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Progetto HRV e idrope per lo studio delle relazioni tra stress, sistema nervoso autonomo e fluttuazioni dei sintomi

In questo articolo trovate spiegazioni ed istruzioni pratiche per partecipare al progetto di ricerca HRV e Idrope per la valutazione delle correlazioni tra stress e sintomi mediante analisi della variabilità della frequenza cardiaca

Sistema nervoso autonomo. Simpatico e parasimpatico

Che cos’è il Sistema Nervoso Autonomo?  Si tratta di quella parte del Sistema Nervoso che è deputata alla gestione di una serie di attività involontarie per il mantenimento dell’omeostasi, come il battito cardiaco, la pressione sanguigna o la peristalsi intestinale.

Il Sistema Nervoso Autonomo è suddiviso in sottosistemi di cui ai nostri fini conta conoscere

  • il sistema simpatico
  • il sistema parasimpatico

Il sistema simpatico regola quelle funzioni che richiedono l’impiego di energia immagazzinata, interviene soprattutto in caso di situazioni di stress, dove è richiesta una reazione immediata, in quelle situazioni che vengono dette di “lotta o fuggi” (fight or flight). Il sistema parasimpatico, invece, regola tutte quelle funzioni che incrementano le riserve di energia, come il riposo o la motilità intestinale (rest and digest)

In un organismo sano dal punto di vista psico-fisico nel corso della giornata, sulla base della situazione vissuta, i due sottosistemi servono a mantenere un equilibrio dinamico funzionale, alternando fasi nelle quali vi è prevalente attività di un sistema, rispetto all’altro.

Qual’è la relazione tra stress e idrope?

Lo stress è un attivatore dell’ormone antidiuretico (ADH, vasopressina) a sua volta regolatore principale dei liquidi dell’orecchio interno e bersaglio primario della mia terapia anti-idrope. Ecco perché voglio avviare uno studio per vedere se è possibile riscontrare correlazioni tra fluttuazioni dei sintomi e altro e un parametro correlabile allo stress. Tra i possibili parametri quello universalmente riconosciuto al momento come il più affidabili è la variabilità della frequenza cardiaca (in sigla HRV dall’inglese Heart Rate Variability)

La Variabilità della Frequenza Cardiaca (HRV)

Un tempo si riteneva che il battito cardiaco a riposo fosse regolare, e che il tempo tra una contrazione e la contrazione successiva fosse assolutamente identico. Per capirci, se un uomo aveva 60 battiti al minuto, significava che ci fosse una contrazione esattamente ogni secondo. Successivamente si è scoperto, invece, che esiste una differenza nei tempi di contrazione tra un battito e l’altro, nell’ordine di alcuni millisecondi. Questo variabilità nella frequenza di contrazione cardiaca è stato correlato con le interazioni pressorie dell’attività respiratoria e con influenze esercitate dai diversi rami del sistema nervoso simpatico e parasimpatico sul cuore.

Quello che è paradossale è che verrebbe spontaneamente da pensare che un corpo sano con un sistema cardiovascolare in salute presenti, in condizione di riposo, una forte regolarità, invece è esattamente il contrario. Infatti un organismo sano presenta una sorprendente irregolarità fra battiti cardiaci e una notevole Variabilità della Frequenza Cardiaca. Al contrario, un individuo sottoposto a stress cronico o acuto, mostrerà un ritmo cardiaco più regolare e con meno variazioni.

Variabilita-cardiaca

Per capirsi, un cuore nelle condizioni ottimali si muove come un portiere che, in attesa del fischio dell’arbitro, saltella, flessibile, a destra e sinistra per essere reattivo al massimo nel momento in cui l’avversario tirerà il calcio di rigore.

Pertanto, negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha permesso di capire che l’analisi della variabilità cardiaca è un importante indicatore del grado di resilienza fisiologica (resistenza agli eventi stressanti, non solo psicologici e fisici ma legati a vari fattori) e della capacità di adattamento dell’individuo alle sfide emotive, psicologiche, ambientali, ormonali, lavorative, sportive, sociali o create in un circolo vizioso a volte da disturbi o altre patologie. In pratica, l’analisi della HRV permette di capire, in pochissimi minuti, lo stato di attività del Sistema Nervoso Autonomo, sapere se vi è una iper o ipo attività di uno dei due rami e poter eventualmente intervenire per ristabilire il corretto equilibrio.

Il valore di HRV (variabilità della frequenza cardiaca) è estremamente …variabile.. tra le varie persone comunque e pur esistendo ovviamente delle medie e delle deviazioni standard derivanti da diversi studi,  risente  molto dell’età (si riduce con l’invecchiamento, con il genere (valori generalmente più elevati nelle donne prima della menopausa), ma anche aumenta con l’attività sportiva essendo invece più basso nelle persone che svolgono vita sedentaria.

Quindi più che analizzare valori assoluti comunque importanti se adeguatamente rapportati ad età, genere, attività fisica o sportiva abituale  e altri parametri, quel che a noi interessa in questo studio è monitorare con misurazioni giornaliere e se servisse anche più di una al giorno l’andamento, per verificare se esiste effettivamente un rapporto tra fluttuazione dei sintomi e grado di stress misurato con il parametro della HRV.

Come si misura la variablità della frequenza cardiaca (HRV)?

Mentre in passato per la misurazione della variabilità della frequenza cardiaca era necessario ricorrere a calcoli matematici, software o specifici sensori esterni, oggi questa valutazione può essere effettuata anche mediante l’utilizzo di semplici APP specifiche per smartphone, tra le quali ho individuato quale applicazione ideale almeno per uno studio di partenza  un app denominata Camera Heart Rate Variability di A.S.M.A. B.V.  e realizzata da un italiano, il dott. Marco Altini, con il quale sono peraltro già in contatto , al bisogno, per consulenza e assistenza. Il costo della app è davvero basso e alla portata di tutti (4,99 dollari poco più di 4 euro per la versione Android e 6,99 dollari per  quella per IPhone)

Questi i link per scaricare la app:

Per Android (Samsung ecc)
https://play.google.com/store/apps/details?id=com.asma.camerahrv

Per Apple (IPhone, IPad)
https://itunes.apple.com/it/app/camera-heart-rate-variability/id788460316?mt=8

La App, utilizzando una metodica chiamata fotopletismografia (che poi è la stessa utilzizata da qualunque sensore esterno applicato al dito con simili finalità) ingegnosamente sfutta direttamente la camera dello smartphone, Android o IPhone, abbattendo costi e rendendo tutto più semplice, e si è rivelata per i nostri scopi a una mia valutazione preliminare, dal punto di vista tecnico, assolutamente affidabile.

