tratti di costose cure anti-stress (e già sarebbe qualcosa)…

E ora il sondaggio anzi i sondaggi… diretti solo a chi ha effettuato questa cura/cure per cervicale come terapia specifica di acufeni e/o vertigini e/o disequilibrio…

ATTENZIONE: EVENTUALI MANOVRE DI SEMONT PER VERTIGINI DA PRESUNTI OTOLITI O RIABILITAZIONE VESTIBOLARE NON SONO TERAPIE PER LA CERVICALE E NON DOVETE RISPONDERE

Vediamo che efficacia specifica ha avuto la terapia


E ora vediamo quanto tempo e quanti soldi vi è costata la terapia, indipendentemente dall’efficacia


Attendo voti numerosi e commenti… magari raccontando la vostra esperienza specifica.

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Volete che vi aiuti a difendervi da “truffe” e false terapie o sapete difendervi da soli?

A gennaio 2015 dopo anni in cui parallelamente al cercare di curare al meglio la gente, attraverso il blog, facebeook e altri siti, mi preoccupavo di svelare truffe e sbugiardare false terapie, presi la storica decisione che visto che tanto sembra che molti più buttano soldi dalla finestra per disperazione e più sono contenti, di abbandonarvi alla vostra ingenuità e per così dire “farmi gli affari miei”.

Ma non interpellai i pazienti prima di decidere…ero semplicemente esausto dei continui attacchi che ricevevo in quanto “rompiscatole”.

Ora a distanza di mesi, a mente fredda, ho deciso di interpellarvi per sapere cosa ne pensate e se invece per voi è importante che io attraverso il blog e facebook riprenda la mia attività di difensore dei pazienti da truffe e bufale varie. Se vedrò risposte in numero adeguato a favore… riprenderò a farmi “gli affari vostri”… e chi se ne frega se poi ricomincerò ad essere io un bersaglio… ho imparato a scansarmi… 🙂 . Ma voglio vedere molta approvazione con risposte al sondaggio e numerosi commenti favorevoli, perché per me è uno stress aggiuntivo non da poco…

e ditemi anche quali terapie tra queste vi sono state proposte o avete davvero provato

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IMPORTANTE AGGIORNAMENTO DELLA TERAPIA: Miniciclo di terapia completa con neurofarmaci – basse dosi solo per dieci giorni

Avrei potuto chiamare questo articolo “Sbagliando si impara…anche quando gli sbagli sono degli altri…” 🙂

Una mia giovane paziente, ma non è la prima… ha avviato terapia senza neurofarmaci con solo dieta e cortisone ottenendo comunque un miglioramento di circa 40% degli acufeni nella fase di avvio. Come di consueto in questi casi ho avviato i neurofarmaci ma in questo caso a dose ridotta ma con l’idea di proseguirli dicendo…ci vediamo tra una settimana… Lei ha capito che dopo una settimana doveva sospendere bruscamente i neurofarmaci il che in teoria avrebbe dovuto darle problemi. E invece no…
Dopo due-tre giorni dall’avvio con i neurofarmaci l’acufene si è ridotto praticamente al 20% e non ha notato nessun problema relativamente a ansia o insonnia con la sospensione brusca (anche se un lieve ripeggioramento dell’acufene lo nota, segno che i farmaci aiutano). Ovviamente ha sbagliato e adesso infatti le ho detto di riprenderli ma mentre parlavamo mi è venuta una idea…

Al momento la mia terapia prevede o l’avvio senza neurofarmaci o i neurofarmaci per tre mesi almeno… Se davvero già pochi giorni a bassa dose possono dare un notevole risultato (ed è esperienza di molti che sia così)  e la loro sospensione brusca dopo solo 7-10 giorni non crea alcun problema perché non proporla come via di mezzo e alternativa tra il non darli per niente e darli per tre-quattro mesi… Nulla ci impedisce se non bastasse di proseguire poi con terapia normale completa, ma certamante è molto più facile per i pazienti accettare la terapia con i neurofarmaci sapendo che la si potrebbe portare avanti magari solo per pochi giorni e a bassa dose, contemporaneamente alla dieta.

Questo permetterebbe anche una gestione molto migliore e più rapida delle recidive , per le quali di solito non uso mai anche i neurofarmaci in primo approccio proprio perché convinto che una terapia con neurofarmaci debba essere fatta pe rmesi o non fatta per niente.

Ho appena parlato con il mio consulente psichiatra per chiedere se questo ha senso e si può fare e lui mi ha confermato che per un periodo così breve e a quelle dosi non si possono avere effetti da sospensione brusca in nessun caso.

Quindi ho deciso di fare un aggiornamento della terapia e di proporre una ulteriore variante, terapia standard quando ci sono problematiche tali da giustificare l’impiego dei neurofarmaci come di consueto se il paziente li accetta, avvio senza neurofarmaci se il paziente è proprio contrario all’idea di assumerli anche se a basse dosi e per un periodo di appena dieci giorni… ma anche aggiunta di neurofarmaci a basse dosi per soli dieci giorni contemporaneamente a dieta acqua e cortisone.

Vediamo che succede. Anche i miei pazienti già in terapia possono adottare questo sistema in caso di recidiva, ma magari contattatemi per i dettagli se siete già in terapia con me.

