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Cosa mantiene i benefici della cura anche dopo che si sospende la terapia?

Come funziona la mia terapia quando si smette di farla? Cosa mantiene i benefici della cura anche dopo che si sospende la terapia? E al contrario perché molti pazienti possono avere a distanza di tempo recidive?

Per capire questo discorso bisogno far riferimento a questa immagine.

idrope-terapia

Guardate la parte a destra e vedrete che alcune componenti (insufficiente fiducia, disinformazione) generalmente non si possono più ripresentare o sono ridotti di importanza se con la mia terapia e la mia assistenza avete ottenuto i risultati sperati…  e se finalmente siete stati, informati, soprattutto quando tanti “gufacci” (medici e non) prima di me quei risultati ve li avevano negati come possibili.

Informazione, fiducia piena e rapporto medico/paziente continuano sempre anche quando non state prendendo più farmaci e se anche mancano i sintomi, questo comporta una ovvia ed evidente riduzione dell’ansia specifica correlata alla malattia…

Ma nella maggior parte dei casi il vostro stress NON DERIVA SOLO DAI VOSTRI SINTOMI che ansi spesso ne sono conseguenza più che causa.. ma semmai dalla persistenza di problemi esterni (familiari, personali, lavorativi ecc ecc) e soprattutto dalla persistenza della vostra suscettibilità allo stress… fragilità emotiva ecc ecc… Ricordate infatti che l’elemento chiave siete voi e la vostra maggior o minor reattività allo stress più che non l’evento stressante stesso… al quale comunque prima o poi, in un modo o nell’altro, in una forma o nell’altra, siamo tutti esposti…

Certamente non possiamo far nulla per lo stress climatico e atmosferico peraltro… o semplicemente evitare lo stress…  Certamente utile è però continuare a bere tanto quale terapia specifica anti-ADH e intervenire a trattare le eventuali piccole ricorrenze quando necessario.

Ma purtroppo o per fortuna, moltissimi di voi usano i sintomi di cui mi occupo e che curo come alibi, ovvero gli imputano come capro espiatorio i propri problemi di ansia per cui i risultati ottenuti lasciano il paziente per un certo periodo più o meno lungo (ricordate che sto generalizzando) in un euforistico stato di benessere…

Ma poi, e qui sta la gran differenza, mentre alcuni usano questo stato di benessere quale dimostrazione che le loro paure di male incurabile erano nonostante tutto (e TUTTI) del tutto infondate, per risollevarsi in tanti sensi e aprire nuovi capitoli della propria vita con un diverso modo di viverla, altri, dopo un tempo più o meno variabile, riprecipitano nella condizione di “vittime dello stress”  e questo riattiva il loro punto debole (l’idrope nel nostro caso, ma guardate che questo vale per ogni disturbo psicosomatico)… e le differenze inter-individuali continuano… Qualcuno spaventato perde fiducia piena (dimenticando che nessuno aveva promesso guarigione) cerca alternative a me e cure definitive (che non trova) da cui la nuova disinformazione… la nuova ansia (o meglio il suo mostrarsi) ecc…  Molti altri per fortuna fanno subito ricorso a me e MOOOLTO SPESSO e lo sanno in molti perfino senza alcuna terapia basta la mia opera di tranquillizzazione, magari anche con un semplice scambio di messaggi su whatsapp, a rimettere subito a posto tutto.

In altri casi serve rifare per qualche giorno terapia…e magari un cortisone…
In altri ancora serve ricominciare con i neurofarmaci…

Ma poi dopo eventuale recidiva le differenze diventano ancora maggiori.
Mentre alcuni pazienti avendo ulteriormente confermato il valore della terapia avendo rapidamente spento ancora una volta il problema si rinforzano sempre di più tanto da diventare “vaccinati” nei confronti del problema… che non è più capace di innescare nuova ansia specifica…
Altri fanno un continuo dentro e fuori dal tunnel… sentendosi spaventati, fragili e deboli esattamente come la prima volta, dimenticando tutto quel che è stato fatto di positivo fino a quel momento e i benefici raggiunti e concentrandosi solo sull’attuale star male.

E a questi che gli facciamo? Questi sono i casi per i quali il supporto psichiatrico vero, ovvero psicoterapia e terapia protratta con neurofarmaci magari anche a basso dosaggio diventano necessari. Ma a quel punto non è corretto che sia solo io a seguire il paziente dal punto di vista psichiatrico… Serve un vero specialista del settore.

Infine ci sono quelle situazioni specifiche dove il paziente non sarà mai davvero fuori fino a che non avrà risolto un problema specifico e a volte, la vera cura, la fa l’arrivo di un figlio tanto atteso, o al contrario una separazione da tempo voluta, o quel cambio di lavoro sognato da tempo senza averne il coraggio… o a volte anche solo imparare a dire NO a qualcuno al quale per anni ingoiando il rospo si è detto sempre di SI…

Qui purtroppo anche psicoterapia e farmaci possono solo offrire un aiuto temporaneo… e magari la forza di cambiare qualcosa… che si può trovare solo in sé stessi…

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In che modo l’idrope genera acufeni, vertigini, ipoacusia, disacusia o fullness?

Tutto quel che segue in questo articolo a parte le solide basi di anatomia e fisiologia è tutta una mia personale teoria o meglio un modello utile a spiegare, ma sebbene sia tutto perfettamente logico e difficilmente confutabile, ricordate che non esiste alcuna prova scientifica a sostegno del mio modello, se non come detto l’applicazione della logica a basi reali di anatomia e fisiologia dell’orecchio.

Capirete però leggendo attentamente questo articolo perché pur se per semplificare lo chiamiamo idrope, la sua definizione più nota, io molti anni fa coniai la definizione di “Disfunzione idro-meccanica (reversibile) dell’orecchio interno” che se siete miei pazienti trovate come titolo in ogni terapia che avete ricevuto”.

E’ un articolo necessariamente purtroppo non semplice da capire se non si hanno basi, ma compatibilmente con il vostro interesse, magari rileggete più volte o fatelo con attenzione e vedrete come tutto vi sembrerà chiaro e logico.

Come funzionano udito e sistema dell’equilibrio?

Per capire come qualcosa si altera dobbiamo capire come funziona quando non è alterato.

Guardate questo video per capire come è fatto l’orecchio e come funziona l’udito.

 

 

L’orecchio, nel suo complesso, svolge due funzioni.

  1. Permette di sentire (funzione uditiva) e in questa funzione è coinvolto, seppur in modo differente, tutto l’orecchio (esterno, medio, interno(
  2. Permette di mantenere lo sguardo su qualcosa mentre si è in movimento o in diverse posizioni e di mantenere l’equilibrio (funzione dell’equilibrio o vestibolare). Questa funzione è svolta SOLO dall’orecchio interno.

Queste due funzioni sono svolte in modo in gran parte simile nonostante la diversa finalità.

In entrambi i casi uno stimolo meccanico viene trasformato da un recettore in uno stimolo bio-elettrico, l’unico che il nostro cervello possa ricevere, e che a lui viene portato attraverso un nervo e altri scambi tra neuroni.

Nel caso della funzione uditiva lo stimolo meccanico è l’onda sonora propagata attraverso l’orecchio esterno, l’orecchio medio e i liquidi dell’orecchio interno (perilinfa e endolinfa) fino alle cellule ciliate, che sono i recettori dell’udito. Queste producono in risposta un neurotrasmettitore capace di generare un segnale bio-elettrico che viaggiando lungo il nervo acustico e quindi le vie uditive centrali arriva fino al cervello dove la percezione diventa cosciente.

Nel caso della funzione dell’equilibrio (o funzione vestibolare dal nome di una zona dove sono contenuti dei recettori) lo stimolo meccanico è rappresentato dai movimenti e dalla posizione della testa che, senza alcun ruolo da parte dell’orecchio esterno e medio (che non sono coinvolti nella funzione dell’equilibrio), determinano un movimento del liquido dell’orecchio interno (solo endolinfa). I recettori sono in questo caso cinque diversi recettori per ciascun lato (tre cupole dei canali semicircolari + due macule dell’utricolo e del sacculo) formati da cellule che producono neurotrasmettitori capaci di generare un segnale bio-elettrico che viaggiando lungo le aree vestibolari e le vie vestibolari generano una risposta congruente da parte del cervello.

Questo breve video (non mio) vi può aiutare a capire meglio la funzione vestibolare dell’orecchio interno.

 

Quindi il meccanismo è lo stesso per i due lati di base: stimolo meccanico che viene convertito in stimolo bio-elettrico. E chi determina la stimolazione del recettore sono in entrambi i casi i liquidi dell’orecchio interno.

C’è però una sostanziale differenza, a parte la zona dell’orecchio coinvolta, visto che orecchio esterno e medio hanno un ruolo nella funzione uditiva ma non in quella vestibolare.

La funzione uditiva è finalizzata a far arrivare al cervello suoni, rumori, voci ecc. e non comporta nessuna risposta da parte del cervello che è la stazione terminale dell’intero processo, mentre la funzione dell’equilibrio è finalizzata ad una risposta automatica “incosciente” sebbene la stessa informazione giunga anche in misura minore livello di coscienza per verificare la correttezza dell’adeguamento (ma ce ne accorgiamo solo quando qualcosa non va non essendo appunto necessaria in condizioni normali la percezione cosciente ai fini della risposta), e anche altri settori del sistema nervoso centrale, ad esempio il cervelletto, e perfino altri apparati come quello visivo, partecipano per coordinare la risposta.

Come funzioni l’udito è semplice da capire. Gli stimoli acustici propagati attraverso l’orecchio esterno (condotto uditivo) e medio (membrana del timpano e tre ossicini) mettono in movimento i liquidi che stimolano le cellule ciliate a produrre un segnale bioelettrico che viaggia fino al cervello.

Per la funzione vestibolare, un po’ più complessa da capire,  possiamo semplificare in questo modo. Lo stimolo in questo caso è il movimento o la posizione della testa che a sua volta mette in movimento i liquidi. Attraverso la stimolazione esercitata dai liquidi dell’orecchio sui recettori, il sistema nervoso centrale analizza e confronta le informazioni provenienti dai due lati e la loro congruenza, ma quest’informazione diventa cosciente solo se l’informazione è incongruente e quindi anomala comparando le informazioni provenienti dai due labirinti (sinistro e destro).
Normalmente le informazioni che arrivano dai due lati sono congruenti. Ad esempio per una rotazione della testa verso destra sul piano orizzontale, il canale semicircolare di destra invia un segnale aumentato rispetto alle condizioni basali (eccitazione), mentre quello di sinistra invia un segnale ridotto (inibizione).  L’informazione combinata genera quindi una risposta da parte del cervello che invia un comando ai muscoli oculomotori (che muovono gli occhi cioè) e alla muscolatura del corpo, per permettere movimenti adeguati dell’occhio congrui con il movimento o la posizione della testa e una adeguata distribuzione del tono muscolare ai fini di mantenere il corretto equilibrio.
Ma come per ogni movimento anche volontario, il comando da parte del cervello  per essere efficace e permettere di realizzare esattamente il movimento richiesto richiede un coordinatore, che è il cervelletto. Immaginate un po’ il canottaggio (quello degli Abbagnale per intenderci, per chi sa chi sono). Chi muove la barca sono i rematori, ma per farlo al meglio hanno bisogno del timoniere.
Quel che è importante capire però è che il cervelletto è implicato solo nella fase di risposta e non nella fase di informazione che riguarda solo ed esclusivamene l’orecchio e infatti solo l’orecchio può generare vertigine.

Per usare termini informatici diciamo che il sistema vestibolare dell’equilibrio prevede la necessità di..

  • Una periferica di input (la tastiera o il mouse se compariamo con un computer) che è il labirinto posteriore (orecchio interno)
  • Un elaboratore centrale (il computer stesso e la sua CPU) che è il sistema nervoso centrale
  • Un periferica di output (schermo/monitor o stampante ad esempio) che è la muscolatura

Fino a qui è tutta anatomia e fisiologia indiscutibile. Adesso iniziamo a spiegare come questi sintomi possono derivare dall’idrope

Come l’idrope può determinare ciascun sintomo o disturbo “da idrope”?

Adesso con il sostegno della anatomia e della fisiologia  vi spiegherò come  l’idrope (ovvero l’eccesso di volume e quindi pressione dei liquidi dell’orecchio interno può causare i diversi sintomi ma ricordate che da qui in poi è un mio modello giustificato da anatomia, fisiologia e perfino dall’efficacia della terapia e peraltro l’unico modello che sembra possibile e accettabile ma questo non lo rende assolutamente valido e certo o non suscettibile di aggiornamenti. E perfino a me stesso lascia tantissimi dubbi o domande alla quali ancora non riesco a trovare risposta..