Partendo dalla rilevazione di ciascun battito cardiaco che vedete  rappresentata nel suo scorrimento in diretta in modo grafico ed evidente ( e con assoluta precisione da me verificata, se non fate movimenti del dito e non premete troppo) alla fine del test  vengono riportati dei valori numerici corrispondenti alla variabilità della frequenza cardiaca rilevata, dei quali il più affidabile e rilevante per analisi di breve durata come quella effettuata con questa App (1 minuto appena, sufficiente alle nostre finalità) è quello nel dominio del tempo denominato rMSSD (radice quadrata della media di differenze successive). Un valore basso di rMSSD è indice di una scarsa attività parasimpatica e di difficoltà nel recupero da uno sforzo fisico o da una situazione ad elevato stress emotivo momentaneo o persistente.

Come si usa in pratica la app per la misurazione?

Le istruzioni sono purtroppo solo in inglese (nonostante il suo ideatore sia italiano, al momento non è prevista una localizzazione in italiano) ma non c’è molto che dobbiate sapere anche se non conoscete l’inglese. Basta leggere le istruzioni che vi fornisco in modo chiaro qui.

Prima di tutto dovete prepararvi alla registrazione effettuandola possibilmente tutte le mattine sempre a letto appena svegliati da sdraiati e in condizione statica senza fare movimenti bruschi e respirando regolarmente come fareste normalmente per tutta la durata del test che dura un minuto.

All’avvio ci compaiono una serie di pulsanti di cui il primo è quello MEASURE HRV (misura HRV) che serve ad avviare la registrazione. Dovete avere già preparato il dito (preferibilmente l’indice della mano sinistra o comunque quella con la quale reggete il telefono) su flash e camera che il dito deve coprire interamente prima di fare clic su questo pulsante.

Inoltre è consigliato effettuare l’esame al buio o in semi oscurità per avere minor interferenza e artefatti.

Infine consiglio di chiudere tutti glia altri programmi che avete aperti prima di avviare la app.

HISTORY (storia) è dove i test effettuati vengono salvati per riaccedervi successivamente

PRACTICE MODE è per allenarsi a effettuare la registrazione in modo corretto e consiglio a tutti di usarlo la prima volta, cosa che vi viene consigliata comunque anche dalla app in occasione del primo uso (anche qui dovete aver già preparato il dito su flash e camera interamente coperti)

INIZIALE

La posizione corretta del dito che non deve essere mosso durante e che deve esercitare una pressione minima e costante (e non eccessiva ma nemmeno sfiorare soltanto l’obiettivo della camera (allenatevi a capirete bene qual’è la pressione giusta) è elemento determinante per la corretta registrazione.

Facendo tutto correttamente ecco cosa vi deve comparire durante il test

TEST

Sotto PPG e Heart rate la app vi mostra dopo qualche secondo la frequenza cardiaca istantanea e vi visualizza il battito cardiaco rilevato al dito.. con forma come in figura che non deve essere “sporcata” da troppi artefatti.

Quel “pallino rosso” non è… un pallino rosso, ma il vostro dito ovvero quel che vede la camera.. e vene rendete subito conto se lo spostate.. cosa che non dovete fare durante la registrazione o dovrete ripetere tutto.

Il test, preceduto da qualche secondo di preparazione dura appena 1 minuto e vedete un conto alla rovescia dei secondi residui.

Importante è respirare normalmente e non trattenere il respiro perché questo potrebbe alterare l’esame e mantenere un controllo visivo sul battito cardiaco in diretta per annullare e ripetere se ci sono troppi artefatti.

ATTENZIONE: non so se sia il mio telefono ma a volte il dito inizia a “scottare” restando appoggiato a lungo al flash, ma non prendete fuoco e credo possiate resistere 🙂

Al termine del test la app vi dirà la qualità misurazione stessa e l’obiettivo è avere OPTIMAL (ottimo) o GOOD (devo tradurre GOOD? 🙂 ). Scartate un tracciato non OPTIMAL o GOOD e ripetete se necessario.
Vi si chiede se accettare (STORE) o scartare (DELETE) la misurazione, un nome da abbinare al salvataggio del test, oltre data e orario messi automaticamente dalla app. Potete metterci quel che volete (ad esempio risveglio, vertigine, stanchezza ecc o lasciare così),  e vi viene mostrato il valore di HR (frequenza cardiaca espressa in bpm) e rMSSD (indice della variabilità della frequenza cardiaca espressa in ms) che sono gli unici due parametri che ci interessano. Nell’esempio rispettivamente HR 61,3 e rMMSD 51,9.

saving.png

 

Segnatevi questi valori da qualche parte (anche se il test viene comunque salvato e può essere rivisto dopo andando su HISTORY dal menu principale.

Il test effettuato vi viene mostrata sotto forma di tacogramma (valori della differenza le distanze tra un battito e l’altro o N-N o R-R) e di alcuni dati numerici ma l’unico che ci, interessa  per ora è il numero accanto a rMSSD e la frequenza cardiaca media (HR) ovvero il numero di battiti in un minuto. Nella figura sotto riportata la frequenza media ad esempio è 61 (il primo della lista dall’alto) e il valore di rMSSD è 51,9 (il quarto della lista dall’alto).  Riportate il valore di rMSSD arrotondato, senza decimali, Gli altri valori per il momento non ci interessano,

DATI

E per quel giorno avete finito con la misurazione di base che dovete riportare in un diario da conservare (solo il dato numerico corrispondente a rMSSD e la frequenza cardiaca media)

Fatelo comunque ogni giorno per lungo tempo ma potete riferire i dati già dopo 10 giorni  consecutivi di misurazione almeno quotidiana sempre nelle stesse condizioni (riposo, a letto al risveglio, al buio o penombra, in posiziona supina rilassata)

Inoltre ripetete l’esame per ogni variazione dei sintomi, qualunque essi siano anche al di fuori della misurazione giornaliera mattutina effettuata al risveglio e scrivete nel diario anche delle note su quali variazioni dei sintomi avete avuto e altri parametri che possano essere rilevanti quali alimentazione, sonno, attività fisica, condizioni atmosferiche, ciclo mestruale o fase del ciclo, perché poi saranno oggetto di domande in fase di raccolta dati.