E ora mettiamo un bel sondaggio per capire l’atteggiamento generale. A chi non è mio paziente e non sa molto ancora della mia terapia consiglio però di leggere prima la terapia (http://www.drlatorre.info/terapia.html – si aprirà nuova finestra mantenendo questa) e poi partecipare

ATTENZIONE: POSSONO E DEVONO RISPONDERE SOLO

1. Pazienti che non mi hanno mai consultato
2. Pazienti che mi hanno consultato ma non hanno fatto la terapia per non prendere i neurofarmaci
3. Pazienti che mi hanno consultato, ma hanno avviato la terapia per mia scelta o per loro scelta senza neurofarmaci

NON DEVONO PARTECIPARE I MIEI PAZIENTI CHE LI HANNO PRESI (ATTUALMENTE O IN PASSATO)

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SONDAGGIO: Stress, clima, sonno, ciclo mestruale: quanto influiscono?

In realtà sono tutti fattori che sappiamo bene avere una influenza notevole in pazienti nei quali i disturbi si presentano in forma fluttuante. Dopo tantissimi anni che seguo pazienti con questi disturbi non mi serve certo un sondaggio per confermarlo, ma qui  mi interessa scendere un po’ nei dettagli e quantificare in che percentuale e per quanti pazienti questi disturbi influiscono.

Ai seguenti sondaggi possono rispondere tutti, anche i pazienti che non hanno in realtà disturbi incostanti e variabili ma ad esempio solo un acufene o una ipoacusia stazionari senza variazioni, in quanto è prevista anche questa voce.

Non viene fatta in questo sondaggio differenza tra i vai sintomi o disturbi da idrope (ma ovviamente ci si riferisce solo a quelli…acufeni, vertigini, disequilibrio, ipoacusia, fullness ecc) ma siete liberi ed anzi è gradito se lo farete di precisare la vostra specifica esperienza relativamente a questi fattori discussi in questa pagina nei commenti. Non inserite tra questi disturbi il senso di stordimento o di confusione mentale però ad esempio o la cefalea…in quanto potreste falsare i dati.

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C’è una relazione tra Eutirox e idrope?

tiroideUn numero percentualmente molto elevato di miei pazienti risulta essere in terapia con Eutirox (Levotiroxina, ormone della tiroide) o perché ha subito interventi di tiroidectomia o molto spesso solo quale terapia di noduli o di un ipotiroidismo vero o presunto.

Già in passato la domanda è stata posta sul mio profilo facebook, ma adesso voglio effettuare in sondaggio serio per vedere quanto pazienti visitatori di questo blog assumono in effetti l’Eutirox. In caso affermativo per favore scrivete anche qualcosa nei commenti (non è obbligatorio ma gradito) per spiegare se i sintomi sono arrivati dopo o erano già precedenti, a che dosi lo assumente, da quanto tempo, per quale motivo ecc…

E’ probabile che non ci sia una vera relazione e che semplicemente si abusi troppo di questo farmaco… anche se da precedenti studi miei e di altri sono emerse delle possibili relazioni tra idrope e anticorpi anti-tiroide e addirittura uno studio del 2004 ha riscontrato una incredibile sproporzione relativamente all’uso di Levotiroxina nel gruppo di pazienti con Meniere 16/50 (32%) e in soggetti con vertigini senza Meniere (ovvero nella loro valutazione vertigini senza sintomi uditivi, senza ipoacusia, senza acufene) 2/50 (4%). La conclusione degli autori è addirittura molto “forte” “La Meniere è associata alla correzione dell’ipotiroidismo!!” (non alla patologia della tiroide, ma alla sua correzione! ovvero all’assunzione di Levotiroxina)

Ménière's disease is associated with corrected hypothyroidism.

Arch Otolaryngol Head Neck Surg. 2004 Feb;130(2):226-8.
Prevalence of thyroid dysfunction in patients with Ménière’s disease.
Brenner M, Hoistad DL, Hain TC.
Department of Otolaryngology, Washington University, St Louis, MO, USA.

Sarebbe stato interessante anche uno studio al contrario prendendo anche chi ha solo sintomi uditivi senza vertigini ed è quello che intendo fare con questo sondaggio al quale spero rispondiate numerosi. Vi invito anche se possibile a diffondere questo sondaggio per aumentare il campione di pazienti e rendere la risposta meno casuale.

Fino ad adesso in un anno di sondaggio aperto i dati sembrano confermare una evidente prevalenza di assunzione di Eutirox tra i pazienti (il dato potrebbe essere un po’ falsato dal fatto che magari partecipano al sondaggio soprattutto i pazienti che lo assumono ma anche tra i pazienti che mi consultano la prevalenza è molto elevata) e soprattutto è evidente la discrepanza apparente tra i sintomi uditivi e le vertigini, sebbene anche questo dato potrebbe essere falsato dal tipo di pazienti che rispondono.

Al 27 ottobre 2016 queste sono le risposte di 230 partecipanti al sondaggio

Siete attualmente in terapia con Eutirox (Levotiroxina)?

NO 41.74%  (96 voti) 
SI (SOLO ACUFENI E/O IPOACUSIA) 29.13%  (67 voti) 
SI (VERTIGINI E/O DISEQUILIBRIO + ACUFENI E/O IPOACUSIA) 20.43%  (47 voti) 
SI (SOLO VERTIGINI E/O DISEQUILIBRIO 8.7%  (20 voti) 
Voti totali: 230

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SONDAGGIO: il diuretico all’orecchio fa bene o fa male?

Tra i farmaci ancora oggi più utilizzati per il trattamento della Meniere e dell’idrope  ci sono i diuretici  per via orale. I nomi commerciali per esempio dei farmaci più prescritti ai pazienti sono Moduretic, Diamox, Lasix.