Una tra tutte è…
“Come è possibile che ci si tanta variabilità nei disturbi e possano essere presenti sintomi molti diversi da un paziente all’altro e perfino in epoche diverse nello stesso paziente se sono tutti da idrope e se alla fine parliamo dello stesso liquido che circola in tutto l’orecchio interno senza soluzione di continuità?”
Mi viene solo in mente che il mare a Ostia (noto litorale vicino a Roma, per chi non è romano) non è certo lo stesso che c’è ai Caraibi, e che nulla impedisce che ci siano contemporaneamente uno tsunami in Indonesia e calma piatta altrove.. sebbene sia alla fine comunque mare e senza soluzione di continuità, proprio come nell’orecchio interno.. D’altronde perché il movimento della testa non genera percezione acustica e gli stimoli acustici in condizioni normali (ma può avvenire ad esempio in caso di idrope) non generano vertigine se il liquido circola liberamente nei due settori dell’orecchio interno la coclea (udito) e il labirinto posteriore (equilibrio) ? La verità è che… non lo so!

E mi piacerebbe saperlo, ma per adesso mi accontento di avere ottimi risultati con la cura basata su questo modello..

Come l’idrope può generare ipoacusia ovvero riduzione quantitativa dell’udito e disacusia ovvero alterazione qualitativa dell’udito?

L’eccesso di liquido determina un aumento della massa che si muove con maggior difficoltà e serve una spinta (forza.. ovvero nel nostro caso volume dello stimolo acustico) maggiore per poterla muovere.
Un automobile la spingete di sicuro più facilmente di un camion!

A conferma di ciò nella ipoacusia da orecchio interno (e secondo me soprattutto nell’ipoacusia da idrope) generalmente esiste un fenomeno definito come recruitment, ovvero mentre il paziente non sente a un determinato volume, l’aumento di volume anche di poco può ridurre di molto l’handicap uditivo, ovvero la differenza rispetto alla normalità, ma con in cambio perdita della qualità di quanto percepito, con distorsione.
Ovvero nel caso di ipoacusia trasmissiva (da orecchio esterno o medio) il livello di sordità è lo stesso qualunque sia il volume inviato (ovvero se quell’orecchio sente ad esempio (è solo un esempio!).. 40 decibel in meno, restano 40 decibel in meno qualunque sia il volume inviato. L’ipoacusia ovvero il grado di sordità è lineare.. Se inviando 50 decibel il paziente sente 10, inviandone 90 il paziente sente 50, ovvero sempre 40 in meno qualunque sia il volume.
Nel caso della ipoacusia da orecchio interno, un orecchio con una perdita di 40 decibel, ad esempio, non sente stimoli acustici a basso volume (a bassa intensità), ma può arrivare a sentire quasi normale o perfino troppo se il volume viene alzato  ma in cambio con una  perdita della qualità (disacusia). Ovvero l’ipoacusia non è lineare. Se la perdita uditiva è 40 decibel a basse intensità, può diventare magari di solo 30, o 20 o 10 decibel, ad esempio quando l’intensità dello stimolo inviato sale.. Nonostante la qualità della percezione acustica di solito peggiori invece di migliorare. Questo si vede molto bene nella comprensione delle parole perché sentire non corrisponde a sentire bene ovvero capire. E questo è uno dei principali problemi quando si applicano protesi acustiche per sordità dell’orecchio interno.
Secondo la mia idea questo deriva (anche, forse non solo da questo) dal fatto che in presenza di idrope serve più volume (maggior intensità) a smuovere la massa liquida aumentata,  ma un volta smossa questa riesce a stimolare le cellule ciliate quasi come o anche più che non in condizioni normali ma con un perdita di specificità dello stimolo perché vengono stimolati anche altri settori dell’orecchio e altre cellule ciliate.
Ovviamente è una mia ipotesi ma credo possa essere verosimile.

Come l’idrope può generare acufene soggettivo (fischio, ronzio ecc) ovvero ovvero percezione cosciente di un segnale bio-elettrico NON prodotto da una reale sorgente sonora?

Capire l’acufene da idrope, secondo il mio modello teorico è ancora più semplice.

Poiché le cellule ciliate rispondono producendo il segnale bio-elettrico al piegamento delle loro ciglia (si chiamano ciliate per questo), l’eccesso di liquido caratteristico dell’idrope esercitando una pressione indiretta sulle ciglia, ne determina il piegamento esattamente come avviene in condizioni normali in presenza di uno stimolo acustico.

Quindi l’acufene altro non sarebbe che il segnale bio-elettrico prodotto dalla cellule ciliate in risposta ad una pressione sia essa temporanea o persistente. Le cellule ciliate fanno esattamente quel che a loro è richiesto di fare (rispondere alla stimolazione meccanica con la produzione di un segnale bio-elettrico, senza porsi il problema se quel liquido che le stimola era a sua volta messo in movimento, da un segnale acustico reale o no. Se premo su un pulsante o un interruttore si genere una risposta indipendentemente dal fatto che qualcuno mi abbia chiesto di farlo, che io lo abbia fatto volontariamente o che io abbia premuto il pulsante accidentalmente. Quella risposta è un segnale bio-elettrico che viaggiando lungo il nervo acustico e le vie uditive giunge al cervello dove diventa cosciente e ci fa “sentire” l’acufene.
Vi ricordo che è solo una mia ipotesi personale, ma che mi sembra molto verosimile.

Come l’idrope può generare crisi di vertigine acuta ovvero percezione  acuta di breve o maggior durata di movimento del nostro corpo o dell’ambiente circostante non corrispondente alla realtà ?

L’improvviso aumento di liquido (idrope) genera una stimolazione brusca per eccesso di pressione sui recettori dei canali semicircolari,  determinando un brusca asimmetria tra i due lati  in assenza di qualunque movimento che giustifichi questa stimolazione.

Al cervello arriva quindi una informazione non corretta circa la posizione della testa e quindi credendo all’informazione (sbagliata) viene generata una risposta adeguata alla stimolazione, ma inadeguata rispetto a un movimento che in realtà non c’è. Questa risposta comporta l’aggiustamento della posizione degli occhi (nistagmo) come è giusto che sia se quella rotazione ci fosse davvero stata. Ma poiché l’occhio ha limiti fisici di movimento all’interno dell’orbita il lento spostamento dell’occhio è seguito da un rapido ritorno alla posizione iniziale. Persistendo però la stimolazione, il cervello ci riprova e da li un susseguirsi di spostamento, ritorno e ri-spostamento dell’occhio che costituiscono il nistagmo “bi-fasico” (fase lenta di adeguamento e fase rapida di recupero) e che danno al paziente la visione dell’ambiente che gira. Ma poiché il cervello tanto stupido non è (indipendentemente dall’intelligenza del suo proprietario) si accorge che qualcosa non va e avvisa il sistema neurovegetativo della situazione anomala e questo spiega probabilmente i fenomeni connessi alla vertigine, vomito, nausea ecc.. che di per sé non sono assolutamente prodotti dall’orecchio che mai potrebbe generarli direttamente e che al massimo ne rappresenta il trigger.

A conferma basta pensare al comune esame (che io non eseguo più da moltissimi anni anche quando ancora eseguivo esami per la sua scarsa affidabilità o utilità) con l’acqua calda o fredda nell’orecchio.
Cosa fa il caldo su un liquido? Lo dilata (aumentando la sua pressione sul recettore.
Cosa fa il freddo su un liquido? Lo restringe (riducendo la sua pressione sul recettore).
E infatti l’acqua calda procura vertigine per stimolazione con l’orecchio in esame che diventa più attivo del controlaterale, mentre l’acqua fredda determina vertigine per il motivo contrario ovvero perché l’asimmetria tra le informazioni provenienti dai due lati è creata dall’inibizione dell’orecchio in esame rispetto al controlaterale (e questo è sicuro!).
Tanto questo è vero che da anni io propongo come trattamento complementare di un attacco di vertigine acuta il mettere acqua gelata nell’orecchio ottenendo quasi sempre un blocco immediato della vertigine (per improvvisa riduzione di quel liquido che era aumentato e premeva di più sul recettore?) che può però essere seguito da una temporanea breve vertigine di direzione opposta se si inibisce troppo l’orecchio con il freddo.

Diverso è il caso per le vertigini da movimento o da posizionamento dove in effetti un movimento c’è stato, ma con una informazione proveniente dall’orecchio al cervello, non corrispondente all’intensità del movimento stesso. E pertanto allo stesso modo di cui sopra,  si generano nistagmo e vertigine.
In questo caso quel che avviene è che al labirinto viene richiesta una prestazione ovvero informare sul movimento, ma l’eccesso di liquido da un lato rispetto all’altro determina una anomalia nella stimolazione meccanica dei recettori di quel lato e il resto segue come sopra.
Anche questa è una mia teoria senza conferma. Quel che invece è certo è che non centrano nulla gli otoliti (leggere a tal proposito La leggenda del sassolino vagabondo)


Come l’idrope può generare disequilibrio soggettivo ovvero percezione solo soggettiva di non essere in equilibrio o di faticare a mantenerlo come sopra un barca instabile?

Precisiamo subito una cosa. Poiché questo disturbo specifico spesso si associa ad altri disturbi come senso di confusione, testa piena, stordimento ecc.., tutti questi ultimi con l’orecchio in sé non hanno nulla a che vedere. Per disequilibrio intendiamo una forma specifica di vertigine (ovvero di percezione di movimento non reale) e di quello adesso parliamo qui.

E’ sempre, come per tutte le vertigini d’altronde, un problema di INPUT PERIFERICO e mai di alterata elaborazione centrale o di esecuzione perché non c’è una VERA INSTABILITA’ (che quella si potrebbe essere di natura centrale  / neurologica) ma solo la percezione soggettiva di instabilità che è cosa completamente differente. Se poi c’ è anche instabilità reale, in questo caso questa non è prodotta direttamente dall’orecchio, ma deriva dai tentativi di correzione non necessari visto che non c’era alcuna instabilità da correggere e il paziente era già in equilibrio.

Con i miei pazienti con il mio solito voler portare esempi strani… uso a volte la metafora del geloso immotivato e del cornuto. Il geloso senza motivo ha sensazione soggettiva di essere cornuto ma non lo è… 🙂 e a causa della sua sensazione non corrispondente a  realtà mette in atto comportamenti sbagliati basati su quella sensazione che sia cornuto, fino che quei comportamenti non lo portano poi magari ad essere cornuto davvero. Più chiaro di così 🙂

Ma in che modo l’idrope agisce in questo caso?

Qui non c’entrano nulla i canali semircolari (gli unici peraltro che i miei colleghi specialisti sembrino conoscere) responsabili della vertigine acuta.. ma quel che non funziona in modo adeguato e simmetrico sono le macule dell’utricolo e del sacculo..  ovvero specifici recettori di posizione e di gravità oltre che sensibili alle accelerazioni  “lineari” (ovvero su e giù, avanti e indietro, sinistra e destra, mentre i canali semicircolari sono sensibili alle rotazioni su tre piani nei quali è possibile ruotare la testa).

La nota frase “due pesi e due misure” (che ha uso completamente differente 🙂 ) rende benissimo il concetto qui…

Se uno dei due labirinti ha un “peso” diverso dovuto a un eccesso di liquido la stimolazione sui recettori corrispondenti è asimmetrica e quindi i recettori “misurano” la nostra posizione in modo .. inesatto.. incongruente..

Se a causa dell’eccesso di liquido, ad esempio, l’utricolo di destra riceve una stimolazione  maggiore di quello sinistro, l’informazione che è invia al cervello è ad esempio che il corpo pende a destra di 10° gradi… Contemporaneamente quello di sinistra dice però che è in asse.. perfettamente al centro. Il cervello va in tilt.. e non sa più a chi credere e non sa più che tipo di correzione applicare in automatico.
Da li la spiacevole sensazione di disequilibrio che peggiora più si cerca di correggere il problema (vedi sopra per geloso e cornuto) e più si sente il bisogno di correggere il disequilibrio e la propria posizione, il che spiega anche l’importante ruolo dell’ansia e dei fattori psichici e dall’attenzione specifica sl disturbo, ancor più che per altri sintomi, per il disequilibrio soggettivo.


Come l’idrope può generare la sensazione di orecchio chiuso o pressione nell’orecchio (fullness)?

Sembrerebbe la risposta più facile da dare.. Ovvero c’è troppo liquido e l’orecchio lo.. “sente” (percepisce)..
Peccato però che recettori di pressione nell’orecchio interno nessuno li ha mai trovati (magari ci sono ma non lo sappiamo) anche se logica vuole che dovrebbero esserci  e che sarebbero un ottimo metodo per mantenere la corretta regolazione dei liquidi. E infatti secondo me ci sono ma non lo sappiamo 🙂

In realtà questi recettori di pressione ci sono invece sicuramente nella mucosa dell’orecchio medio e la pressione dell’orecchio interno può indirettamente aumentare quella dell’orecchio medio, tanto che sembra che il disturbo si più accentuato in pazienti con funzionalità tubarica meno valida ed è di solito almeno per questo disturbo quasi  (ma solo quasi..) sempre efficace l’inserzione di un  tubicino di ventilazione transtimpanico per supplire la carente funzionalità della tuba.