Ovviamente potete fare tutte le registrazioni che volete durante la giornata e ad esempio ripeterle la sera o in qualunque circostanza (purché poi indichiate correttamente come dati numerici richiesti solo quella del mattino)

Insomma sapendo che l’obiettivo è cercare di correlare stress e HRV ai sintomi date più informazioni possibili per valutare una eventuale correlazione.

E’ uno studio preliminare e come ogni studio preliminare le idee possono venire anche successivamente proprio grazie all’uso e ai dati raccolti.

Come partecipare allo studio e fornire i dati raccolti per l’analisi?

Allo studio possono partecipare tutti, anche non miei pazienti, purché affetti da almeno uno dei sintomi / disturbi seguenti, da idrope o potenzialmente da idrope sia che siano in terapia o no.

ACUFENE – IPOACUSIA NEUROSENSORIALE (sentire meno) – DISACUSIA (sentire male)- VERTIGINI RICORRENTI – DISEQUILIBRIO SOGGETTIVO – IPOACUSIA – FULLNESS (orecchio pieno o pressione nell’orecchio)

Per ciascun paziente è necessario realizzare uno studio di almeno dieci giorni consecutivi prima di riportare i dati e quindi potrete accedere al questionario on line che ho preparato a questo indirizzo

https://docs.google.com/forms/d/1EKns3ns4rPcW3pBYhq5baA_T87f_c7lWE2hRSDwk5K0

Copiate l’indirizzo da qualche parte o mettete un book mark a questo articolo per ritrovarlo o chiedetemi il link successivamente al mio whatsapp + 393665916114.

Nel modulo dovrete riportare in modo preciso e senza errori alcune informazioni e anche saper riconoscere correlazioni che sono quelle sulle quali si baserà lo studio. Proprio per questo dovete cercare di mantenere in quei dieci giorni un diario con più informazioni possibili.

In seguito dovrete mandarmi come scritto sul modulo un messaggio su whatsapp +393661916114 e io vi ricontatterò per precisazioni sui dati forniti se necessario.

Ecco qui di seguito in anteprima l’elenco delle domande (alcune a testo libero e altre a scelta multipla) alle quali dovrete rispondere in fase di compilazione, relative alla vostra persona o ai 10 giorni di valutazione.

• Email
• Nome e Cognome
• Sintomi attualmente presenti in questo periodo
• Età
• Genere (sesso)
• Grado di attività fisica / sportiva
• Terapia in corso e uso di alcolici
• Valori frequenza cardiaca alla misurazione al risveglio
• Valori rMSSD alla misurazione al risveglio
• Vostro giudizio personale di corrispondenza tra giorni buoni, meno buoni o “cattivi” in termini di sintomi e valore di rMSSD registrato lo stesso giorno al mattino al risveglio
•  Ha notato corrispondenza (RIDUZIONE rMSSD) tra riacutizzazioni e peggioramenti durante la giornata e misurazione effettuata in occasione del peggioramento rispetto al mattino al risveglio (o ai giorni precedenti) ?
• Ha notato corrispondenza (AUMENTO rMSSD) tra riduzioni e miglioramenti dei sintomi durante la giornata e misurazione effettuata in occasione del miglioramento rispetto al mattino al risveglio (o ai giorni precedenti) ?
Ha notato corrispondenza tra valori più ridotti di rMSSD rispetto alla media e maggior stanchezza o sensazione di stress o altri sintomi non dell’orecchio o al contrario aumento dei valori di rMSSD in occasione di miglior benessere al di fuori dell’orecchio?
• Ha notato una qualche relazione tra variazioni dei valori di rMSSD riscontrati e variazioni climatiche atmosferiche, alimentazione eccessiva o ricca di carboidrati o al contrario dieta, fase del ciclo mestruale, attività fisica, uso di alcolici, sonno, stress lavorativo, stress psicologico (es. discussioni o problemi insorti), stress acustico (esposizione prolungata a rumore)?
Se ha risposto di aver riscontrato qualche correlazione specifichi qui a testo libero quale è stata la corrispondenza (aumento in caso di.. riduzione in caso di..)

Come potrebbero essere portati nel campo pratico-terapeutico i risultati di questo e di altri studi successivi?

Questo è solo uno studio preliminare volto a cercare di verificare correlazioni tra HRV e sintomi e tra HRV e altre condizioni che notoriamente possono avere una influenza sui sintomi quali variazioni climatiche, ciclo mestruale, stanchezza, irregolarità del sonno ecc..

Se la correlazione fosse significativa si potrebbe successivamente studiare l’efficacia delle diverse componenti della terapia in termini di modifica dell’HRV e quindi della resilienza nei confronti dello stress, trovare le dosi giuste di neurofarmaci con maggior personalizzazione, valutare quali componenti hanno influenza diretta es. acqua e alimentazione e perfino proporre una prevenzione basata su questo criterio effettuando eventuale terapia preliminare qualora riduzioni progressive o frequenti della variabilità della frequenza cardiaca ci anticipassero il rischio di recidiva mostrando un aumento dello stress magari ancor prima che il paziente sia in grado di capirlo da solo. E anche permetterebbe di gestore al meglio la dismissione della terapia.

Si tratta quindi di uno studio che potrebbe avere risvolti importantissimi in termini sia di cura che di prevenzione delle recidive.