Io sostengo che siano non solo inefficaci ma perfino pericolosi e che addirittura sulla lunga possano dare perfino più problemi, in particolare per quanto riguarda l’udito e l’acufene, poiché la loro azione sul rene è è elevata ma quella sull’orecchio nulla e potrebbero scatenare anche una reazione paradossa di “recupero” dell’ormone anti-diuretico con conseguente aggravamento dell’idrope.

Anni fa feci uno studio analizzando le curve audiometriche medie di pazienti trattati con diuretico per diversi mesi da altri specialisti e pazienti trattati senza diuretico, prima del mio intervento con la mia terapia. Il livello uditivo medio del gruppo trattato con diuretico era peggiore di quello relativo ai pazienti che non lo avevano assunto

Ma queste sono mie ipotesi personali derivanti dalla mia esperienza specifica mentre penso sia interessante interpellare i pazienti.

Vi prego di rispondere SOLO ED ESCLUSIVAMENTE se siete strati trattati per un periodo almeno di qualche settimana o oltre con un diuretico per via orale in compresse prescritto per idrope, vertigini, ipoacusia, acufeni e/o Malattia di Meniere o Sindrome di Meniere. Ovviamente le risposte potrebbero essere falsate dall’associazione con altre terapia concomitanti ma penso sia interessante comunque valutare che risposte emergeranno da parte dei pazienti.

 

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Chi ha paura delle fleboclisi di mannitolo? Chi le ha già fatte no di sicuro…. e ve lo racconta qui…

Mentre i diuretici per via orale, che agiscono sul rene sono assolutamente controindicati nel trattamento dell’idrope perchè generano una risposta da parte dell’ADH, i diuretici osmotici come il mannitolo soprattutto se associati a carico idrico, agiscono rendendo disponibile l’acqua extracellulare e inibendo così l’ADH.
Le fleboclisi di mannitolo, se prescritte, devono essere eseguite una al giorno per due giorni (due fleboclisi in tutto) obbligatoriamente in giorni prestabiliti, secondo regole precise di somministrazione (velocità di infusione accelerata e carico idrico associato con uno schema preciso, tre litri d’acqua da bere in un’ora e mezza prima e durante la flebo) che sono determinanti per l’efficacia del trattamento stesso.
Possono essere tranquillamente effettuate a domicilio da un infermiere o da un medico, mentre si legge un libro o si guarda la televisione, senza necessità di ricorrere a strutture ospedaliere, non comportando assolutamente alcun rischio o effetto collaterale. Assolutamente nessuno.

Eppure nonostante tutto troppo spesso ai pazienti viene rifiutata assistenza dai medici e infermieri che contattano, che per pura ignoranza o non so che altro spaventano il paziente con possibili gravi conseguenze negative che spaziano da gravi crisi ipertensive all’edema cerebrale (che invece si cura con le fleboclisi di mannitolo..devono aver invertito le righe :-)), fino al coma e alla morte… quando l’unico vero rischio è quello di farsi la pipì addosso se non si ha un bagno vicino…requisito indispensabile visto che volutamente si avrà una diuresi forzata.

E se non credete a me credete ai pazienti che le hanno già fatte che in questa pagina da adesso inizieranno a raccontare nei commenti la loro testimonianza. Qualunque altro commento diverso dalla testimonianza dei miei pazienti che deve essere firmata con nome, cognome e (se consigliate un infermiere) provincia di residenza, in questa pagina non sarà accettato. Se siete disponibili ad essere contattati da altri pazienti per aiutarli a cercare un infermiere o un medico disponibile scrivetelo apertamente qui aggiungendo la vostra mail oppure potete aggiungere direttamente i dati di chi le ha fatte per contattarlo. Grazie della vostra collaborazione.

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La verità sulla malattia di Meniere (video)

Ho pubblicato su youtube il nuovo video sulla malattia di Meniere (e in generale sulle vertigini) dedicato a smitizzare molte false convinzioni…

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17 luglio 2014 · 21:55

Lo stress ha un ruolo fondamentale. E non lo dico solo io… Lo confermano i pazienti…

Quanti pazienti si sentono dire da un medico che non ha imparato la famosa e preziosa regola del “se non sai che dire…sta zitto!” che i loro disturbi del quale non ha capito assolutamente nulla derivano solo dallo STRESS? Molti… troppi… sopratutto in un settore come questo, dove i medici che dovrebbero stare zitti sono purtroppo, ancora oggi,  la maggioranza assoluta.

Questo comporta da parte della comunità dei pazienti, intesa in senso generale una ovvia e giustificata reazione di rifiuto del ruolo dello stress come fattore in causa dei loro disturbi. E a questo va aggiunto che, soprattutto nel mondo latino, l’errata associazione automatica tra l’avere una patologia da stress e l’avere una patologia di origine psichiatrica porta a un rifiuto generalizzato. Molti pazienti appena sentono la prime tre lettere P, S e I… si stizziscono e bloccano l’ingresso audio al loro cervello. Ho sentito sin troppe persone (il cui pensiero giudico assolutamente non condivisibile) sperare che venga diagnosticata una patologia (e prima o poi così facendo qualche medico li accontenta inventandone una su misura per loro) per quanto grave sia, pur di non accettare l’idea che qualcosa non vada “in testa” a livello psichico o di essere “stressati”. E quando riconoscono di esserlo generalmente si tende a preferire l’atteggiamento vittimistico dello stress imposto da altri, dal lavoro, da familiari, da una vita infelice ecc…, cercando di spersonalizzare al massimo il proprio ruolo nello stress e nei loro disturbi.