Quindi dove viene avvertito il senso di pressione.. nell’orecchio interno o nell’orecchio medio al quale viene indirettamente trasmesso?
Al momento l’unica risposta certa che posso dare sui rapporto tra questo sintomo e l’idrope è NON LO SO.

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Come districarsi nelle ricerche di cure per acufeni in Internet

Prima del  2000 in internet non si trovava quasi nulla sull’argomento… o solo il solito “non c’è nulla da fare” e le poche pagine straniere parlavano solo della terapia che si stava diffondendo allora solo in USA, Germania e Inghilterra, la TRT poi rivelatasi purtroppo commercialmente vantaggiosa per chi la propone ma assolutamente non così efficace come viene propagandata.

Nel 2000 sono intervenuto io diffondendo (e pentendomene in seguito) la TRT ma diventando l’unico specialista italiano a proporre qualcosa per gli acufeni seguito dal centro di Del Bo con il quale collaboravo. In realtà già l’AIRS di Cianfrone proponeva di iscriversi alla associazione (pagando una cifra spropositata) per poter avere diritto a sperimentare cure assolutamente inefficaci sugli acufeni.

Nel 2003 ho definitivamente abbandonato la TRT rivelatasi una mezza bufala, per proporre solo cure per l’idrope, con efficacia sempre crescente… e a tutt’oggi unica cura possibile. E per molti anni era facilissimo accedere a questa informazione poiché un po’ perché avevo i domini con i nomi giusti (vista la poca concorrenza) e un po’ perché il mio sito offriva anche molto sugli altri settori visto che mi occupavo anche di altro.. ero quasi sempre primo nelle ricerche ed era facile accedere al mio sito che arrivava ad avere anche 1500 visitatori al giorno.

Una svolta in negativo c’è stata a fine 2005 quando si è cercato di farmi chiudere il sito con un procedimento dell’Ordine dei Medici assolutamente inventato ad hoc allo scopo di mettermi a tacere (non si accetta che un medico svegli i pazienti e li metta contro i medici che non vogliono curarli)  proprio incentrato sull’avere un sito senza avere richiesto autorizzazione all’Ordine dei Medici (cosa che legalmente non possono chiedere e infatti sono stato assolto). Di fatto però ho dovuto momentaneamente oscurare il sito perdendo tantissimo nel posizionamento su Google e altri motori di ricerca e da allora per mantenere visibilità sono costretto a pagare Google sempre di più per rendermi visibile.

Con gli anni sono cresciuti sempre di più i siti di medici specialisti o centri dove si parla di acufeni, ma soprattutto sono diventati molto accessibili e spesso in prima pagina articoli di giornale che sparano notizie assurde, nonché forum e gruppi vari dove si semina più disperazione che speranza, e tutto questo ha danneggiato moltissimo la possibilità di diffondere informazione corretta visto che il paziente che prima aveva o nulla o me.. e la proposta di una cura funzionante, si è venuto a trovare sommerso di mala informazione e truffe varie.

Nell’ultimo anno ma soprattutto negli ultimi mesi però si assiste a un fenomeno davvero sconcertante. Grazie alla maggior disponibilità probabilmente di soldi da investire in esperti in posizionamento nei motori di ricerca e in pubblicità, ormai ai primi posti oltre a qualche sito non specifico, troviamo soprattutto le grandi aziende di protesizzazione acustica come Amplifon, Widex, Oticon, Phonak ecc…. che indirizzano i pazienti verso l’acquisto di dispositivi piuttosto che verso cure essendosi sensibilizzati molto verso gli acufeni e le possibilità di guadagno… e la disperazione dei pazienti dopo essersene fregati per anni… puntando più sulla vendita di protesi acustiche.

Questo sta inevitabilmente relegando non solo me ma anche tutti i medici specialisti o centri che si occupano di acufeni da più tempo a pagine successive con perdita notevole di visibilità…

Ormai chi si limita a cercare con la parola “acufeni” ad esempio, su Google.. deve girare molte pagine per trovare il mio sito… (a meno che non incappi fortunatamente nell’inserzione a pagamento, ma anche quella spesso compare raramente sotterrata nel ranking da inserzioni di aziende di protesi), ma anche molte pagine per trovare altri medici o centri che prima apparivano sempre in prima pagina. Nonostante tutto io lavoro lo stesso seppur con periodi ovvi di calo, grazie al passaparola di pazienti soddisfatti ma la diffusione dell’informazione ne risente moltissimo e ho deciso di svegliarvi un po’ anche su questo argomento.

Come muoversi allora? Come capire cosa vale la pena guardare e cosa no?

Istintivamente per evitare di commettere errori vi direi  in modo onesto e diretto di non cercare su google ma di andare direttamente al mio sito www.drlatorre.info e basta e al di là del fatto che può sembrare solo auto-propaganda le cose stanno drammaticamente davvero così. A tutt’oggi non sono a conoscenza di nessuna soluzione alternativa alla terapia da me proposta e a me come specialista, per la cura degli acufeni, il che vi assicuro che mi rende tristissimo e non certo felice di questo triste primato ed esclusiva. E questo non è perché io sia un genio o chissà che ma perché nessuno si mette a seguire questi pazienti difficili se non ha un ritorno economico ben superiore a quello che si può chiedere proponendo terapia anti-idrope. E quindi o ve lo dovete tenere o dovete pagare.. per tenervelo comunque.

Ma per diritto alla libertà di scelta e opinione ecco il mio consiglio su cosa fare con le altre pagine.

  1.  SE LA PAGINA CORRISPONDE A UNA AZIENDA (lo capite dal nome, come quelli elencati sopra).. saltatela a priori a meno che non vogliate comprare degli apparecchi acustici e ricordando che spesso quel che l’azienda madre dice o propone il piccolo commerciante audio protesista nel suo negozietto locale manco lo sa.
  2. SE LA PAGINA HA UN TITOLONE COME ..SCOPERTA LA CAUSA.. TROVATA LA CURA.. e vi parla di ricerche in America sui topi o cose simili..  saltatela a priori perché sono balle o pagine che esaltano travisandoli risultati di ricerche ancora in atto.. o se volete leggerle, ponetevi sempre la domanda.. “OK.. qui tutti dicono che presto.. ci sarà una cura.. ma ha senso aspettare quando chi propone una cura già c’è?”.
    Queste pagine di notizie “WOW”.. sono peraltro a dire il vero sempre coerenti.. perché sono anni che ripetono sempre senza cambiare… che PRESTO ci sarà una cura… 🙂
    Coerenti come chi non fa mai nulla, però tutti i giorni in perfetta coerenza dice che lo farà “domani” 🙂
  3. SE LA PAGINA PRESENTA TANTISSIME CAUSE DIVERSE che spaziano dalla cervicale alla mandibola alle otiti e a tanti altro ancora.. smettete di leggere e fregatevene di qualunque proposta di terapia segua. Chi ha scritto quella pagina manco sa cosa sono gli acufeni e si è limitato a ricopiare vecchi concetti assurdi sulle cause che non sapendo che dire, tirano in ballo tutto e quindi figuriamoci come potrebbe curarli se manco sa cosa sono.
  4. SE LA PAGINA PROMETTE DI CURARVI MA NON SPIEGA COME nella maggior parte dei casi è una tuffa vera e propria per acchiapparvi… ma poi rifilarvi magari i soliti integratori o farmaci per la circolazione o per vendervi qualcosa.
  5. SE LA PAGINA PROMETTE CURE CON ALTISSIME PERCENTUALI MEDIANTE LA TRT (Tinnitus Retraining Therapy)  ricordate prima di cacciare tanti soldi che vi ho avvisato (anche nel mio sito nella sezione acufeni dove spiego il perché) che al contrario ci sono elevate possibilità che non funzioni nel vostro caso specifico e oltretutto nella migliore delle ipotesi ci vuole un anno e mezzo prima di vedere risultati, tempo nel quale avrete già smesso di piangere per quanto avete pagato inutilmente.
  6. SE LA PAGINA PROPONE CURE MA NON RENDE PUBBLICO E TRASPARENTE IL COSTO.. non fidatevi perché il motivo per non scriverlo è che o è elevato o deciso in base a quanto si pensa caso per caso di potervi spillare… Mangereste in un ristorante che non vi mette il prezzo sul menu confidando solo sull’ onestà di chi vi presenterà il conto alla fine?
  7. SE LA PAGINA OFFRE MOLTE TESTIMONIANZE DI PAZIENTI CONTENTI MA NON RINTRACCIABILI PER CONFERMARLO  ricordate che a scriversi da soli false testimonianze magari con foto di chissà chi non ci vuole molto… Fidatevi solo delle testimonianza potenzialmente verificabili.. esempio in gruppi facebook
  8. Infine, SE LA PAGINA E’ DI UN FORUM O GRUPPO DI PAZIENTI andateci pure ma ricordate che i pazienti non curano… i pazienti spesso anzi fanno solo maggior danno trasmettendo la propria sfiducia scetticismo o disperazione.

“Ma, Dott. La Torre”, qualcuno potrebbe obiettare, “escludendo queste pagine da lei citate” resta in pratica solo il suo sito… visto che è l’unico  non legato ad aziende o che non offre causa che spaziano in tutto il corpo, e che spiega accuratamente i meccanismi sottostanti e il ragionamento che porta alla terapia, e che spiega la terapia e in modo dettagliato,  e che offre al paziente la possibilità di capire davvero, e di avere se proprio servono testimonianze verificabili e non anonime, e che assolutamente non fa promesse di guarigione assoluta, e che, inoltre, se il paziente vuole rivolgersi a lei offre in trasparenza assoluta i costi (peraltro bassi) e perfino agevolazioni a chi manco quei costi bassi può pagare, mostrando che , forse, non mette i soldi al primo posto.”

Beh.. ma io infatti ve lo avevo detto che sarebbe stato onesto e diretto dirvi che purtroppo ancora oggi ci sono solo io.. Io con il mio strano modo di fare consulenza in video senza manco toccarvi, con la mia presunzione di potervi fare una cura senza manco fare un esame,  con la mia sfacciataggine di presentarmi come UNICO che vi cura (cosa che non mette mai in buona luce, meglio sbagliato come tutti che far bene controcorrente, no?), con la mia sospetta generosità di offrirvi assistenza a vita chiedendo quel che altri chiedono per 15 minuti del loro prezioso tempo, io, così strambo da sbattermi ovunque per diffondere una cura.. e io, con la mia terapia scomoda e spesso sgradita in molte sue componenti, a cominciare dal fatto che (incredibile questa mia sfacciataggine!!) pretendo “addirittura” di usare dei farmaci per curare problemi medici di salute … invece che l’erba di prato miracolosa, l’estratto di cicoria, o cure alternative… (alternative a cosa poi non lo ho mai capito).

Spero che questa lettura vi sia utile… e magari vi permetta di arrivare un po’ prima a quella seconda o terza, o pure peggio magari, pagina di Google dove potrete trovare il mi sito coperto da tanta spazzatura. E se siete cocciuti, al peggio, dopo aver perso mesi a leggere cose assurde e inutili o a farvi fregare siate magari così onesti da farmi sapere se quanto vi ho detto qui era poi così assurdo.

 

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Archiviato in Acufeni, Altro, Generale, Idrope e ADH

Sintesi e giudizio schematico delle terapie per acufeni. Quelle degli altri.

Senza scendere nei dettagli in questa sede vi elenco con un breve o brevissimo commento per ciascuna le terapie che possono essere proposte per acufeni (a parte quella per idrope da me proposta ovviamente discussa ampiamente nel mio sito www.drlatorre.info)

Tutte le terapie di cui discuterò tra poco hanno posso essere divise in quattro gruppi. Quelle dirette alla presunta causa (sbagliata),  quelle che non danno importanza alla causa puntando direttamente a ridurre la percezione dell’acufene, terapie basate su modifiche a livello neurale o cerebrale, e quelle che sono truffe vere e proprie spacciate come cura dell’acufene.


Terapie mirate al trattamento della causa (sbagliata)


VASODILATATORI E FLUIDIFICANTI DEL SANGUE

Sono completamente inutili perché se anche il problema fosse circolatorio ci sarebbe stato allora un danno permanente irrecuperabile dopo pochi minuti.