Una parte del testo riportato in questo articolo nella parte esplicativa generale su SNA e HRV è stata estratta (e modificata all’occorrenza) dalla pagina “Variabilità cardiaca per Dummies” autore: Rudi Vittori

 

 

 

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Esito del progetto di valutazione dell’efficacia del P100 per idrope

p100

Nel mese di ottobre 2018 è stato avviato uno studio per valutare la possibile efficacia come coadiuvante di altre terapie, di un semplice dispositivo manuale a basso costo, il P100, capace di inviare all’orecchio delle micro-pulsazioni allo scopo di facilitare attraverso la trasmissione indiretta all’orecchio interno, il deflusso dei liquidi labirintici.

Presi contatti con l’azienda tedesca Enttex che lo produce per avere il dispositivo normalmente venduto a un costo maggiore (circa 60 euro inclusa spedizione) a un costo inferiore per i pazienti interessati a collaudarlo (40 euro spedizione inclusa) si è lentamente avviato lo studio che prevedeva inizialmente 60 pazienti. Il dispositivo è stato acquistato e ricevuto da circa 90 pazienti dei quali 60 hanno successivamente dopo un adeguato periodo di prova seguendo le mie istruzioni, riportato l’esito che pubblico qui rispondendo a una semplice domanda.

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Lascio a voi giudicare l’esito, ma personalmente io terrei conto solo dei SI effettivi (ovvero un paziente su 4, 15 su 60), che comunque non è molto ma nemmeno poco considerato che si tratta di un ausilio alla terapia già in uso per l’idrope e non di una terapia unica in sostituzione.

Bisogna inoltre sottolineare che:

  1.  Il dispositivo nasce originariamente per essere utilizzato in accoppiamento all’inserzione di un tubicino di ventilazione transtimpanico il che richiede una piccola operazione chirurgica ambulatoria, procedura che non è mai stata applicata nei casi studiati ritenendola troppo invasiva per uno studio sperimentale e questo può averne ridotto significativamente l’efficacia.
  2. Il suo uso pur essendo semplice è limitato dalla capacità del paziente di inserire il corretto terminale di gomma nell’orecchio (ce ne sono di diverse misure) e di sigillare l’orecchio adeguatamente. Avendo avuto modo di sperimentarlo io personalmente, se non si inserisce correttamente il terminale non si avverte alcuna pressione nemmeno minima nell’orecchio. Questo può aver limitato l’efficacia visto che sono certo che alcuni (pochi o molti) non lo avranno fatto in modo corretto perchè non è semplice capire esattamente se non si sa quale sensazione cercare.
  3. Il campione di pazienti era assolutamente eterogeneo in quanto a sintomi da idrope e grado di sintomi, con alcuni che in fondo stavano già abbastanza bene, altri che stavano in avvio terapia, altri che in teoria potrebbero non avere idrope come causa del sintomo. Questo potrebbe aver limitato il dato statistico sull’efficacia
  4. Le risposte non sono state in alcun modo filtrate per sintomo o per diversa situazione. Non sappiamo ad esempio se i SI predominano per gli acufeni o per gli acufeni fluttuanti incostanti, o tra quelli che già avevano concluso la terapia ecc… Per cui i dati vanno presi come approssimativi e indicativi ma nulla di più, sufficienti comunque allo scopo di farmi una idea.
  5. I “forse – sono in dubbio” sono molti, e non possono essere considerati dei NO assoluti ma nemmeno dei SI. Esiste senz’altro una componente placebo che potrebbe aver spinto alcuni dei NO, verso il FORSE mentre è meno probabile che questi abbiano risposto SI

In conclusione posso dichiarare che una qualche utilità questo ausilio come complemento della terapia anti-idrope ce l’ha, seppur limitata e che se fosse “gratuito” non avrei dubbi vista la totale innocuità e semplicità d’uso a proporlo a tutti, ma poiché comunque il suo acquisto comporta un costo, la conclusione è che nella prossima revisione di terapia (gennaio 2019) la decisione se acquistarlo o meno (ribadendo che io non ho alcun rapporto economico con l’azienda salvo quello di aver chiesto uno sconto per i miei pazienti) sarà lasciata libera per ciascun paziente che informato dell’esito di questo studio deciderà liberamente se il gioco vale la candela ovvero se quel 25% di SI vale 40 euro.

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Cosa mantiene i benefici della cura anche dopo che si sospende la terapia?

Come funziona la mia terapia quando si smette di farla? Cosa mantiene i benefici della cura anche dopo che si sospende la terapia? E al contrario perché molti pazienti possono avere a distanza di tempo recidive?

Per capire questo discorso bisogno far riferimento a questa immagine.

idrope-terapia

Guardate la parte a destra e vedrete che alcune componenti (insufficiente fiducia, disinformazione) generalmente non si possono più ripresentare o sono ridotti di importanza se con la mia terapia e la mia assistenza avete ottenuto i risultati sperati…  e se finalmente siete stati, informati, soprattutto quando tanti “gufacci” (medici e non) prima di me quei risultati ve li avevano negati come possibili.

Informazione, fiducia piena e rapporto medico/paziente continuano sempre anche quando non state prendendo più farmaci e se anche mancano i sintomi, questo comporta una ovvia ed evidente riduzione dell’ansia specifica correlata alla malattia…

Ma nella maggior parte dei casi il vostro stress NON DERIVA SOLO DAI VOSTRI SINTOMI che ansi spesso ne sono conseguenza più che causa.. ma semmai dalla persistenza di problemi esterni (familiari, personali, lavorativi ecc ecc) e soprattutto dalla persistenza della vostra suscettibilità allo stress… fragilità emotiva ecc ecc… Ricordate infatti che l’elemento chiave siete voi e la vostra maggior o minor reattività allo stress più che non l’evento stressante stesso… al quale comunque prima o poi, in un modo o nell’altro, in una forma o nell’altra, siamo tutti esposti…

Certamente non possiamo far nulla per lo stress climatico e atmosferico peraltro… o semplicemente evitare lo stress…  Certamente utile è però continuare a bere tanto quale terapia specifica anti-ADH e intervenire a trattare le eventuali piccole ricorrenze quando necessario.