Ed ecco che nascono una marea di sindromi e sindromette inventate per accontentare i pazienti, nonché potenziali clienti della Medicina, si fa per dire, “alternativa”, anche se ormai sembra che la medicina davvero alternativa sia diventata quella che un tempo era quella tradizionale, nella quale il medico mette al primo posto il paziente, punta a far crescere la sua competenza, si propone con onestà…e soprattutto…pensa!
E allora ecco la fibromialgia..che poi guarda caso vede come unica terapia riconosciuta valida l’uso di psicofarmaci…, la sindrome da fatica cronica, le disfunzioni cranio-corpo-mandibolo-cervico-spinali-echissacosaltro….  e così via… Tutte patologie assolutamente inesistenti che caratteristicamente comportano una serie di sintomi inseriti tra quelli possibili che spaziano dal capello all’alluce…passando per tutti gli organi del corpo.

Il cervello ce l’abbiamo nel corpo, cari lettori…e il cervello agisce sul corpo… e quindi lo stress c’entra davvero con molte patologie e disturbi, in misura, maggiore o minore a seconda dei casi. Ma da solo senza una necessaria mediazione interna e un organo bersaglio in grado di produrre quel sintomo… lo stress di per sé non può dare alcun disturbo… e quindi un medico che si limita a dire che quel sintomo è CAUSATO SOLO dallo stress senza poi cercare di capire cosa c’è in mezzo tra lo stress e la creazione o riacutizzazione del sintomo, sta solo cercando di levarsi di torno il paziente perché non sa che dirgli oltre al costo del la parcella per la sua eccelsa “prestazione”…

Per comprendere il concetto di “necessaria mediazione” e di “organo bersaglio” ci viene in aiuto l’analisi logica di una frase esempio.
Pensate alla frase  “Il ragazzo scrive con il pennarello sul muro” e analizziamola.
Chi è che veramente scrive sul muro? Il ragazzo o il pennarello? Senza uno strumento adeguato per compiere l’azione di scrivere, il ragazzo non potrebbe scrivere assolutamente nulla. Chi SCRIVE, ovvero lascia la traccia sul muro alla fine, se ci pensate bene, è il pennarello e non il ragazzo. Il ragazzo è quello che genera il movimento del pennarello, ma chi agisce sul muro è il pennarello.
Possiamo dire che il ragazzo è l’agente o soggetto causale e il pennarello è l’agente o soggetto strumentale. Servono entrambi perché si compia l’azione finale, quelle di lasciare una traccia sul muro… E ovviamente serve il muro.

Ora immaginate di voler effettuare una “terapia” ovvero di voler impedire che il ragazzo,  con il pennarello continui a scrivere sul muro.
Che opzioni abbiamo?

  1. Potremmo spezzare le braccia al ragazzo per impedirgli di scrivere (opzione che avrei volentieri messo in pratica qualche mese fa quando a Pompei beccai un ragazzo greco di una scolaresca in gita che stava per rovinare pareti dipinte 2000 anni fa… !!!) = Eliminazione dell’agente causale. Ma altri studenti potrebbero usare lo stesso pennarello, lasciata lì, per scrivere sul muro. Rapportato alla medicina, risolvere un singolo fattore in causa se un disturbo è stimolato da molti fattori diversi risolve solo parzialmente il problema.
  2. Possiamo distruggere il muro, e rapportato alla medicina questo corrisponde all’asportazione dell’organo da dove si originano  i sintomi. Questa è la soluzione più pratica e più diretta per alcune patologie.. (pensate ad esempio all’estrazione di un dente ormai praticamente distrutto dalla carie o delle tonsille… ) ma non può essere applicato all’orecchio, ovviamente, sebbene molti si ostinino a chiamare terapia per le vertigini, ad esempio, la distruzione dell’orecchio interno mediante infiltrazione di gentamicina.. In questo caso parliamo di eliminazione dell’organo bersaglio.
  3. Oppure…  possiamo togliergli il pennarello ovvero agire sull’agente strumentale… che nel nostro caso corrisponde all’ADH, l’ormone antidiuretico, AntiDiuretic Hormone… (per chi non avesse letto consultato il mio sito http://www.idrope.com, non sforzatevi di capire e accontentatevi di sapere per ora che è il principale ormone da stress del nostro organismo, direttamente in grado di stimolare i liquidi dell’orecchio interno e ci ritorneremo in seguito).  Ma anche questa soluzione potrebbe avere effetto solo temporaneo per quanto certamente il metodo sia efficace a breve termine. Se non educhiamo il ragazzo a capire che non si deve scrivere sui muri quello vandalo è e vandalo rimane… Prima o poi troverà un altro pennarello e riprenderà a scrivere sul muro (lo dicevo io che bisogna spezzargli le braccia!!)… Per inciso al mio commento al ragazzo greco a Pompei, che proprio lui che veniva da una terra di cultura e di preziosa archeologia facesse una cosa così assurda, mi sono sentito rispondere che lo aveva sempre fatto anche in Grecia e che nessuno gli aveva mai detto nulla!!!!!!

Credo che l’esempio renda bene il concetto che quando non sia possibile agire direttamente sull’organo bersaglio, asportandolo, e nel caso dell’orecchio non si può fare, bisogna a breve termine agire sui fattori strumentali direttamente responsabili dei disturbi che vogliamo curare, ma sulla lunga anche agire sui fattori primari.