CURE ODONTOIATRICHE O BITE

Completamente inutili se prescritte per acufeni. Denti e ATM non hanno nulla a che vedere con i veri acufeni. In qualche caso si tratta di vere truffe soprattutto quando otorinolaringoiatra e odontoiatra o gnatologo sono in qualche rapporto economico tra loro.

INTERVENTI SU ORECCHIO MEDIO

Non sono cura per acufeni eventuali interventi per recuperare una eventuale ipoacusia trasmissiva, es. otosclerosi. Il beneficio se c’è è solo di recupero del mascheramento ambientale dovuto alla correzione della ipoacusia trasmissiva.
A volte un intervento di stapedioplastica “potrebbe” alleggerire la pressione nell’orecchio interno, ma è solo una mia idea al momento.

INTERVENTI CHIRURGICI EXTRA ORECCHIO

Non esiste alcuna procedura chirurgica fuori dall’orecchio in grado di dare benefici sugli acufeni.

TERAPIE VARIE SULLA CERVICALE DI QUALUNQUE TIPO

Non avendo la cervicale nulla a che vedere con l’orecchio e meno che mai con gli acufeni, non servono assolutamente a nulla in modo specifico.  In qualche caso queste rientrano nel gruppo delle truffe vere e proprie come quelle che propongono di mobilizzare le vertebre e in particolare la prima vertebra, l’atlante.

ANTIBIOTICI O CURE “ANTICATARRALI”

Non avendo naso e gola o orecchio medio nessuna correlazione con gli acufeni e prescritte solo per ignoranza di non aver capito manco cosa siano gli acufeni, non servono ovviamente a nulla

AGOPUNTURA

La inserisco qui perchè non saprei dove inserirla. Non posso però giudicare visto che entriamo su un altro pianeta ovvero quello della fanta-anatomia e fanta-fisiologia cinese, ovvero che siamo fatti in maniera diversa da come viene insegnato ai medici. Ma non mi risulta funzioni per nessuno per acufeni, manco sui cinesi.


Terapie che non danno importanza alla causa ma mirano a ridurre la percezione dell’acufene


TRT – TINNITUS RETRAINING THERAPY

Può essere utile in casi selezionati di acufeni presenti da molto tempo non fluttuanti e senza ipoacusia associata, ma dura tanto e costa tanto. Rispetto a come promossa non ha assolutamente i risultati che vengono promessi.  La conosco bene avendola importata io in Italia e poi abbandonata. Allo stesso tempo potrebbe essere inserita nel gruppo successivo in quanto di fatto mira a creare modifiche vere o presunte nei circuiti cerebrali sfruttando la cosiddetta plasticità cerebrale ovvero la modificabilità col tempo dei rapporti tra i neuroni. Le basi sono giuste ma in pratica poi non funziona granché.

TECNICHE DI MASCHERAMENTO VARIE

In generale si tratta di una terapia solo sintomatica che dà benefici limitati e temporanei  e non cura, ma può rappresentare la forma più rapida di sollievo che il paziente ha disponibile in caso di fallimenti di una terapia per idrope o durante questa.
Purtroppo a meno di non usare metodi economici fai da te (peraltro spesso di simile efficacia) è in generale una soluzione piuttosto cara ma qualcuno sta cominciando a proporre generatori di rumore a noleggio il che mantenendo costi bassi potrebbe consentire l’abbinamento con la mia cura dell’idrope, fermo restando che non da soli non curano nulla. Qualcuno sta studiando e proponendo tecniche di mascheramento selettivo che potrebbero essere più efficaci del mascheramento con rumore bianco a banda larga ma resta il fatto che si tratta di terapie sintomatiche.

PROTESI ACUSTICHE

A parte l’aiuto sull’udito che non è la causa degli acufeni così come gli acufeni non  sono la causa della ipoacusia, non curano gli acufeni oltre un possibile lieve beneficio dato dal recupero del mascheramento ambientale. Per protesi abbinate a generatore di rumore vale quanto detto sopra circa TRT e mascheramento.


Terapie che agirebbero a livello del sistema nervoso centrale o periferico


TENS – STIMOLAZIONE ELETTRICA NERVOSA TRANSCUTANEA

Tentai moltissimi anni (1998-1999 circa) fa ma senza particolari risultati. Non funziona, e sebbene io la abbia provata perché provo tutto, non ho mai capito come dovrebbe funzionare, ma credo non la proponga più nessuno.

STIMOLAZIONE MAGNETICA TRANSCRANICA

Non ho sufficienti competenze per formulare critiche dirette ma non sono a conoscenza di successi e non capisco come dovrebbe ottenerli. Però in questo caso è un mio limite e prometto di approfondire al più presto.

NEUROFARMACI

Un momento, ma i neurofarmaci non li prescrive anche lei Dott. La Torre? Si, certo, ma come cura per l’idrope filtrando lo stress per ridurre il rilascio dell’ormone antidiuretico, non come metodo per agire solo sull’ansia o ridurre la percezione dell’acufene o limitarne il fastidio anche se poi certamente ottengo anche questo. Fortunatamente qualche otorinolaringoiatra sta incominciando a capire che servono e li prescrive, ma difficilmente ottengono risultati se usati da soli come unica terapia, e quando li ottengono spesso questi sono limitati al periodo di trattamento. E pensare che basterebbe iperidratare (ovvero farlo bere molto) il paziente per aumentare le possibilità di cura e impiegarli come cura anti-idrope. E non tutti comunque funzionano nello stesso modo e con la stessa efficacia.


Le truffe (sapendo di truffare) ovvero “bufale vere e proprie”

INTEGRATORI TIPO ACUVAL, ACUFEN, OTOFISK, TINNIT ecc

Sono delle vere e proprie truffe sapendo di truffare  in quanto contengono solo sostanze che non hanno nessuna possibilità di ottenere benefici se non come placebo eppure per ingannare volontariamente gli danno nomi accattivanti. Anche tutti gli altri tipi di integratori, supplementi ecc non servono a nulla ma almeno non vengono spacciati come cura dell’acufene.

LASER PER ACUFENI

Truffa totale che si dichiara tale promettendo di favorire la rigenerazione delle cellule ciliate, che non possono rigenerare.


Se  ho dimenticato qualcosa e ce ne sono di sicuro di altre proposte da discutere segnalatemelo nei commenti e lo aggiungerò e commenterò.

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Una terapia “innovativa” per acufeni

Questo articolo conteneva accuse palesi di diffondere un messaggio pubblicitario ingannevole dirette alla cosiddetta “Acufene Clinic” che si presentava tra l’altro con questo banner pubblicitario e altri ancora proponendosi come centro per la cura degli acufeni e in pratica come centro per la TRT quando poi è emerso che le cose stanno in molto molto differente che non esiste alcun controllo reale sulla qualità delle prestazioni mediche dei medici coinvolti e spacciati come esperti  di acufeni e che alla fine in un modo o nell’altro i pazienti venivano portati a terapia non medica sintomatica, che poi è risultato essere ben differente dalla nota TRT sebbene ne usasse il nome.
E’ stato inoltre evidenziato e ammesso che alla fine non c’è particolare esperienza visto che sono stati trattati appena una trentina di pazienti.

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L’intelligenza del suo rappresentante Federico Rustici, audioprotesista e titolare del centro e della iniziativa, ha fatto si che sia stato aperto un dibattito pubblico che trovate tutto nei commenti che non solo ha portato a conclusioni costruttive ma ha dimostrato il ravvedimento del Dott. Rustici che al momento ha messo il sito off line in manutenzione in attesa di rivederne completamente i contenuti e lo stesso progetto che sta dietro.

Nella difesa alle mie pesanti accuse di disonestà e non trasparenza, il Dott. Federici ha rivelato in modo credibile al contrario di aver capito lo sbaglio commesso, dettato forse più da inesperienza che non da reale malafede e ne ha ricavato anzi secondo me pubblicità positiva indiretta, che sono ben lieto abbia in tal caso, come uno fuori dal coro e onesto che si batte per un modo diverso di lavorare anche contro la sua stessa categoria professionale. “Ha sbagliato” e andava rimesso in carreggiata, ma non “è sbagliato”… il che sono due cose ben diverse.

Attendiamo successivi sviluppi ma come leggerete nei commenti sono molto soddisfatto di come la cosa abbia preso una piega costruttiva. Confidando ovviamente che poi alle parole seguano i fatti.

Leggete la sequenza dei commenti per capire la vicenda e le sue evoluzioni.

 

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Tre autocritiche (costruttive) al ruolo esclusivo dell’idrope per acufeni fluttuanti che nessuno mi ha mai fatto…

Se i medici manco  leggono il mio sito  e si disinteressano completamente all’argomento e i pazienti non hanno conoscenze sufficienti per farle loro le critiche ovvio che sono costretto a farmele da solo.

Ci ho pensato molto, negli anni, perché sono anni che mi pongo alcuni dubbi, ma finora ho ritenuto che potesse essere “pericoloso” fare una autocritica che poteva essere fraintesa come debolezza del ragionamento di base che è fondamentalmente corretto e che è alla base della cura che ne deriva e dei sui indiscutibili successi. E non avrebbe avuto poi nessuna utilità pratica. Ora mi sento pronto per farle delle autocritiche al ragionamento di base perché ho trovato il modo di renderle almeno in parte utili dal punto di vista pratico.

Partiamo dalla base: “Ogni acufene con fluttuazioni di intensità tali da essere evidentemente percepibili nel silenzio in condizioni base, assenza di competizione esterna e mascheramento da parte del rumore e a parità di attenzione prestata è sempre almeno in parte dovuto all’idrope e con l’opportuna terapia anti-idrope, trattabile. Se la fluttuazione determina reversibilità totale e quindi fasi di comparsa e scomparsa dell’acufene , quell’acufene è allora dovuto ESCLUSIVAMENTE  all’idrope e questo esclude danni permanenti come possibile causa di acufene.

Esclusivamente? Forse NO…

Con la mia ben nota mania degli esempi pratici, pensate al cambio tra due valute ad esempio tra euro e dollaro e alle sue fluttuazioni. Se non prendete come riferimento un altra valuta non avete nessun modo di saper se la variazione è dovuta a aumento o riduzione del valore dell’uno o dell’altro. E’ il dollaro che cresce o l’euro che cala?.. o magari entrambi? Ma se poi confrontate con altre valute e vedete che una delle due perde o guadagna con tutte le altre mentre l’altra magari non cambia, potete darvi una risposta.
Dire solo.. l’euro scende o cala comparandolo a una sola valuta quindi non tiene conto della variazione dell’altra componente di riferimento della “coppia”.. Questo ragionamento avrebbe senso solo se una delle due valute avesse valore fisso immodificabile. Ad esempio se il dollaro avesse sempre lo stesso valore fisso un eventuale variazione del cambio tra le due potrebbe solo ovviamente essere imputata a maggior o minor valore dell’euro.

Nel mio modello-teoria (che poi tanto teoria non è basandosi su dati certi di anatomia e fisiologia) io tengo sempre conto di un solo valore… l’intensità dell’acufene come espressione di una aumento o riduzione del fenomeno che lo “produce”…

Ma.. e se esistessero anche meccanismi di tipo inibitorio o elementi intermedi tra quella produzione e l’effettiva percezione finale o comunque in grado di agire da cofattori insieme all’idrope stesso?

Tre elementi che certamente potrebbero essere in causa come cofattori in effetti ci sono e forse è il caso che si cominci a tenerne conto sebbene  sia assolutamente confermato che nessuno di loro è il responsabile primario della creazione del segnale bioelettrico che giunto a livello di coscienza definiamo “acufene”.

L’amplificazione cerebrale, la tuba di Eustachio, l’articolazione temporomandibolare.

Attenzione, nessun passo indietro o mea culpa.. Confermo assolutamente che la tuba di Eustachio e le patologie dell’orecchio medio non sono in nessun modo in grado di creare un acufene e ovviamente manco l’articolazione temporomandibolare e che da solo il cervello non si produce acufeni (quanto meno non a livello di corteccia cerebrale,  meccanismi sottostanti a livello delle vie uditive potrebbero in effetti “creare” un acufene fisso ma non ne sappiamo nulla).

In questa mia “autocritica” mi limiterò non solo a mettervi la “pulce nell’orecchio” (magari le pulci mangiano gli acufeni :-)) per stimolare il ragionamento, ma acennerò anche a possibili implicazioni che intendo presto tradurre in pratica ove possibile.