Ma purtroppo o per fortuna, moltissimi di voi usano i sintomi di cui mi occupo e che curo come alibi, ovvero gli imputano come capro espiatorio i propri problemi di ansia per cui i risultati ottenuti lasciano il paziente per un certo periodo più o meno lungo (ricordate che sto generalizzando) in un euforistico stato di benessere…

Ma poi, e qui sta la gran differenza, mentre alcuni usano questo stato di benessere quale dimostrazione che le loro paure di male incurabile erano nonostante tutto (e TUTTI) del tutto infondate, per risollevarsi in tanti sensi e aprire nuovi capitoli della propria vita con un diverso modo di viverla, altri, dopo un tempo più o meno variabile, riprecipitano nella condizione di “vittime dello stress”  e questo riattiva il loro punto debole (l’idrope nel nostro caso, ma guardate che questo vale per ogni disturbo psicosomatico)… e le differenze inter-individuali continuano… Qualcuno spaventato perde fiducia piena (dimenticando che nessuno aveva promesso guarigione) cerca alternative a me e cure definitive (che non trova) da cui la nuova disinformazione… la nuova ansia (o meglio il suo mostrarsi) ecc…  Molti altri per fortuna fanno subito ricorso a me e MOOOLTO SPESSO e lo sanno in molti perfino senza alcuna terapia basta la mia opera di tranquillizzazione, magari anche con un semplice scambio di messaggi su whatsapp, a rimettere subito a posto tutto.

In altri casi serve rifare per qualche giorno terapia…e magari un cortisone…
In altri ancora serve ricominciare con i neurofarmaci…

Ma poi dopo eventuale recidiva le differenze diventano ancora maggiori.
Mentre alcuni pazienti avendo ulteriormente confermato il valore della terapia avendo rapidamente spento ancora una volta il problema si rinforzano sempre di più tanto da diventare “vaccinati” nei confronti del problema… che non è più capace di innescare nuova ansia specifica…
Altri fanno un continuo dentro e fuori dal tunnel… sentendosi spaventati, fragili e deboli esattamente come la prima volta, dimenticando tutto quel che è stato fatto di positivo fino a quel momento e i benefici raggiunti e concentrandosi solo sull’attuale star male.

E a questi che gli facciamo? Questi sono i casi per i quali il supporto psichiatrico vero, ovvero psicoterapia e terapia protratta con neurofarmaci magari anche a basso dosaggio diventano necessari. Ma a quel punto non è corretto che sia solo io a seguire il paziente dal punto di vista psichiatrico… Serve un vero specialista del settore.

Infine ci sono quelle situazioni specifiche dove il paziente non sarà mai davvero fuori fino a che non avrà risolto un problema specifico e a volte, la vera cura, la fa l’arrivo di un figlio tanto atteso, o al contrario una separazione da tempo voluta, o quel cambio di lavoro sognato da tempo senza averne il coraggio… o a volte anche solo imparare a dire NO a qualcuno al quale per anni ingoiando il rospo si è detto sempre di SI…

Qui purtroppo anche psicoterapia e farmaci possono solo offrire un aiuto temporaneo… e magari la forza di cambiare qualcosa… che si può trovare solo in sé stessi…

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L’ “imbuto” diagnostico delle sindromi vertiginose

La diagnosi delle vertigini recidivanti o ricorrenti soggettive si perde in una marea di parole e sindromi e sindromette trasformando un disturbo facile da capire a facile da curare rapidamente in una odissea diagnostica per il povero paziente ma la verità è che…


Malattia di Meniere   Vertigine da otoliti  Vertigine da ATM  Cupololitiasi
Sindrome di Meniere    Sindrome di Minor Sindrome Menieriforme
Vertigine vestibolare  Vertigine soggettiva Vertigine da CCSVI
Neurite vestibolare Colpo di frusta Vertigine emicranica
 Vertigine vascolare  Sindrome di Lermoyez  Cervicale   
Vertigine psicogena   Insufficienza vertebrobasilare
Vertigine periferica Vertigine posturale
     Vertigine oggettiva Vertigine centrale
Labirintite
ecc.. ecc..

Schermata 2018-05-23 alle 10.08.33

IDROPE


…tutte le vertigini recidivanti e tutte le forme di disequilibrio soggettivo (che non è vera instabilità e non è una invenzione del paziente ovvero una vertigine psicogena)  sono sempre l’espressione di una errata, illusoria falsa sensazione di movimento dello spazio circostante rispetto al nostro copro o del nostro corpo rispetto allo spazio circostante  derivante dall’asimmetria di stimolo esercitata da un eccesso di liquidi (IDROPE ENDOLINFATICO) all’interno del labirinto sui recettori vestibolari sani, integri e in grado di poter informare dell’orecchio interno (ampolle dei tre canali semircolari o macule vestibolari del sacculo o dell’utricolo.

Non esiste nessun altro organo o sensore o recettore nel nostro corpo in grado di fornire questa informazione errata o di produrla. La vista e il sistema propriocettivo  (sensori di muscoli e articolazioni), quest’ultimo peraltro in modo decisamente minore rispetto alla vista, possono compensare una lesione vestibolare ma non sono in alcun modo in grado da soli di produrre vertigine. Il sistema nervoso centrale (cervello e cervelletto) elabora e percepisce questa informazione che perviene attraverso il nervo vestibolare e mette in atto movimenti di risposta errati (ma congrui con l’informazione errata che riceve dall’orecchio interno) da cui il nistagmo (più o meno evidente), l’eventuale sbandamento reale per variazioni del tono muscolare, la percezione di vertigine e la reazione del sistema neurovegetativo (la cui genesi è ancora non chiara) che può comportare nause, vomito ecc,  ma non è in alcun modo in grado di prodursela da solo.

Pertanto non esistono vertigini recidivanti centrali o neurologiche o provenienti da sedi diverse dal labirinto posteriore all’interno dell’orecchio interno. Le lesioni del tronco dell’encefalo e del cervelletto determinano VERA instabilità (atassia) e incoordinazione, e non vertigine che è una percezione non reale (seppur possa essere “realmente” fastidiosa per il paziente) non corrispondente a vero movimento dell’ambiente o del nostro corpo.
E non esistono vertigini da otoliti che sono solo una leggenda tramandata da anni senza alcun fondamento e che si regge sull’impossibile presunzione terapeutica di riuscire a fare rientrare gli otoliti in una massa gelatinosa all’interno della macula da cui si sarebbero staccati. La manovra funziona spesso ma perché smuove forse liquidi o per chissà quale altro motivo non certo gli otoliti.