Nel caso di Meniere, acufeni, vertigini, ipoacusia da idrope o fullness, il fattore strumentale lo conosciamo, almeno in parte, ed è appunto la relazione tra ormone antidiuretico e idrope, sebbene ancora ci siano molte lacune. ma non riusciamo a individuare specifici fattori causali, ovvero gli agenti primari e apparentemente ogni sforzo in tal senso porta a scoprire centinaia di microfattori presenti in maniera disomogenea tra i pazienti. Con una evidente e costante eccezione. Lo STRESS! E anche quando vengono tirati in ballo altri fattori quali ad esempio, incidenti, operazioni chirurgiche, forme influenzali, cambiamenti climatici o di pressione atmosferica o ormonali, alla fine si tratta comunque di eventi stressanti che possono portare ai sintomi attraverso l’azione dello stress e le reazioni a questo dell’organismo, e non direttamente.

Ma cosa è davvero LO STRESS?

Tra le varie definizioni che ho trovato in giro vi riporto questa, estratta da un sito, che poi però tanto per cambiare, propone per curare lo stress inutili integratori e altri intrugli simili…

Lo stress è uno stato di tensione fisica e mentale. E’ una reazione di adattamento del corpo ad un generico cambiamento fisico o psichico.

UNA EVIDENTE E CERTA CORRELAZIONE CON LO STRESS COME FATTORE SCATENANTE INIZIALE O ASSOCIATO IN MODO QUASI COSTANTE ALLA RICOMPARSA O RIACUTIZZAZIONE DEI SINTOMI E’ DICHIARATA E AMMESSA DAGLI STESSI PAZIENTI COSTANTEMENTE.

Molte volte, attraverso il mio profilo facebook, un utile mezzo per effettuare sondaggi o migliorare la terapia, parlando con i pazienti, se si ha la capacità di ricordarsi che sono loro l’obiettivo finale del lavoro di un medico, ho chiesto quanto lo stress fosse importante ma recentemente ho fatto un sondaggio preciso.. al quale hanno risposto diversi pazienti, chiedendo un valore numerico corrispondente in percentuale al ruolo dello stress. L’esito non mi ha stupito affatto ma potrebbe stupire molti di voi.

La domanda era formulata così:

Quanto lo stress (inteso come stress psicologico puro da ansia o attacchi di panico, o di qualunque altra natura, incluse patologie concomitanti o traumi ecc, ovvero situazioni stressanti) ha influito secondo voi nella comparsa dei sintomi o nella loro riacutizzazione, in percentuale?

Escludendo i “non lo so” e uno “zero” ecco in sequenza tutte le  risposte dei 54 pazienti che hanno risposto fino ad ora (alcuni già miei pazienti e altri no):
90 80 99 60 75 90 99 99 90 95 95 80 90 90 90 100 85 100 70 90 70 90 5090 100 100 90 90 51 100 70 90 100 100 90 85 50 100 80 100 100 80 70 90 100 100 70 80 100 100 70 80 80

Impressionante! Fa una media dell’87% o se la volete leggere in altra maniera:

  • Il 61% dei pazienti ha riferito che lo stress incide almeno per il 90%
  • Il 93% dei pazienti ha riferito che lo stress incide almeno per il 70%
  • Il 100% dei pazienti ha riferito che lo stress  incide almeno per il 50%

Si badi bene che non ho chiesto quanto chi rispondeva fosse stressato… (e chi non lo è?), ma quanto aumenti specifici di stress  fossero in rapporto con i loro specifici disturbi.

Lavorando da moltissimi anni con pazienti con questi problemi a me non serviva certo un sondaggio per sapere che le cose stanno così, ma può essere utile saperlo per gli stessi pazienti.

Chiarito quindi che lo stress ha un ruolo scatenante fondamentale, il che ci permette di definire l’idrope e i sintomi da esso derivanti “malattia psicosomatica”, in che modo lo stress agisce sui sintomi avendo già chiarito che serve un mediatore e un organo bersaglio?

Poiché a volte una immagine vale più di mille parole eccone una da me preparata che risponde in modo esauriente alla domanda e fa comprendere anche perchè la mia terapia, che mediante l’uso dei neurofarmaci, ma anche soprattutto del buon rapporto medico-paziente, della fiducia assoluta in quello che si fa e nell’assenza di effetti negativi, nella continua assistenza al paziente, tiene conto anche dello stress come fattore scatenate costante, ottiene i risultati che ottiene.

idrope-terapia

Ovviamente poi ogni caso va valutato a sé e come per moltissimi casi non serve ad esempio fare fleboclisi di mannitolo e ben raramente impiego la camera iperbarica o addirittura a volte bastano pochi giorni di dieta, per altri avvio addirittura la terapia senza neurofarmaci, sebbene questi siano necessari e consigliati, non avendo peraltro effetti negativi ma dando solo vantaggi, nella maggior parte dei pazienti.

Ma come abbiamo spesso nell’esempio del ragazzo “pittore”, se non interveniamo anche sullo stress generale, e quello non posso farlo io ma solo il paziente stesso analizzando la sua vita e le sue reazioni alla stessa, se necessario con l’aiuto di qualcuno, le recidive, anche in casodi ottimi risultati diretti con la terapia, prima o poi potrebbero comunque tornare. E non posso fare certo terapia a vita nè questa, una volta ottenuta la risoluzione dei sintomi, è la mia intenzione.

In sintesi, lo stress è un fattore rilevante sotto varie forme, e l’orecchio nei pazienti che manifestano sintomi a carico di quest’organi ne fa le spese. Ma non basta curare. Bisogna anche prendere i sintomi come un campanello d’allarme che ci dice che forse, al di là di prendere farmaci o fare terapie, c’è qualcosa che non va nella propria vita e che va cambiato, almeno con i limiti di quel che si può effettivamente fare.