AMPLIFICAZIONE CEREBRALE E MECCANISMI INIBITORI

E se esistessero dei circuiti neuronali in grado di modificare la percezione dell’acufene a parità di meccanismo produzione? E se questi meccanismi inibitori a volte più efficaci e a volte meno fossero in parte responsabili delle fluttuazioni di percezione dell’intensità dell’acufene? E’ possibile che l’efficacia indiscutibile dei neurofarmaci agisca non solo quale ombrello antistress o come riduzione dell’ansia anche su qualche aspetto di tipo inibitorio potenziandolo sebbene non sappiamo quale e dove il sistema avverrebbe questa azione. Quel che non sapete infatti è che con certezza documentata oltre a un flusso di segnali nervosi tra orecchio e cervello esiste anche un flusso contrario molto minore di segnali elettrici tra cervello e orecchio ma nessuno ha mai assolutamente capito a cosa serva. Inoltre ma questo potrebbe comunque agire a livello dell’idrope esiste una innervazione neurovegetativa dell’orecchio che potrebbe determinare variazione della secrezione con un meccanismo complementare a quello dell’ormone antidiuretico a me tanto caro.

Applicazione pratica possibile: Non ci sono test specifici purtroppo per valutare questo aspetto ma potrebbe avere un senso proporre una base di neurofarmaci a dose ridotta priva di qualunque effetto collaterale da mantenere per più tempo come stabilizzatore aumentando la dose del farmaci o dei farmaci (bisognerebbe capire anche quale potrebbe avere questo effetto di tipo inibitorio considerato che io associo più farmaci) al bisogno per gestire al meglio le fluttuazioni senza dovere per forza ricorrere a una terapia costantemente a dosi alte. Ho avuto conferma che questo si può fare senza problemi purché la variazione del farmaco sia proporzionalmente contenuta e mantenuta solo per pochi giorni al massimo, ma devo essere io a prescrivere questo di volta in volta, quindi che a nessuno venga per ora in mente di applicarlo su se stessi.
Potrebbe essere, comunque, se efficace una bella rivoluzione nella terapia con neurofarmaci.

RUOLO DELLA TUBA DI EUSTACHIO E DELL’ORECCHIO MEDIO

Per chi non lo sapesse la tuba di Eustachio è quel condotto in parte fibrocartilagineo e in parte osseo che  mette in comunicazione l’orecchio medio con lo spazio retrostante le cavità nasali, ovvero il rinofaringe.

tuba

Sia ben chiaro: l’acufene deriva solo ed esclusivamente dall’orecchio interno e quindi non da otiti, problemi nasali o disfunzione tubarica.. ma…

Come molti sanno io già propongo da tempo in terapia anche insufflazioni con Otovent che aumentando la pressione dell’orecchio medio la trasmettono attraverso la finestra rotonda (unico punto di confine “debole” non costituito da robusta  parete ossea dell’orecchio interno, ma solo da una piccola membrana mobile, a parte la finestra ovale dove si inserisce la staffa) allo scopo (almeno secondo la mia idea) di “spingere” per quanto sia possibile farlo i liquidi in eccesso verso il loro punto di naturale deflusso e riassorbimento, il sacco endolinfatico.  Sullo stesso principio si basa inoltre anche la possibile efficacia della terapia iperbarica che ai fini dell’orecchio interno altro non fa che dare pressione (non è l’ossigeno ad aiutare ma la pressione)

E l’Otovent spesso fa… ma fa davvero solo quello o magari cura anche una insufficienza tubarica che pur non producendo di sicuro l’acufene potrebbe avere un ruolo?

Immaginate un altro esempio che spesso uso. Molti sanno che a Roma quando piove alcune strade diventano fiumi perché non funzionano i tombini. Ovvio che la causa primaria è la pioggia, ma se i tombini scaricassero adeguatamente il problema sarebbe senz’altro ridotto o richiederebbe un diluvio più intenso per dare in effetti delle conseguenze.

E se una non corretto funzionamento della tuba determinasse una ridotta capacità di scarico della pressione dell’orecchio medio e quindi questo impedisse a sua volta con meccanismo in direzione contraria a quello con cui dovrebbe agire l’Otovent, un adeguato scarico della pressione da parte dell’orecchio interno? In tal caso se così fosse a parità di volume dei liquidi la loro pressione seppur stiamo parlando di quote minime (ma chi lo sa quali quote servono a dare sintomi) potrebbe variare a seconda della capacità di scarico della tuba… E in effetti il sintomo che definiamo “fullness” ovvero il senso di pressione o orecchio chiuso spesso associato ad aumento transitorio dell’acufene, potrebbe derivare dall’orecchio medio (pur se dipendente dall’idrope dell’orecchio interno) piuttosto che non non direttamente dall’orecchio interno dove in effetti fibre nervose sensibili agli effetti pressori non sono mai state riscontrate.

Non sarà quindi il caso di dare maggior importanza alla tuba e alla sua capacità di equalizzazione pressoria rispetto a quanto (anche per combattere chi erroneamente attribuisce a naso tuba e catarro, l’ORIGINE PRIMARIA degli acufeni il che è assurdo)?

Qui i test diagnostici ce li abbiamo eccome e sono alla portata di tutti e possono essere fatti ovunque anche se poi di fatto raramente vengono eseguiti. Mediante l’impedenzometria infatti ma anche da soli anche se in modo meno preciso e meno obiettivo è possibile valutare la capacità della tuba  di smaltire l’eccesso di pressione dato con una manovra di Valsalva ovvero autoinsufflando l’orecchio chiudendosi le narici e spingendo (la cosiddetta manovra di compensazione che si fa durante una immersione o in aereo in fase di atterraggio). Io li facevo regolarmente quando facevo ancora esami ed in effetti riscontravo spesso anomalie monolaterali e spesso proprio dal lato dell’acufene o dell’idrope sintomatico in caso di problemi da un lato solo.

drenaggioE infatti questa cosa la sospetto da tempo  e già molti anni fa mi portò a proporre quale ulteriore ausilio terapeutico l’inserzione di un tubicino di ventilazione (drenaggio) attraverso la membrana del timpano (cosa già proposta da molti altri prima di me in realtà anche per l’idrope e da me “copiata”), una semplice procedura nata in realtà per togliere il catarro dall’orecchio medio e prevenirne la riformazione. Anzi per un certo periodo di tempo questo è stato proposto sistematicamente a quasi tutti i pazienti visto che nella mia “clinica” avevo anche la mia sala operatoria personale e la cosa era facile quindi da attuare. Ma si trattava pur sempre di una procedura chirurgica, con dei costi per il paziente, peraltro e alla fine anche se la procedura stessa offriva perfino il vantaggio di potersi auto-somministrare cortisone nell’orecchio, non verificando vantaggi tali da giustificare la procedura in TUTTI i pazienti l’ho abbandonata.

Non avrebbe alcun senso in effetti proporla sistematicamente a tutti ma perché non farlo con i casi più difficili, con quelli che nonostante tutto continuano ad avere evidenti fluttuazioni, soprattutto se l’auto-esame di screening (che possono fare tutti in un attimo da soli), magari confermato da test di funzionalità tubarica con impedenzometria, rivelasse che in effetti la tuba scarica meno?

Purtroppo qui tra il dire e il fare c’è di mezzo… il dottore.

Io ormai come sapete da anni faccio praticamente solo consulenza via skype e non avrebbe senso cambiare le cose solo per questo credo  8anche considerato che i miei pazienti vengono da tutta Italia (mentre io in Italia non vivo più da anni) e da tutti i continenti, e purtroppo la quantità di disponibilità alla collaborazione della maggior parte miei colleghi specialisti è pari a quella di una zanzara alla quale chiedi per favore di non pungerti.

Mé poiché citando il noto film Pretty Woman (quello stupendo con Richard Gere e Julia Roberts), “Non sono mai gentili con la gente: sono gentili con le carte di credito” e considerato che di per sé la procedura (in anestesia locale) non costa tanto (qualche centinaio di euro al massimo se non sono ladri) e la possono davvero fare in tanti (oh, poi al peggio mi organizzerei io se funzionasse per fare delle sedute in Italia ogni tanto e farne io un po’ in serie a chi ne ha davvero bisogno che alla fine guadagnare non fa schifo manco a me :-), non sarà il caso di vedere se qualche specialista locale fosse disposto a collaborare in tal senso a condizione che lo specialista in questione si limiti a fare il chirurgo e a fare questo buchino nel timpano e inserirvi il tubicino di ventilazione senza dire o proporre  nulla di altro sull’acufene (almeno non prima di aver capito cos’è un acufene 😦 ) ?

Qualche volta la cosa in realtà a qualche paziente la ho già accennata… ma inserirla come procedura di routine nei soli pazienti in cui la terapia non sembra essere sufficientemente efficace a controllare le fluttuazioni (migliorano tutti in realtà ma a volte non basta) o quando siano controindicate altre terapie utili (ad esempio cortisone, uso di neurofarmaci, fleboclisi o la stessa camera iperbarica il cui problema oggi sta in realtà nella distanza magari da dove il paziente vive e nel costo a carico del paziente più che reali controindicazioni mediche) potrebbe qualcosa e forse non poco alla terapia quanto meno in casi selezionati.

Ma il cosiddetto drenaggio transtimpanico (che in realtà nel nostro caso “drenerebbe” solo pressione e non liquidi come quando lo si usa per far uscire il catarro bloccato nell’orecchio) non è peraltro l’unica soluzione… Cosa impedisce a quella tuba di funzionare correttamente pur senza essere completamente bloccata (altrimenti avrei altri problemi come l’inevitabile accumulo di catarro nell’orecchio medio). Ad esempio un muco vischioso e “colloso” che potrebbe rendere più difficile la separazione delle pareti morbide della tuba tra loro e quindi la sua apertura, o un suo rigonfiamento (edema – magari anche questo giustifica l’efficacia del cortisone).. quindi perchè non provare ad aggiungere… attenzione che qui faccio una rivoluzione .. a tutti .. un mucolitico (sciogli-muco) in terapia e vedere che succede.

Mucolitico..per acufeni…? La Torre è impazzito… ? No, purtr0ppo solo continuo con questo brutto vizio di pensare che mi accompagna da molti anni e che da molti anni applico nel mio lavoro. E no, non sono impazzito, se avete seguito il ragionamento fatto finora… Non sarebbe né per l’idrope né per gli acufeni ovviamente, sarebbe per vedere se questo permette alla tuba di aprirsi più facilmente e di smaltire meglio semmai l’eccesso di pressione trasmesso all’orecchio medio dall’idrope dell’orecchio interno, nell’eventualità che a volte magari non sia l’idrope a variare (ovvero il volume di liquido in eccesso, che ovviamente ci deve essere o non avremmo l’acufene) quando varia l’intensità, ma la maggior o minor capacità della tuba di compensarlo.

ATM (articolazione temporo mandibolare) e ACUFENE: davvero nessun rapporto?

Non provate nemmeno per un attimo a pensare che io intenda togliere dal mio video sugli acufeni Totò che dice a chi (immaginariamente) sostiene questo: “Ma mi faccia il piacere“. Eventuali disfunzioni dell’articolazione NON POTRANNO MAI CAUSARE ACUFENI O ESSERE LA PRIMA CAUSA DI ACUFENI ma semmai solo di veri rumori oggettivi percepiti dall’orecchio che non sono acufeni.

Ma se qualcuno sapesse leggere le mie espressioni (maschero bene) potrebbe capire l’enorme imbarazzo che ho quando un paziente, e capita spesso, mi chiede perché allora quando muove la mandibola l’acufene si modifica o compare un nuovo rumore.

Non lo so, questa è la verità, però anche basandomi su esperienza personale (succede in modo evidente anche a me personalmente, posso solo fare tre ipotesi che sono quelle che senza troppa convinzione in realtà, giro al paziente.

1. Aumento della percezione cerebrale come avviane ad esempio facendo qualunque contrazione muscolare anche fuori dalla muscolatura masticatoria? Poco credibile in realtà.

2. Presenza di un ligamento (anzi due, il ligamento anteriore mediale e il ligamento discomalleolare) tra atm e martello, un ossicino dell’orecchio medio, che quindi possa cambiare qualcosa modificando la posizione della staffa e quindi agire in qualche modo sulle pressioni dell’orecchio interno? Complicato da immaginare ma potrebbe avere un senso, o magari generare un altro tipo di rumore meccanico che crediamo acufene. In alternativa potrebbe essere invece una attivazione del muscolo tensore del timpano che potrebbe avere un ruolo, e alcuni già ne parlano, nella regolazione delle pressioni dell’orecchio interno e quindi dell’idrope.

3. Stiramento della capsula articolare? Accettabile per un ronzio come nel mio caso personale ma meno spiegabile per un eventuale fischio. Nel mio caso (e quindi probabilmente non solo nel mio) è anche l’ipotesi più probabile perché inserendo un fonendoscopio nel condotto uditivo si può sentire.

4. Modifica delle apertura tubarica (anatomicamente sono in relazione)? Ci può stare, soprattutto se si accompagna a variazione della fullness (senso di orecchio chiuso) ma non spiegherebbe come l’aumento/modifica dell’acufene senza ritardo o senza latenza si verifichi esattamente con la modifica della posizione della mandibola e scompaia esattamente nel momento in cui si fa tornare la mandibola nella posizione originaria.