E non esistono vertigini recidivanti da danni permanenti dei recettori labirintici poiché un recettore danneggiato non invia NESSUNA informazione e non una informazione sbagliata. Un eventuale danno permanente deve avere un momento evidente di esordio con sintomi eclatanti ed importanti esitanti in una VERA instabilità prolungata a progressivo recupero grazie al compenso vestibolare, ma non può essere recidivante  (salvo l’improbabile ipotesi di avere una lesione da un alto e successivamente a distanza di tempo una dell’altro, il che sarebbe davvero un problema, o l’ancor più inverosimile ipotesi di danni selettivi a singoli recettori in tempi diversi, ma persino in questi i casi i sintomi si presenterebbero in maniera diversa).

Infine non esiste la Malattia di Meniere ma esiste la Sindrome di Meniere che corrisponde a una definizione clinica circa la presenza nella vita del paziente anche non in associazione contemporaneo o simultanea di almeno due episodi di vertigine oggettiva rotatoria, almeno due episodi di acufene fluttuante o acufene persistente, almeno due episodi di ipoacusia neurosensoriale fluttuante – recidivante o ipoacusia neurosensoriale persistente, ed eventuale fullness. Non eiste la sindrome menieriforme. O la definiamo Sindrome di Meniere o non la definiamo Sindrome di Meniere, senza forse o “sembra quasi”.. Ma avere o non avere la Meniere non significa proprio nulla dal punto di vista della diagnosi, prognosi o terapia.
Ma non esistono cure per le definizioni. Esistono cure per le cause sottostanti dei sintomi, e la causa sottostante le vertigini della sindrome di Meniere è l’idrope (e almeno questo lo sanno tutti!). Vedete qui (www.drlatorre.info/meniere) se interessati in particolare alla sindrome di Meniere.

 

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Come si fa la diagnosi dei disturbi dell’orecchio senza ricorrere agli esami e cosa possiamo sapere già dai sintomi? (e cosa non possiamo sapere comunque?)

Sebbene tradizionalmente per la diagnosi dei disturbi da orecchio (quando gli specialisti arrivano poi a capire che è sempre l’orecchio) si tenda a ricorrere ad esami, la verità è che nella maggior parte die casi questi non sono necessari e questo è il motivo per cui io ormai da anni posso benissimo seguire i pazienti mediante consulenze audiovideo.

In questo articolo esaminando ogni disturbo e sintomo che può originare dall’orecchio (in toto, esterno medio e interno) e con una premessa di carattere generale sul significato della diagnosi vedremo cosa si può diagnosticare senza esami e dove invece gli esami, o la valutazione diretta dell’orecchio hanno un ruolo o addirittura sono indispensabili.

IL CONCETTO DI DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Con questo termine intendiamo l’individuare la diagnosi corretta tra le “POSSIBILI DIAGNOSI ALTERNATIVE”.  Bene.. scoprirete leggendo qui che per alcuni tipi di disturbi non esistono alternative e che la diagnosi possibile è una sola. Non deve essere considerato diagnosi differenziale ad esempio domandarsi se un acufene viene dall’orecchio o dal fegato, o dalla cervicale, visto che questi ultimi due mai potrebbero dare acufeni.  Sarebbe come domandarsi se una donna può avere un disturbo derivante dalla prostata. Esami a tappeto per studiare l’intero corpo umano mostrano solo l’ignoranza di base di chi li richiede.  Sarebbe come se vi dicessi di trovarmi su una cartina dove si trova lo stato del Bhutan (posto meraviglioso peraltro) dicendo che si trova in Asia, e voi girate il mappamondo guardando tutti gli stati di tutti i continenti per cercarlo, solo perché manco sapete cos’è o dove si trova l’Asia. Le basi.. in medicina sono importanti. Se un medico manco sa dove come è fatto e come funziona il corpo umano, può aver gran fama di medico sapiente o di professorone ma di fondo resta un ignorante.


 

Parte I – Concetti generali

UNA DIAGNOSI O PIU’ DIAGNOSI? IL NESSO CRONOLOGICO NON GIUSTIFICA LA DIAGNOSI UNICA.

E chi lo ha detto che un paziente che presenta più sintomi o disturbi debba avere per forza una causa unica alla base di tutto? Uno dei più grossi errori della medicina  è quello di cercare di arrivare ad una diagnosi esclusiva unica per tutto, dimenticando che il paziente può avere più cause o meccanismi che potrebbero essere correlati tra loro ma anche completamente scollegati. Ciascun sintomo o disturbo va considerato e analizzato in modo individuale salvo poi effettuare una sintesi finale. Se un paziente ha acufene e prurito all’orecchio, poiché ad esempio il primo non deriva MAI dall’orecchio esterno e il secondo deriva sempre e solo dall’orecchio esterno, è ovvio che non possiamo accorparli in una unica diagnosi cercando una eventuale patologia unica, che non troveremo mai, che si presenti con entrambi i sintomi. Ma il prurito potrebbe essere conseguenza del fatto che il paziente convinto che l’acufene derivi da orecchio sporco abbia insistentemente pulito l’orecchio esterno lesionando la pelle con conseguente infezione e prurito ed ecco che allora i due eventi si ricollegano anche cronologicamente ma restano legati a due cose del tutto differenti. Un altro esempio potrebbe essere la comparsa di vertigini precedute sempre da dolori alla cervicale. Entrambi i disturbi hanno dietro un meccanismo secondario allo stress, l’idrope nel caso delle vertigini e la contrattura muscolare dei muscoli estensori del collo nel caso del dolore cervicale. Esiste quindi un elemento in causa comune e una terapia antistress che agisca sulla causa comune può giovare ad entrambi ma poi i disturbi sono completamente separati in termini di sede e meccanismo e curando un sintomo (ad esempio dando antidolorifici per il dolore cervicale o con un massaggio locale) non si ottiene assolutamente nulla sull’altro… visto che non esiste alcuna correlazione reciproca uni- o bi-direzionale causa-effetto tra i due disturbi.