Per quanto riguarda lo stress da variazioni climatiche…purtroppo non possiamo fare molto, ma posso solo dire che dalle Maldive non mi ha mai cercato nessuno e che se lo facesse qualcuno è più probabile che sia un povero locale stressato dai turisti, che non uno che se ne sta bello rilassato in vacanza… (anche se a me insofferente per natura allo stare fermo a non far nulla, stresserebbe lo stesso!)…

Buona riflessione… gli spunti per farla ve li ho dati.

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Tutte le vertigini oggettive ricorrenti o soggettive sono da idrope. E qui vi spiego perché…

Tutte le vertigini ricorrenti o persistenti, soggettive od oggettive, accompagnate o meno da fenomeni neurovegetativi, nausea, vomito ecc,  esordite recentemente o da molti anni, a qualunque età e per qualunque motivo apparente, SONO SEMPRE DOVUTE ALL’ IDROPE E SONO SEMPRE CURABILI. Non posso parlare di guarigione perché possono esserci occasionali recidive, ma il miglioramento con la terapia si ottiene SEMPRE è maggiore è il disagio e lo stato di invalidità e maggiore è ovviamente il livello di miglioramento.  In pratica chi sta tanto male migliora molto, chi sta poco male, migliora meno visto che tutti vengono portati al livello di disturbi sporadici e occasionali salvo recidive. Inclusa la presunta vertigine da cupololitiasi.

Da dove deriva questa mia drastica affermazione?

Non solo dal fatto che gli esami se si eseguono quelli giusti e in modo corretto MOSTRANO SEMPRE ALTERAZIONI SPECIFICHE a carico dell’orecchio interno. E per questo motivo nemmeno li faccio più da anni dopo migliaia e migliaia di pazienti studiati DAVVERO e non come fanno molti.

Non solo perché la terapia anti-idrope dà sempre risultati.

Non solo quindi per quanto emerge dalla valutazione diagnostica e dai benefici della terapia. Infatti si potrebbe obiettare che magari ci sono le alterazioni, c’è l’idrope, ma magari la causa è un’altra sottovalutata e magari la terapia potrebbe avere solo un effetto placebo (un po’ improbabile visti i risultati nella totalità dei pazienti trattati, ma diamolo per possibile). Vi dirò.. alla fine qual che conta è che il paziente stia bene, ma ai fini di raggiungere certezze nemmeno esami ed esito della cura bastano.

Ma con minime basi di conoscenza del corpo umano e applicazione della logica… (qualità che spesso sembra incompatibile con la professione medica dei nostri giorni, dove le diagnosi si fanno magari con esami ma sforzandosi di pensare il meno possibile) diventa facile capire da dove derivano le vertigini.

Partiamo dalla definizione di “vertigine”, quella sulla quale sono tutti d’accordo…quella.. ufficiale.

VERTIGINE=Errata, falsa, illusoria, percezione di movimento dell’ambiente rispetto al nostro corpo, o del nostro corpo rispetto all’ambiente.

La fisiologia ci insegna che la vertigine la avrebbero costantemente tutti se non avessimo dei sistemi in grado di informare istantaneamente il nostro cervello dei movimenti della testa rispetto allo spazio circostante. E inoltre non potremmo camminare in equilibrio e compensare con il nistagmo, ovvero il movimento involontario degli occhi in risposta al movimento e con aggiustamenti muscolari.

Ma quest’informazione non arriva da vari organi o sistemi come molti continuano a sostenere, ma SOLO dall’orecchio. Gli altri recettori hanno funzioni ausiliarie di coordinamento e di verifica, ma non sono assolutamente in grado da soli di orientarci e proteggerci dalla “vertigine” e dal “disequilibrio” derivanti dall’ assenza di informazione o in presenza di informazione sbagliata da parte dell’orecchio. (ricordate questa parte in corsivo, ci servirà dopo)

Una persona che ha tutti gli organi ausiliari (cervelletto, occhi, recettori muscolari e articolari) perfettamente funzionanti ma ha un problema nel labirinto, ovvero nell’orecchio interno, ai fini della comprensione del ruolo che l’orecchio ha rispetto a questi coadiuvanti, va immaginata come una squadra di calcio, che ha un ottimo presidente, un bravissimo massaggiatore, tifosi eccezionali, ma pessimi giocatori.

Solo l’orecchio possiede i recettori che informano il cervello e la cui errata informazione porta a vertigine, di tipo diverso a seconda dell’intensità dello stimolo, della portata dell’errore di informazione e anche del recettore interessato, sacculo o utricolo. oppure canali semicircolari. Questo è il motivo per cui tutte le vertigini oggettive ricorrenti, recidivanti e tutte le vertigini soggettive, derivano SEMPRE dall’orecchio e mai dagli altri organi.

E come faccio a sapere che non ci sono danni irreversibili, ma solo idrope, ovvero una alterazione non permanente …qualcosa che disturba il recettore di per se integro? Per dare una falsa informazione, quale quella che porta alla vertigine, serve che ci sia un…informatore… ovvero un recettore in grado di informare… Un recettore vestibolare dell’orecchio danneggiato non dà NESSUNA informazione, e allora si può avere vera perdita di equilibrio ma mai vertigine ricorrente o recidivante o soggettiva, proprio perché questa deriva sempre da informazione errata (ma presente) che solo un recettore sano ma che sia disturbato da qualcosa può dare. E l’unica cosa che abbiamo nell’orecchio in grado di disturbare il recettore, sono… i liquidi… il cui aumento è l’idrope. Cellule e nervi stanno lì, integri e in grado di informare o danneggiati e incapaci di fornire qualunque informazione.