Quest’ultima considerazione mi porta a pensare più all’ipotesi meccanica diretta (ipotesi 2 o 3) come responsabile nella maggior parte dei casi.

Cosa si può fare a livello diagnostico?

kinesiografia.jpgIn passato faci studiare dal mio consulente gnatologo oltre 100 pazienti in sequenza con acufeni con la kinesiografia computerizzata mandibolare (vedi figura) che studia la dinamica della occlusione e l’articolazione, non riscontrando MAI (e il dato mi sorprese perché credevo che anche prendendo persone a caso nella popolazione generale ci fossero più casi positivi). Il mio onestissimo e competente consulente, Il Dott. Fabrizio Panti di Roma, che avrebbe avuto tutto l’interesse peraltro a trovare pazienti da mettere in trattamento non ne trovò nemmeno uno all’epoca nel quale fosse giustificabile mettere un bite sulla base delle alterazioni di movimento documentabili con l’esame. E questo indirettamente ci dice già che non dobbiamo ricorrere al bite come terapia che infatti è noto togliere soldi ma non acufene.

Potrebbe essere invece utile, sempre usando l’impedenziometro eseguire quel test di funzionalità tubarica già citato parlando del possibile ruolo della tuba sia con la mandibola in posizione normale sia in progenismo forzato (ovvero con la mandibola portata forzatamente in avanti) nonché a bocca aperta e a bocca chiusa, e valutare anche con una tecnica in realtà non complicata se lo si sa fare  eventuali modifiche dell’impedenza dell’orecchio medio in occasione di movimento mandibolare.

Solo che a differenza delle considerazioni su neurofarmaci e tuba qui qualunque riscontro non avrebbe alcuna applicazione pratica ai fini della terapia, visto che al paziente non credo interessi assolutamente ai fini della cura, togliere il momentaneo transitorio aumento o modifica dell’acufene nel momento in cui fa volutamente un movimento anomalo della mandibola solo allo scopo di verificare l’aumento o meno dell’acufene. A livello puramente scientifico sarebbe interessante e quindi magari perché no, chiederò ai pazienti di farlo se la cosa sarà fattibile e semplice, ma certamente non per questo ricorrerò a un bite o un intervento chirurgico per sezionare quei legamenti o il tendine del tensor timpani (sarebbe prematuro ora quanto meno in assenza di alcuna certezza), anche qualora si riscontrasse una positività di un determinato test.

Ma anche questo apre comunque un possibile futuro livello di ricerca.

CONCLUSIONE

Mentre quindi per il discorso sull’aumento transitorio e volontariamente provocabile dell’acufene per movimento della mandibola possiamo nella pratica fare ben poco, di utilità pratica e applicabile sin da ora è il ragionamento circa l’uso dei neurofarmaci a dosi variabili e sull’eventualità di impiego di mucolitici e se necessario e solo in casi selezionati dell’inserimento del drenaggio.
Se alcuni miei pazienti attuali o pregressi lamentassero nonostante la terapia ancora fluttuazioni eccessive dell’acufene tali da richiedere una cura, contattatemi per valutare anche queste possibilità a livello sia diagnostico che terapeutico

 

 

 

 

5 commenti

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Con quali criteri viene personalizzata la terapia di avvio anti-idrope?

Ormai da molto tempo io non faccio più una sola terapia anti-idrope ma uso in modo diverso le varie componenti della terapia fermo restando che queste varie componenti hanno punti di attacco differenti e che non esiste nessun modo obiettivo se non l’esperienza (che comunque può non essere sufficiente) per stabilire come si dovrebbe avviare in ogni specifico paziente.

idrope-terapia

L’ideale è sempre fare tutto, ma quel tutto potrebbe essere troppo stressante per il paziente e lo stress stesso potrebbe essere controproducente quindi si valuta molto la persona, il suo stile di vita, il suo grado di fiducia, la sua capacità a comprendere la cura, le sue aspettative, la sua disponibilità nel farsi seguire e rispettare i controlli richiesti ecc… paramenti che spesso sono molto più importanti che non i sintomi stessi riferiti o la loro durata. Infine contano anche i parametri pratici come ad esempio il fatto di vivere all’estero, la necessità di viaggi, turni di lavoro notturni ecc… e le controindicazioni mediche, altre patologie concomitanti, interventi recenti o in programma, cortisone appena fatto, altri farmaci attualmente assunti. Insomma costruire la terapia ritenuta più giusta non è facile e sono tante le cose da tenere in considerazione.

Fermo restando che stiamo parlando dell’avvio e spesso poi in corso di terapia si deve cambiare programma o aggiungere nuove componenti valutando i risultati.

Ma in base ai sintomi ecco più o meno (ma vado molto a braccio senza schemi rigidi) quali sono i criteri.

Il disequilibrio soggettivo o l’iperacusia richiedono quasi sempre anche l’impiego dei neurofarmaci così come le vertigini ricorrenti se hanno modificato la vita del paziente e qualunque disturbo se esiste una compromissione del sonno, fattori di stress evidenti, o stati di ansia siano essi considerati causa o conseguenza evidenti.

La sola fullness spesso si risolve anche solo con dieta e cortisone e otovent.

L’ipoacusia se stazionaria, di solito non si sblocca senza fleboclisi di mannitolo, mentre per l’ipoacusia fluttaunte sembra essere molto importante la dieta

L’acufene fluttuante molte volte si gestisce anche senza ricorrere a neurofarmaci che comunque sono indicati almeno a mezza dose..

ecc…

Esiste però una strutturazione della terapia inevitabile che possiamo separare in tre binari..

Quello dei neurofarmaci che segue un binario diverso..quello che partendo dall’acqua arriva fino alla terapia più intensa che prevede più cortisone, e la terapia specifica antivertigine che prevede farmaci e ginnastica.

Diciamo che la terapia comprende una o più componenti e viene combinata in questo modo

CARICO IDRICO (bere molto nel modo indicato) = SEMPRE!

+ eventuali NEUROFARMACI a dose piena o a mezza dose

+ eventuale ginnastica vestibolare e/o dimenidrato per vertigini

+ eventuale dieta con o senza cortisone (singola somministrazione o più somministrazioni) e con o senza fleboclisi (con o senza cortisone aggiunto nella fleboclisi, nel senso che non viene mai fatto cortisone o fleboclisi senza la dieta, mentre a volte può essere fatta la sola dieta senza cortisone e/ o senza fleboclisi e perfino senza neurofarmaci ma comunque col carico idrico.

Alla terapia più intensa che prevede tutto e terapia prolungata sia per via parenterale che orale di cortisone si ricorre di solito quando il paziente ha una fase acuta molto importante, o quando ha relativa urgenza di risolvere i problemi e non ci sono controindicazioni che impediscano di farlo.

 

 

 

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Acufeni: traguardi raggiunti e sfide in corso: Parte I – Cosa sono gli acufeni?

Ho cominciato a interessarmi sistematicamente di acufeni nel 2000.  Il primo passo è stato quello di verificare cosa veniva fatto all’estero e proposto in altre lingue, visto che in Italia all’epoca a parte qualche pioneristico tentativo la situazione era ferma al palo con zero terapie effettivamente proposte.

In quest’articolo cercando di mantenermi per quanto possibile sintetico e schematico (cosa non semplice per la materia, e non semplice per la mia esuberanza caratteriale e continua voglia di spiegare 🙂 ) e facendo un salto indietro nel tempo vediamo quali domande mi sono posto e che tipo di risposte sono riuscito a dare e quali ancora cercano una risposta.

In questa prima parte parliamo della DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE DEGLI ACUFENI

  • Quel che ho trovato prima di occuparmene io

    La definizione tradizionale e purtroppo ancora quella in corso, nonostante mi batta da anni per far cambiare idea è una definizione di acufene che accorpa sintomi che non hanno assolutamente nulla a che vedere tra loro.
    L’acufene viene definito come “qualunque rumore non realmente prodotto da una sorgente sonora ESTERNA al nostro corpo” accorpando in tal mondo ad esempio, fischi, fruscii, ronzii ecc che hanno non sono prodotti da NESSUNA SORGENTE SONORA né interna né esterna al nostro corpo, non sono veri “rumori” o “suoni” mancando qualunque sorgente sonora, alla percezione del battito cardiaco (erroneamente definita “acufene pulsante”) che invece ovviamente è vero “segnale acustico” percepito dall’orecchio e avente una reale sorgente sonora interna al nostro corpo, ai veri rumori meccanici prodotti dall’orecchio medio,dalla tuba o in prossimità dell’orecchio. La suddivisione dell’acufene in “soggettivo” se percepibile solo dal paziente e “oggettivo” se percepibile anche dall’esaminatore è assurda perché comporta valutazione diversa in base alla capacità dell’esaminatore di percepire e non al sintomo reale.

  • Le conseguenze della visione tradizionale

    Cercare una interpretazione comune e una soluzione terapeutica comune per sintomi assolutamente diversi che hanno una origine completamente diversa è una delle prime cause di fallimento in questo settore e fino a che questo non sarà capito non esisterà mai alcuna possibilità di standardizzare una terapia.

  • Il mio contributo e i traguardi raggiunti

    Non serviva altro che l’uso della logica per capire che stiamo parlando di sintomi diversi. Mentre nessuna parte del nostro corpo può produrre rumori di tipo continuo non intermittente (acufeni veri), nessun segnale bioelettrico, unico modo per far arrivare al cervello un segnale acustico non realmente prodotto da una sorgente sonora (ma anche la vera percezione acustica) può essere di tipo intermittente. Per cui stiamo parlando di due cose diverse che devono essere interpretate e gestite in modo diverso.
    Da tempo grazie al mio sito internet e anche mediante un video e modificando la pagina di wikipedia per quanto sia possibile agire a quel livello cerco di diffondere questo concetto, che al momento sembra sia poco recepito perfino in Italia e certamente è ignoto all’estero. Traguardo personale raggiunto da tempo quindi ma la sfida è ancora in corso. Questo diverso modo di vedere l’acufene e distinguerlo dai “non acufeni”  ha poi portato per catena logica a capire la sede di origine degli acufeni (vedi  anche https://idrope.wordpress.com/2015/07/20/acufeni-base/) e perfino a capire un possibile meccanismo in causa della percezione del battito cardiaco (vedere https://idrope.wordpress.com/2012/09/28/acufene-pulsante/

  • La sfida ancora in corso

    L’ostacolo principale da superare senza il quale ogni passo successivo diventa inutile è il far recepire questo concetto e far sì che TUTTI gli specialisti approvino questo diverso modo di definire e classificare l’acufene vero (PERCEZIONE ACUSTICA NON PRODOTTA DA NESSUNA SORGENTE SONORA) dai NON ACUFENI. Inoltre non riusciamo ancora a capire molto sull’origine dei rumori oggettivi non vascolari e non pulsanti ma sarà ben difficile arrivarci se prima non capiamo che sono altra cosa rispetto ai veri ACUFENI.

  • Il progetto per superare questo problema

    Coinvolgere i pazienti  affinché diffondano  questa informazione chiedendo loro di diffondere il video sugli acufeni da me preparato e pubblicato in rete già da anni in ogni sede possibile, sulle loro pagine facebook, sui forumRendere pubblico un breve testo contenente una semplice domanda che i pazienti devono portare al proprio specialista circa la corretta definizione di ACUFENE e chiedere al paziente di rispondere a un sondaggio indicando la risposta dello specialista.

    Per il momento l’obiettivo è quello di conquistare a questo diverso modo di vedere la definizione di acufene gli specialisti italiani tralasciando l’estero e solo se si vedrà che c’è risposta in Italia proseguire con traduzioni per altri paesi. E’ già un obiettivo piuttosto arduo da raggiungere conquistare a questo principio gli specialisti italiani.

    A BREVE VERRA’ PUBBLICATA LA SECONDA PARTE : “LA CAUSA DEI VERI ACUFENI”

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Cure per la cervicale da fisioterapista o osteopata o chiropratico: non danno alcun beneficio! (con sondaggio)

In un sondaggio i pazienti hanno espresso il desiderio che io riprenda non solo a proporre terapia e a curare come posso ma anche a smascherare truffe e terapie inutili ovvero a difendere i pazienti. 

In altri sondaggi ho chiesto quali siano le terapie “inutili” più proposte o più diffuse o più “sperimentate” dai pazienti per capire da dove iniziare.

La risposta “Cure per la cervicale da fisioterapista o osteopata o chiropratico” è fin ora la più votata sia tra le terapie proposte che tra quelle effettivamente praticate. Ovviamente stiamo parlando del ruolo di queste terapia o proposte terapeutiche ai fini della cura dei problemi di cui mi occupo, acufeni, vertigini, ipoacusia, Meniere ecc, senza nemmeno per un attimo mettere in discussione il loro ruolo per altre patologie non di mia competenza  sulle quali non mi permetto nemmeno di aprire bocca.