Di base ricordate che un sintomo non CREA un altro sintomo, senza passare per un meccanismo in causa che può essere lo stesso o differente.

Inoltre, non bisogna dimenticare che a volte un determinato meccanismo è a sua volta sostenuto da un altro, a sua volta stimolato da una eventuale causa primaria, che magari nemmeno è più presente ma ha lasciato conseguenze. E’ il caso dello stress in relazione a molti disturbi dell’orecchio. Ma lo stress non è LA CAUSA primaria.. bensì parte del meccanismo che porta ai sintomi.

DOBBIAMO CURARE DISTURBI NON DEFINIZIONI O SINDROMI

Quando parliamo di orecchio (ma questo vale per molti altri settori della medicina) uno degli errori più comuni è quello di saper fare diagnosi solo se i sintomi si presentano in associazione tra loro sotto forma di sindrome cosa che avviene sui libri e non nella vita reale. Un caso tra tutti la malattia o sindrome di Meniere. Quando poi qualcosa non torna rispetto al quadretto da manuale imparato sui libri (che non insegnano la medicina, la quale si impara con i pazienti) si inventano altre sindromi e sindromette varie… (per le vertigini ne abbiamo a dozzine) inesistenti.  I sintomi vanno capiti a uno a uno e trattati individualmente e non accorpati in una diagnosi da manuale…

COSA SIGNIFICA FARE UNA DIAGNOSI? MA LA DIAGNOSI CI SERVE SEMPRE PER PROPORRE UNA TERAPIA?

Fare una diagnosi “completa” significa essere in grado di rispondere a tre domande:

  1. Qual’è l’apparato e nell’ambito di questo l’organo e nell’ambito di questo l’eventuale parte di quell’organo responsabile di quello specifico sintomo o disturbo? (organo di origine)
  2. Qual’è la causa primaria all’origine del tutto? (eziologia)
  3. Con quale meccanismo questa causa primaria porta al disturbo o sintomo? (patogenesi)

Bene, o meglio male… nell’ambito di molti disturbi in medicina e anche dei disturbi dell’orecchio in particolare questa risposta così completa non la sappiamo e non la possiamo dare.

La buona notizia è che in realtà molte volte non ci serve nemmeno perché siamo in grado lo stesso di curare anche senza sapere o individuare tutto. Si chiama criterio ex-juvantibus ovvero..  ottenere una diagnosi a posteriori dall’efficacia della cura. E’ criterio in realtà moto pericoloso se usato in modo non corretto che porta spesso ad attribuire remissioni spontanea in coincidenza con la terapia e terapie di per sé inutili o che sono state utili ma in modo indiretto.

Una terapia può infatti essere diretta sull’organo, indipendentemente da eziologia o patogenesi (come è il caso di molte terapia chirurgiche ad esempio), sull’eziologia, (ad esempio per terapie farmacologiche mirate), o sulla patogenesi. In quest’ultimo caso pur non sapendo la causa se conosciamo il meccanismo possiamo agire su quello, indipendentemente dalla causa che ha attivato quel meccanismo.

A volte non possiamo sapere nemmeno quello, nemmeno avere la certezza sul meccanismo.

E non sempre tutte le possibili diagnosi sono effettivamente trattabili il che a volte ci costringe a proporre una possibile terapia unica, quando non siamo in grado di sciogliere il dubbio diagnostico, né con esami né senza.

Questo è quasi sempre  il caso con i disturbi di cui mi occupo.
“Non potendo effettuare terapia specifica sulla SEDE – che conosco ma non è modificabile direttamente – né sulla CAUSA primaria – che non conosco – agisco sul MECCANISMO, certo o possibile, ma comunque unico trattabile, con il quale la CAUSA primaria – che non conosco – genera o ha generato il sintomo nella SEDE che conosco ma sulla quale non posso agire direttamente”.

Sembra uno sciogli-lingua  ma è grazie a questo concetto che sono in grado di curare tanti pazienti giudicati intrattabili solo perché… non conosciamo la causa.

Ad esempio se ho un paziente con una ipoacusia neurosensoriale sono perfettamente in grado di affermare che il problema è l’orecchio interno (confermandolo con un esame audiometrico magari) ma non posso agire su questo direttamente con una asportazione chirurgica dell’organo malato che allora sarebbe poi completamente sordo da quel lato. Non sono assolutamente in grado di conoscere l’eziologia primaria ovvero il perché davvero gli è venuto questo problema, e se mancano fluttuazioni o variazioni dell’udito, nemmeno di dire se ci sia un danno permanente o no. Ma poiché esistono solo tre possibili alternative (ovvero che abbia un danno permanente non trattabile o che abbia una condizione reversibile con la terapia o che abbia una combinazione di entrambi) che altro posso fare se non la terapia della condizione reversibile, sperando funzioni visto che il danno permanente comunque non è trattabile in alcun modo? Che senso ha rifiutare al paziente il tentativo di cura solo perché non posso avere una diagnosi di certezza assoluta nemmeno sul meccanismo, per non parlare della causa primaria, peraltro spesso non trattabile comunque in quanto evento pregresso e già verificatosi?

UN ORECCHIO PER LATO? NO, TRE!

Ai fini della diagnosi dovete dimenticare per un momento il concetto di orecchio come organo unico ma capire che l’orecchio è da un punto di vista della embriologia (come si sviluppa) e della patologia, formato da tre zone distinte, orecchio esterno (in relazione con il mondo esterno e di fatto, simile alla pelle e con patologie simili), medio (in relazioni con il naso e la gola e l’apparato respiratorio e pertanto affetto da patologie simili) e interno.  Guardate cinque minuti questo mio video se non lo conoscete prima di passare alla seconda parte di questo articolo.