E queste cose le sanno TUTTI gli specialisti visto che tutti sanno che una terapia definitiva per le vertigini è la distruzione del labirinto o il taglio del nervo (terapia decisamente sconsigliata e non necessaria). Solo che pensare, a molti miei colleghi, costa evidentemente fatica…

Unico ulteriori concorrente in grado di disturbare i recettori è la perdita e dispersione di otoliti (la presunta cuplololitiasi) che questo ragionamento da solo non esclude. Ma lo esclude la pressoché costante presenza con gli esami di alterazioni più o meno evidenti della parte cocleare (e non basta certo l’esame audiometrico ad escluderli), non giustificabili dai soli otoliti, i risultati della terapia e soprattutto la constatazione, discussa anche in un articolo sul mio blog, che nessuno ha mai mai davvero confermato che i presunti distacchi degli otoliti esistano davvero.

Ai lettori attenti, e spero lo siate… non sarà sfuggita una apparente incongruenza tra quello che scrivo in questa pagine in due parti diverse…

Prima sostengo che l’assenza di informazione o la presenza di un’informazione sbagliata sono responsabili delle vertigini e poi che l’assenza di informazione derivante dal danno permanente del labirinto o di un suo recettore, non può dare vertigine e che solo l’idrope può farlo disturbando un recettore funzionante…

Già… ma io ho parlato sempre di vertigini ricorrenti o recidivanti o soggettive… e i labirinti sono due, simmetrici, e l’informazione ce il nostro cervello riceve è in condizioni fisiologica sempre la somma di due informazioni coerenti tra i due labirinti… destro e sinistro…

Sarebbe troppo complicato spiegarvi il concetto di informazioni coerenti… applicato alla complessa fisiologica dell’orecchio (ma gli specialisti dovrebbero saperlo e bene se vogliono occuparsi di vertigini). Vi basti dire che durante un movimento rotatorio laterale della testa le informazioni che provengono dai due labirinti sono di segno opposto con eccitazione di un lato e inibizione dell’altro mentre quelle provenienti in caso di movimento sull’asse verticale sono dello stesso segno, eccitatorie o inibitorie per i due lati.

Fatto sta che il cervello riceve informazioni dai due labirinti e quindi in caso di danno improvviso di uno dei due, o di uno dei suoi recettori (ne abbiamo cinque per lato con ruoli differenti) la vertigine c’è eccome e pure di incredibile intensità, tale che il paziente deve essere perfino ricoverato, dura di solito giorni e questa patologia si chiama… LABIRINTITE… termine spesso abusato (ed è un errore grave) per indicare tutte le vertigini!

Ma il danno di un recettore o dell’intero labirinto è SEMPRE IRREVERSIBILE E PERMANENTE.. qualunque possa essere la causa che lo ha determinato… Quindi se ne può avere solo uno per lato (in teoria cinque per lato avendo cinque recettori, ma si tratta di una evenienza piuttosto difficile da accettare, soprattutto se pensate che al giorno d’oggi sono rarissime, ne avrò diagnosticate 3-4 in 25 anni di carriera, e comunque essendo i recettori diversi si dovrebbero avere sintomi diversi ogni volta). Quindi le vertigini da danno permanente non sono RICORRENTI e non possono recidivare.. Anzi il cervello dopo un po’ inizia a basarsi solo sull’informazione derivante dal labirinto rimasto e questo gli basta per non avere problemi in condizioni normali. Questo processo si chiama compenso vestibolare. E nella fase in cui il cervello non ha ancora imparato ad accettare le informazioni da un solo lato, si ha vertigine, che però recede comunque in qualche giorno al massimo e VERA INSTABILITA’ CON VERO DISEQUILIBRIO E NON DISEQUILIBRIO SOLO SOGGETTIVO!!! per mesi, in progressivo miglioramento variabile nei tempi da paziente a paziente in base a vari fattori tra cui anche l’età.
Poi il paziente, spontaneamente o con l’aiuto della riabilitazione vestibolare… GUARISCE… nel senso che il labirinto “morto” non può più dare vertigine,,,, una volte avvenuto il compenso…
Questo è esattamente quello che avviene quando lo specialista vi taglia il nervo o vi distrugge il labirinto raccontandovi che quella è l’unica terapia possibile per le vostre vertigini recidivanti,

Alcuni medici con molta fantasia hanno inventato per spiegare eventuali recidive a distanza di tempo, l’ipotesi dello “s-compenso vestibolare”, ovvero che il cervello si dimenticherebbe per motivi misteriosi di essere in grado di basarsi sull’informazione di un solo lato. Tutto… pur di negare che semplicemente la diagnosi di labirintite era sbagliata visto che poi ha recidivato e che invece si tratta e si è sempre trattato di idrope. Diagnosi che tutti vi sanno fare o dovrebbero saper fare se compaiono anche tutti gli altri sintomi uditivi tipici della Meniere, ma che ancora oggi sfugge (agli altri, non a me, scusate la presunzione) quando ci sono solo le vertigini.

E se si dovesse danneggiare anche l’altro orecchio che succede? Beh… quelli sarebbero… cavoli amari.. perchè subentrerebbe un instabilità permanente e l’impossibilità di mantenere lo sguardo (oscillopsia)… Ma per fortuna è davvero molto raro…

Tutto chiaro… ? Argomento difficile ma potete chiedere chiarimenti ulteriori nei commenti…

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Novità giugno 2013 nella terapia anti-idrope

La terapia nell’attuale versione giugno 2013 non viene più avviata in modo standard per tutti i pazienti e differenziata solo successivamente come avveniva nella precedente versione del protocollo di terapia. E’ invece ora previsto un diverso modo di avvio del trattamento con una o più componenti tra quelle spiegate nella colonna di destra in questa pagina.