Pertanto ho deciso di occuparmi per primo di questo argomento, lasciando anche la possibilità ai pazienti stessi di riferire circa eventuali benefici attraverso ulteriori sondaggi.


Prima che nel XIX secolo, non proprio l’altro ieri, si capisse che il motivo per cui muovere la testa può far venire vertigini o acuirle è l’avere nella testa dei sensori di movimento (recettori dei canali semicircolari in primis) a qualcuno è certamente venuto in mente che la cosa potesse dipendere dal collo.

Eppure non è difficile capire che il collo non c’entra nulla. Basta verificare cosa succede muovendo testa e corpo insieme senza alcuna azione sul corpo. E questo lo si fa regolarmente ad esempio con un esame poco usato in Italia ma molto noto in altri paesi (un tempo lo era anche in Italia in realtà) ovvero con la prova rotatoria su sedia girevole, o prova pendolare, dove si studia la risposta dell’orecchio alla rotazione a collo assolutamente fermo. Quindi è il movimento della testa non quello del collo a stimolare. Il collo non c’entra proprio nulla.

In seguito sono arrivate teorie secondo le quali il movimento del collo strozzerebbe in pazienti con artrosi l’arteria vertebrale (una delle quattro grandi arterie per collo, due carotidi davanti e due vertebrali dietro) o stimolerebbe fibre nervose in grado di determinare vasocostrizione del distretto dell’arteria vertebrale. Ma anche quelle teorie sono solo teorie assurde. Se davvero fosse quella la causa di una vertigine ci sarebbero ben altri sintomi visto che salvo compenso attraverso vie collaterali (e allora non vi è alcun sintomo) un eventuale ischemia (mancanza di sangue) seppur transitoria e di breve durata, di un gran parte del cervello e del cervelletto, darebbe e da ben altri sintomi che non la sola vertigine. Se poi questa ischemia si prolungasse per oltre pochi minuti ne conseguirebbero danni permanenti e non certo solo a carico dell’orecchio.

Un altro tentativo di correlare le vertigini al collo, è stato quello di attribuire ai cosidetti propriocettori (recettori muscolari e articolari) la capacità di essere causa del problema. Cosa impossibile in quanto il loro ruolo è praticamente minimo se non inesistente rispetto a quello del labirinto, e la loro funzione è puramente integrativa e solo per la gestione dell’equilibrio (vero) mentre non hanno alcun ruolo nella vertigine.

Per estrapolazione poi si è scivolati nella posturologia e ci si è messo dentro di tutto, collo, mandibola, piedi e chissà cosa altro fino all’invenzione di truffe belle e buone come quelle relative all’allineamento cranio-corpo-mandibolare e così via… Insomma si è persa perfino qualunque giustificazione pratica.

Ma fin qui abbiamo parlato di vertigini. Non contento qualcuno ha iniziato a dire che la cervicale sarebbe alla base di tutto e non solo della vertigine, ma anche di acufeni e perfino di ipoacusia. Ma in realtà poi se usciamo fuori dai nostri sintomi, spesso si legge che alla basse di TUTTO ci sarebbe la cervicale, o almeno secondo quelli con la cervicale ci guadagnano, esattamente come per altre frequenti accoppiate filo-portafogliche (bel neologismo, eh? 🙂 ) organo-di-cui-mi-occupo / terapia-che-propongo.

Il tutto perdendo di vista di pari passo con l’aumentata ingenuità e disperazione della gente perfino il dover tentare almeno di spiegare al paziente perché e in che modo da quel tipo di terapia (che siano vere terapie o semplici massaggi rilassanti) ci si potrebbero aspettare dei benefici.

Perché perfino se tutte le teorie sopra elencate potessero essere vere per nessuna di loro procedure fisiche esterne sul collo protrebbe dare benefici.

Infine ecco spuntare fuori la tecnologia diagnostica d’avanguardia ovvero la diagnostica per immagini che mostra
1. Rettificazione del rachide (che non vuol dire assolutamente nulla e se è ci siete nati)
2. Artrosi cervicale, che con i criteri di diagnosi attuali credo abbiano tutti dopo i 30 anni….. ma soprattutto
3. ERNIE DEL DISCO….

Mi soffermo su queste ultime… Il record di cretinata ascoltata è un paziente con 6 ernie cervicali che ovviamente probabilmente non ha nemmeno una… Sono figlio di neurochirurghi e con le ernie del disco ci sono cresciuto in casa e credetemi…Probabilemente non ne avete NESSUNA! e anche avendo ernie del disco cervicali NON ESISTE ALCUNA POSSIBILITA’ CHE UNA QUALUNQUE TERAPIA ESTERNA LE FACCIA RIENTRARE ANCHE SOLO DI UN MILLIMETRO (solo la chirurgia può) e SOPRATTUTTO ANCHE SE AVESTE 10 ERNIE CERVICALI (cosa impossibile essendo le vertebre solo 7) NESSUNA DI LORO E’ IN GRADO DI DARE VERTIGINI, ACUFENI, O ALTRI SIMILI A NESSUNO!!!!! NESSUNO!

In conclusione, se escludiamo il beneficio rilassante di alcuni massaggi o di altre cose simili, non esiste alcuna possibilità che possiate ottenere reali benefici con terapie sulla cervicale (di qualunque genere o tipo esse siano… è proprio l’organo che non c’entra nulla.. diversi da un effetto puramente placebo o di eventuale rilassamento…

Molti pazienti però obiettano che in effetti loro anche anche contrazioni della muscolatura cervicale o dolore… Certo! Sono sempre problematiche da stress al pari dell’idrope. Il motivo per cui si possono spesso associare, ma come si associano al reflusso esofageo, alla colite, a volte alla psoriasi, alla gastrite e a molti altri disturbi psicosomatici che ovviamente non causano né vertigini né acufeni né la Meniere.

Ma ora la parola ai pazienti sia come risposte al sondaggio che come commenti, che sono sempre apprezzati e graditi.

Nella valutazione dei risultati si deve tener conto che spesso si tratta di situazioni a remissione spontanea o con fluttuazioni  e che non potendo esaminare ogni parametro le risposte sono molto generiche. Certamente ci sarà chi riferirà di aver avuto benefici, magari anche qualcuno che si dichiarerà praticamante guarito e magari anche l’intromissione di qualche “professionista del settore” che tenterà di “sporcare” l’esito, ma in un sondaggio successivo bisogna rispondere anche a quanto è costata in termini di tempo e denaro la terapia. Alle fine tireremo le somme e sia ben chiaro che alla fine saltasse fuori che la maggior parte dei pazienti che si affidano a queste cure dichiarassero benefici, e ci fosse voglia di spendere sarei ben lieti di consigliarle come cure alternative pur sempre precisando che non esiste alcun meccanismo logico di azione se escludiamo la possibilità che si tratti di costose cure anti-stress (e già sarebbe qualcosa)…

E ora il sondaggio anzi i sondaggi… diretti solo a chi ha effettuato questa cura/cure per cervicale come terapia specifica di acufeni e/o vertigini e/o disequilibrio…

ATTENZIONE: EVENTUALI MANOVRE DI SEMONT PER VERTIGINI DA PRESUNTI OTOLITI O RIABILITAZIONE VESTIBOLARE NON SONO TERAPIE PER LA CERVICALE E NON DOVETE RISPONDERE

Vediamo che efficacia specifica ha avuto la terapia


E ora vediamo quanto tempo e quanti soldi vi è costata la terapia, indipendentemente dall’efficacia


Attendo voti numerosi e commenti… magari raccontando la vostra esperienza specifica.

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Volete che vi aiuti a difendervi da “truffe” e false terapie o sapete difendervi da soli?

A gennaio 2015 dopo anni in cui parallelamente al cercare di curare al meglio la gente, attraverso il blog, facebeook e altri siti, mi preoccupavo di svelare truffe e sbugiardare false terapie, presi la storica decisione che visto che tanto sembra che molti più buttano soldi dalla finestra per disperazione e più sono contenti, di abbandonarvi alla vostra ingenuità e per così dire “farmi gli affari miei”.

Ma non interpellai i pazienti prima di decidere…ero semplicemente esausto dei continui attacchi che ricevevo in quanto “rompiscatole”.

Ora a distanza di mesi, a mente fredda, ho deciso di interpellarvi per sapere cosa ne pensate e se invece per voi è importante che io attraverso il blog e facebook riprenda la mia attività di difensore dei pazienti da truffe e bufale varie. Se vedrò risposte in numero adeguato a favore… riprenderò a farmi “gli affari vostri”… e chi se ne frega se poi ricomincerò ad essere io un bersaglio… ho imparato a scansarmi… 🙂 . Ma voglio vedere molta approvazione con risposte al sondaggio e numerosi commenti favorevoli, perché per me è uno stress aggiuntivo non da poco…

e ditemi anche quali terapie tra queste vi sono state proposte o avete davvero provato

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Acufeni: cosa sono? da dove vengono? (video + sondaggio)

La corretta definizione di ACUFENE (o acufeni, o tinnitus in inglese) è “percezione di tipo acustico non organizzata non realmente prodotta da alcuna sorgente sonora né all’esterno né all’interno del nostro corpo“.

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20 luglio 2015 · 16:41

L’acufene può essere l’unico sintomo dell’idrope

Finalmente un articolo scientifico che mi piace e che appoggia quel che da anni sostengo, ovvero che bisogna smetterla di identificare l’idrope solo con la Meniere… e che anche avere solo un acufene può essere l’unica manifestazione dell’idrope il che ne spiega il razionale della terapia.

Eur Arch Otorhinolaryngol. 2013 Nov;270(12):3043-8. doi: 10.1007/s00405-013-2380-9. Epub 2013 Feb 6.

Endolymphatic hydrops in patients with tinnitus as the major symptom.

Yoshida T1, Teranishi M, Kato M, Otake H, Kato K, Sone M, Yamazaki M, Naganawa S, Nakashima T.

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Acufene e farmaci anti-infiammatori (sondaggio)

Nonostante sia poco comprensibile il meccanismo con il quale il beneficio eventuale si dovrebbe verificare e potrebbe essere solo una casualità, occasionalmente i pazienti mi hanno riferito di notare benefici e riduzione dell’acufene quando per altri motivi hanno assunto degli anti-infiammatori  / analgesici (es. Aulin, Brufen).

Vediamo cosa esce fuori dalle vostre risposte

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Idrope e acufeni.. mentite.. inventate, se vi serve… ma almeno nominatelo…

Di idrope quale causa di acufeni in internet parlo quasi solo io… e i pazienti…

Almeno per rispetto al pubblico Internet che trova una marea di risorse sugli acufeni senza che l’idrope come possibile causa venga nemmeno nominato e poi, quando ci arriva, il mio sito dove invece si racconta addirittura che sarebbe la causa più frequente e…perfino.. l’unica curabile…  credo che i miei colleghi dovrebbero sprecare almeno due parole sull’argomento, magari anche dire che io dico solo cretinate o contraddirmi se non vogliono parlarne in termini di cura possibile… E invece niente.. dell’idrope non se ne parla proprio… e quel che trovate in rete  è per lo più finalizzato all’acquisto di qualcosa quando i contenuti non sono semplicemente antidiluviani o quanto meno molto confusi… Le cose sono due qui… o io mi invento tutto  e non esiste l’idrope (che però esiste eccome per la malattia di Meniere, con acufene come uno dei principali sintomi in tutte le lingue del mondo) e quindi tutti i risultati da me dichiarati e supportati dai pazienti sono tutti falsi.. o qualcuno qui sta cercando di nascondere possibili cure per poter continuare a proporre quelle che… rendono.. (in primis la TRT, ovvero comprare apparecchietti, ma non solo). Decidete voi..

Ho deciso di fare una piccola recensione relativamente ai contenuti, a cosa si spinge da quella pagina o da quel sito e al fatto se si parli o non di idrope sui primi link che mi compaiono su google…  cercando la parola “ACUFENI”. Continua a leggere

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Che risultati aspettarsi dalla cura anti-idrope per acufeni e/o ipoacusia?

Quel che espongo qui è parte fondamentale delle spiegazioni che do ad ogni paziente in occasione della consulenza, ma penso sia utile anche pubblicarlo qui.
Premessa fondamentale: Non esiste alcun criterio per poter etichettare come spacciato l’orecchio qualunque sia il tempo trascorso… I danni permanenti, e se ci dono danni nell’orecchio sono inevitabilmente tali, NON LI PUO’ DIAGNOSTICARE NESSUNO,, salvo biopsia che non si può fare o autopsia che aiuta poco ai fini del paziente. 
E anche lì peraltro, mancando un confronto diretto con quello che abbiamo nel vivo chi può dire che quelle che vediamo non siano solo alterazioni post mortem..?