I criteri che vengono presi in considerazione nel corso della consulenza sono la durata dei sintomi, le loro caratteristiche, ma anche lo stress specifico del paziente e le sue condizioni psicologiche e il gardo di invalidità dei sintomi stessi e quello che la terapia stessa potrebbe comportare in termini di facilità o meno di attuazione se il paziente dovesse essere forzato a superare difficoltà o sue paure, seppur immotivate.  Ovviamente l’obiettivo deve essere la cura. Per cui, ferma restando la libertà del paziente di fare le sue controproposte, la decisione finale su come avviare la terapia  specifica o come proseguirla di volta in volta spetta a me e non al paziente, che ovviamente è sempre libero di ascoltare i miei consigli o meno.

Schema terapia idropeNella figura  viene spiegato in modo chiaro quali sono i punti di attacco della terapia nelle sue diverse componenti e come questi si inseriscano nel circolo vizioso stress – ADH – idrope – sintomi – ansia – stress. Ovviamente ci sono ancora delle zone d’ombra non chiarite, dei punti interrogativi senza risposta, ma quanto già sappiamo basta ormai da anni ad ottenere risultati  soddisfacenti nella maggior parte dei pazienti, e oggi l’obiettivo è soprattutto quello di rendere sempre più attuabile e facile la terapia.

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Effetti collaterali e controindicazioni della terapia anti-idrope


La mia terapia, in ogni sua componente, è stata studiata proprio per non avere neanche il più piccolo rischio di conseguenza negativa, e non ne ha se si escludono possibili lievi effetti inevitabili come l’aumento della diuresi dovuto alla necessità di bere molta acqua. Continua a leggere

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L’esame audiometrico: limiti ed errori (non sempre in buona fede)

Al paziente, situato in una cabina silente viene chiesto di rispondere, alzando la mano o premendo un pulsante, di rispondere quando percepisce un suono inviato dall’audiometrista attraverso l’audiometro che i trova all’esterno. I toni vengono inviati sia attraverso la cuffia che attraverso un vibratore posto dietro l’orecchio. Dalle risposte si ricava un grafico che incrocia frequenze e minime intensità di risposta. Questo è l’esame audiometrico, o audiometria tonale al quale purtroppo si i pazienti che i medici specialisti danno troppa importanza, ritenendo o facendo credere di poter ricavare solo da queste esame informazioni che in realtà non possiamo ottenere in questo modo.

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La cause dell’idrope. Il ruolo dell’ormone antidiuretico (ADH).

Gli esatti meccanismi di regolazione della quantità di liquido, necessario allo svolgimento della funzione cocleare (udito) e vestibolare (equilibrio) non sono ancora del tutto noti ma quel che sappiamo ci basta per poterne ricavare una terapia. Sappiamo che un ruolo importante viene svolto dall’interazione tra l’ORMONE ANTIDIURETICO (AntiDiuretic Hormone, ADH, noto anche come adiuretina o vasopressina) ed i recettori specifici di quest’ormone che sono stati identificati nell’orecchio interno oltre dieci anni fa.

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La verità sulla (malattia) Sindrome di Meniere

La “malattia di Meniere” in realtà non esiste! Esiste la sindrome di Meniere, in quanto con la parola sindrome si intende, in medicina, un insieme di sintomi. E la Meniere è nient’altro che l’associazione, nel corso della vita, di almeno due episodi di vertigine “della durata di almeno 20 minuti”, ipoacusia, acufene, fullness, anche limitati a un solo episodio, e non necessariamente in contemporanea. Sono passati da poco 150 anni da quando il Dott. Prospero Meniere, quel signore qui accanto, ha descritto questa “sindrome” ma ancora tra gli specialisti regna sovrana la confusione… Continua a leggere

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Come funziona il labirinto “vestibolare”?

L’area del labirinto (orecchio interno) responsabile delle vertigini e del disequilibrio è il labirinto posteriore costituito da cinque recettori per lato: le creste ampollari dei tre canali semicircolari, sensibili ai movimenti rotatori e le macule dell’ utriculo e del sacculo, sensibili ai movimenti lineari e alla posizione della testa. Continua a leggere

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Lo scandalo del Tolvaptan

Il “farmaco miracoloso” anti-ADH (e quindi anti-idrope) la cui evoluzione ho personalmente seguito per anni anni (tolvaptan, antagonista recettoriale dell’ ormone antidiuretico) è già da qualche tempo disponibile con il nome commerciale di SAMSCA (Otsuka Pharmaceutical).
Ma aspettate prima di sorridere… Continua a leggere

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Perchè la malattia di Meniere si chiama così?

Il Dott. Prospero Menière, medico francese (1799-1862) non era un otorinolaringoiatra. Continua a leggere

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Quando è “vera” vertigine? Cosa sono le vertigini?

In pieno accordo con il sig. Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, che in una sua bella canzone canta “…La vertigine non è… paura di cadere…“, la vertigine è tutt’altra cosa rispetto alla spiacevole sensazione che alcuni provano guardando dall’alto in basso popolarmente definita “soffrire di vertigini”. Quella si chiama “acrofobia” ed è un disturbo di panico correlato alla “paura di cadere”. Continua a leggere

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