Ma affermare che ogni acufene e ogni ipoacusia neurosensoriale siano potenzialmente curabili non significa che lo siano tutti.

Ci sono diverse situazioni che posso trovarmi davanti come specialista. quando un paziente si rivolge a me per acufeni e/o ipoacusia, tenendo presente che nessuno può essere GUARITO ovvero avere la garanzia che in futuro non ci saranno recidive, comunque trattabili. Recidive che magari non ci saranno mai, ma la certezza da me non la potete avere mai.

1. Paziente con sintomo (vale sia se sostituite alla parola “sintomo” l’acufene sia che per l’ipoacusia) fluttuante, variabile, fino a fasi, recenti, di scomparsa certa, in assenza di rumore esterno coprente ovviamente… Questo è idrope e solo idrope di sicuro non essendo ovviamente possibile che danni permanenti diano sintomi reversibili e recidivanti. Questo paziente ha sempre notevoli benefici dalla terapia. Lo chiameremo paziente di tipo RT (reversibile totale)

2. Paziente con sintomo (vedi sopra) invariabile e costante, senza nessuna variazione apparente. Questo può benissimo essere ancora idrope, ma potrebbe essere in parte o in tutto anche l’espressione di ipotetici danni permanenti che comunque perfino in caso di fallimento della terapia restano ipotetici e indimostrabili. Qui ci giochiamo la partita senza nessuna prognosi. Potremmo ottenere risoluzione totale, parziale o nulla.. Lo chiameremo paziente di tipo NR (non reversibile – spontaneamente). Ma di NR ne ho trattati tanti, anzi tantissimi,  con successo…e vale sempre la pena provarci se si sta male.

3. Paziente che pur avendo un sintomo sempre presente ha evidente variabilità di intensità del problema… Lo chiameremo paziente RP (reversibile parziale)
Qui distinguiamo due gruppi separati… Se in questa variabilità il paziente ha fasi seppur transitorie di riduzione tale da metterci la firma come si dice e di avere ipoacusia o acufene del tutto accettabili quello è un paziente che avrà risultati più che sufficienti e sarà un paziente soddisfatto che non ha bisogno di altro. E comunque potrebbe anche essere dovuto tutto a idrope e stare benissimo. Lo chiameremo paziente RP1… per capirci… Ma in questo gruppo ci sono pazienti RP-RP..dove il secondo RP sta purtroppo per ROMPIPALLE (prima di tutto verso se stessi) che comunque non saranno mai contenti fino a che non avranno avuto la certezza della scomparsa totale e definitiva del problema, diventato magari un minimo acufene residuo che percepiscono appena cercandolo nel silenzio assoluto o una insignificante ipoacusia evidenziata solo dalla curva audiometrica. E quelli non saranno mai soddisfatti qualunque risultato si ottenga e probabilmente hanno problemi caratteriali e psicologici maggiori dell’acufene.
Ma esistono anche pazienti RP2 che hanno il sintomo, sia esso ipoacusia o acufene, fluttuante, con evidenti variazioni di intensità, ma che non si riduce mai a livelli davvero accettabili.. Per quelli posso garantire un miglioramento certo, e una riduzione dl problema relativamente alla quota fluttuante mentre non posso pronunciarmi, al pari della categoria NR, per la quota fissa e invariabile. Se per intenderci un acufene fluttua da volume minimo 4 a volume massimo 8, posso tenerlo per lo più a 4, con sporadiche occasionali riacutizzazioni, ma mai potrò prima di fare la terapia e vedere che risultati ottengo, garantire che da 4  vada a zero… Può benissimo succedere, ma non semplicemente non lo posso prevedere in anticipo.

A questi gruppi aggiungerei il paziente del gruppo 0 (zero). Paziente con sintomo presente ma che non dà alcun reale fastidio o che è solo preoccupato di possibili evoluzioni future, e spesso è solo vittima del terrorismo psicologico creato da altri medici, da letture in internet o da trasmissioni televisive. Questo paziente non ha bisogno di nulla e di nessuna terapia a meno che non sia per ansia o carattere simile ai pazienti con il secondo -RP sopra citati. Al massimo gli fa bene una chiacchierata esplicativa e tranquillizzante (probabilmente mai ottenuta prima da altri medici) se già non gli basta tranquillizzarsi leggendo quel che scrivo ovunque.

Perché non faccio (più) esami per verificare l’idrope prima di proporre la cura almeno a quelli in cui non ho certezze da dare? Perché ne ho fatti anche troppi in molte migliaia di casi riscontrando SEMPRE l’idrope in TUTTI i pazienti (e anche in oltre il 60% dei normali da me studiati, accompagnatori sani dei miei pazienti, che non avevano alcun sintomo)… Quindi il problema non è se l’idrope c’è o meno ma se quell’idrope, che c’è sempre, è anche la causa del problema con esito favorevole se lo trattiamo.

La mia capacità di fare una prognosi su quanto potremo ottenere con la terapia si ferma quindi a quanto sopra spiegato… Ma è anche evidente che non esiste alcun paziente “scartabile” al quale possa consigliare di non far nulla… con la sola eccezione della sordità totale monolaterale, con zero risposta all’esame audiometrico confermata da totale assenza di risposta del nervo ai potenziali evocati, per la quale ritengo di poter escludere significativi benefici con la terapia. In teoria potrei ottenere risultati parziali, ma alla fine non so quanto ne valga la pena. Ma perfino in quest’ultimo caso per l’acufene invece non possiamo escludere nulla. Perfino una sordità totale potrebbe accompagnarsi ad acufene totalmente dovuto ad idrope.

E in ogni caso si deve ragionare sintomo per sintomo e non globalmente. Si potrebbero avere situazioni diverse in caso di patologia bilaterale, con danni da un lato e solo idrope dall’altro ad esempio o perfino per i due sintomi, nello stesso lato.

Insomma alla fine vale il principio… “Ogni acufene e ogni ipoacusia neurosensoriale sono potenzialmente da idrope, e lo sono di sicuro del tutto nel gruppo RT, reversibilità totale, e almeno parzialmente anche nel gruppo RP, con reversibilità parziale”.

E se consideriamo l’assenza di alternative terapeutiche e l’assenza di veri effetti collaterali della terapia, chi può essere escluso dalla cura, sia essa indirizzata certamente verso quel che dobbiamo curare o solo tentativo, peraltro accompagnato da statistiche confortanti?
Ricordando sempre peraltro, che quel che non possiamo magari ottenere oggi, con l’attuale versione di terapia, lo potremmo magari ottenere domani, con futuri miglioramenti.. La mia terapia dal 1998 ha subito costanti aggiornamenti e ogni anno viene perfezionata come è giusto che sia.
Ci sono pazienti che pur non avendo avuto nessun risultato in passato, hanno mantenuto la loro fiducia nella mia serietà e onestà (e questa è l’unica cosa che posso garantire a tutti i pazienti in modo indiscriminato) e ci hanno voluto riprovare a distanza ottenendo ottimi risultati. E ovvio che non avevano danni permanenti poi scomparsi. Semplicemente non ne avevano nemmeno prima ma magari le versioni precedenti della terapia erano state insufficienti.

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Quanto aspettare per curare un acufene? Ci sono cure sintomatiche immediate?

Non esistono terapiette blande per l’acufene e certamente non lo sono la marea di inutili integratori spacciati come cure per l’acufene ed etichettati solo allo scopo di truffare la gente con nomi accattivanti quali, ACUVAL, ACUFEN, TINNIT, OTOFISK o altri simili…
L’acufene deriva sempre o da danni permanenti , ipotesi molto più rara di quanto si pensi, peraltro sempre ipotetici e mai dimostrabili o da idrope, ovvero eccesso di liquidi nell’orecchio interno. Nel primo caso non esiste cura, ma non potendoli mai diagnosticare, i danni, a nessuno e in nessuna condizione si esclude la possibilità di provare una terapia, la cui possibile efficacia non può mai essere esclusa a priori. Nel secondo esiste la terapia per l’idrope, con le sue diverse componenti e in diverse fasi, come spiegata sul mio sito http://www.idrope.com/terapia.html. Molto spesso sono necessarie e sufficienti solo alcune componenti o periodi minori di terapia, mentre in altri casi serve un approccio più aggressivo.

Come sapere se c’è idrope o no? Lo si vede con gli esami, ma poiché questi su oltre 16.000 pazienti da me studiati hanno rivelato che l’idrope c’è sempre anche in caso di disturbi in cui le caratteristiche del sintomo no ce ne danno la certezza in anticipo, il problema non è quindi se c’è o non c’è ma semmai se ci sono danni o meno, questi ultimi intrattabili, e per questi esami non ne esistono. Alla luce di questo da quasi 5 anni non eseguo più esami ed ecco perchè posso fare anche consulenza a distanza perfino su skype.

Il problema è quindi un altro… L’idrope, che c’è… è la causa dell’acufene o no? A questo risponde solo una valutazione.. Se fluttuante, variabile, incostante è sempre idrope, se fisso, invariabile, costante, può ancora esserlo ma non si possono escludere danni.Che fare allora? Come decidere se fare la terapia o no? Il criterio è solo il fastidio o meno… Se il problema non vi dà alcun reale fastidio non serve alcuna cura. Se vi dà fastidio la cura è sempre indicata trascorso un minimo di tempo dall’esordio. Quanto tempo è lecito aspettare visto che OGNI acufene potrebbe benissimo andare anche in remissione spontanea (se da idrope, ovviamente)… Non esiste un criterio preciso..  Se un paziente dopo pochi giorni già sta “sotto” l’acufene, ovvero non dorme e vive con ansia il tutto già è giustificata una terapia dopo pochi giorni… Mentre se riesce a gestirlo bene può benissimo aspettare… Genericamente parlando dopo un periodo di 2 o più settimane inizia a essere logico avviare terapia. Ma non perchè a distanza di tempo poi non si possa far nulla…Solo perchè non ha alcun senso che il paziente stia male senza ragione se può fare una cura.Nessuna utilità ha invece una cura preventiva per evitare peggioramenti ipotetici, proprio perchè  ipotetici. La cura, se la si avvia, la si avvia per togliere l’attuale disturbo e non come prevenzione di futuri, assolutamente non certi, peggioramenti. Non è una cura a vita e quindi comunque una terapia fatta oggi non avrebbe alcun senso in caso di eventuale peggioramento, ad esempio, fra due anni.

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Acufene dopo trauma acustico? Spesso è idrope…

Un trauma acustico non causa necessariamente un danno permanente “da rumore”, ma molto più spesso l’ unica conseguenza è solo un idrope che può risolversi spontaneamente o con l’opportuno trattamento. Continua a leggere

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L’esame audiometrico: limiti ed errori (non sempre in buona fede)

Al paziente, situato in una cabina silente viene chiesto di rispondere, alzando la mano o premendo un pulsante, di rispondere quando percepisce un suono inviato dall’audiometrista attraverso l’audiometro che i trova all’esterno. I toni vengono inviati sia attraverso la cuffia che attraverso un vibratore posto dietro l’orecchio. Dalle risposte si ricava un grafico che incrocia frequenze e minime intensità di risposta. Questo è l’esame audiometrico, o audiometria tonale al quale purtroppo si i pazienti che i medici specialisti danno troppa importanza, ritenendo o facendo credere di poter ricavare solo da queste esame informazioni che in realtà non possiamo ottenere in questo modo.

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Lo scandalo del Tolvaptan

Il “farmaco miracoloso” anti-ADH (e quindi anti-idrope) la cui evoluzione ho personalmente seguito per anni anni (tolvaptan, antagonista recettoriale dell’ ormone antidiuretico) è già da qualche tempo disponibile con il nome commerciale di SAMSCA (Otsuka Pharmaceutical).
Ma aspettate prima di sorridere… Continua a leggere

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I vantaggi della consulenza a distanza con Skype

Skype (www.skype.it) è una applicazione gratuita che permette di effettuare, in modo assolutamente gratuito, collegamenti illimitati in videoconferenza di altissima qualità attraverso internet. Continua a leggere

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Sintomi fluttuanti e variabili? Idrope! Sempre curabili!

Tutti i disturbi fluttuanti e ricorrenti sono sempre causati dall’idrope e mai da danni permanenti, che non potrebbero giustificarne le variazioni… Continua a leggere

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Acufeni, vertigini, ipoacusia, Meniere: la cura… volendo… c’è!

Acufeni (rumore nell’orecchio), ipoacusia (sordità) neurosensoriale, vertigini ricorrenti, disequilibrio soggettivo, senso di pressione auricolare o di orecchio chiuso (fullness). Tutti questi disturbi così frequenti possono essere causati da una disfunzione reversibile e curabile Continua a leggere

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