PARTE II – Diagnosi differenziale dei singoli disturbi

DOLORE ALL’ORECCHIO  (Termine medico = OTALGIA)

  • SEDE: Può derivare anche da sedi diverse dall’orecchio perché a volte dolore derivante dalla gola, dai denti  o dall’articolazione temporo-mandibolare ad esempio può essere percepito come proveniente dall’orecchio. Quando deriva dall’orecchio però non è mai dall’orecchio interno ma solo dall’orecchio esterno o medio, sebbene il senso di pressione (fullness) possa a volte essere riferito erroneamente come dolore.
  • MECCANISMO: la causa del dolore originato nell’orecchio medio o esterno è quasi sempre di tipo infiammatorio (OTITE ESTERNA o OTITE MEDIA) e spesso di tipo infettivo da batteri (sensibili agli antibiotici) o talvolta da virus. Le infezioni da funghi dell’orecchio esterno generalmente non sono molto dolorose.
  • CAUSA PRIMARIA: Spesso non la possiamo individuare ma non sempre è necessario
  • COSA SERVE PER LA DIAGNOSI? La visita dello specialista guardando l’orecchio è in questo caso indispensabile.

PRURITO

  • SEDE: Può derivare solo ed esclusivamente dall’orecchio esterno sebbene non necessariamente il problema è solo localizzato in quella sede ma mai dall’orecchio medio o mai dall’orecchio interno
  • MECCANISMO: Infiammazione non infettiva, infezione (sopratutto da funghi), eczema, allergia o semplice irritazione o malattie diffuse della pelle che si manifestano ANCHE nell’orecchio.
  • CAUSA PRIMARIA: Spesso non la possiamo individuare ma non sempre è necessario
  • COSA SERVE PER LA DIAGNOSI? La visita dello specialista in questo caso è indispensabile ma a volte per la terapia ci capiscono più i dermatologi che non gli otorinolaringoiatri.


ABBASSAMENTO DELL’UDITO (termine medico IPOACUSIA)

  • SEDE: Può derivare solo ed esclusivamente dall’orecchio ma nell’ambito di questo da ogni sezione (orecchio esterno, medio interno).
  • MECCANISMO: Molteplici ma diversi per le diverse forme (ipoacusia trasmissiva o neurosensoriale). Ad esempio otiti, tappo di cerume, catarro dell’orecchio medio o otosclerosi sono responsabili di ipoacusia trasmissiva (da difetto di amplificazione) che si manifesta solo con riduzione del volume percepito, mentre una ipoacusia da idrope o da danno permanente delle cellule ciliate o del nervo acustico comporta anche una alterazione qualitativa dell’udito, il che già permette spesso di distinguere di solito le due cose senza ricorrere a un esame audiometrico.
  • CAUSA PRIMARIA: Spesso non la possiamo individuare ma non sempre è necessario.
  • COSA SERVE PER LA DIAGNOSI? Sopratutto riflettere sulle caratteristiche del disturbo. Ad esempio un tappo di cerume può dare ipoacusia solo in modo improvviso e con una alterazione solo del volume come per ogni ipoacusia trasmissiva, e mai fluttuante. L’ipoacusia da otosclerosi è sempre lentamente progressiva e mai fluttuante o reversibile spontaneamente. L’ipoacusia da danni permanenti delle cellule ciliate (intrattabile se non con il ricorso a protesi acustiche) è obbligatoriamente indipendentemente dall’esordio improvviso o progressivo, mai fluttuante o spontaneamente reversibile. L’ipoacusia da idrope invece può essere fluttuante  o anche apparentemente persistente.
    Ai fini pratici sebbene l’esame audiometrico sia sempre utile a quantificare la perdita e anche mediante l’esecuzione corretta dell’esame comparando la via aerea alla via ossea, a distinguere ipoacusia trasmissiva o neurosensoriale (cosa spesso già possibile con la valutazione dell’aspetto qualitativo/quantitativo del problema) conta molto più quanto riferisce il paziente che non cosa dice l’esame nel senso che è ipoacusia il disturbo riferito dal paziente, non la presenza di riduzioni nell’esame magari solo per alcune frequenze, delle quali il paziente nemmeno si rende conto.
    Nel trattare una ipoacusia ai fini pratici peraltro dobbiamo valutare se serve anche trattamento per altri disturbi dell’orecchio interno, nel qual caso non mi servono esami perché come vedremo tra poco acufeni e vertigini non possono mai derivare da altra sede e comunque, quindi, non potendo trattare danni permanenti, per quanto detto sopra nelle premesse generali, posso procedere con la cura dell’idrope anche senza esami dovendo comunque trattare altri sintomi con la stessa terapia. Salvo poi chiederli quando magari una volta trattato con successo acufeni e/o vertigini il problema ipoacusia persistesse ed è allora indispensabile evitare di proseguire terapie per idrope quando magari il problema residuo è una otosclerosi… che però non può dare a sua volta acufeni o vertigini.
    L’esame audiometrico diventa indispensabile invece per la quantificazione della perdita uditiva in caso si debba ricorrere a protesizzare l’orecchio.
    Altri esami possono rendersi necessari per situazioni specifiche come l’impedenzometria e i potenziali evocati uditivi, ma in generale per poter mettere il paziente in terapia quando l’ipoacusia non è l’unico sintomo da trattare (nel qual caso l’esame di conferma mi serve) posso avviare tranquillamente terapia senza alcuna conferma diagnostica per quanto detto sopra.
    Ogni ipoacusia neurosensoriale monolaterale (da un solo lato) o fortemente asimmetrica richiede anche i potenziali evocati uditivi o una risonanza magnetica per escludere un possibile neurinoma dell’acustico, evenienza comunque molto rara.

SENSO DI PRESSIONE NELL’ORECCHIO O DI ORECCHIO CHIUSO (definito con termine inglese FULLNESS)

Nota: anche se qui li accorpo di solito il senso di pressione vero e proprio, di spinta, è quasi esclusivamente dovuto all’idrope mentre quanto segue vale per il senso di orecchio chiuso o bloccato, sintomo “fisico” che sebbene possa associarsi a ipoacusia va ben distinto dalla riduzione dell’udito. Ma siccome i pazienti spesso faticano a distinguere pressione da orecchio chiuso i due disturbi vengono accorpati con il termine FULLNESS.

  • SEDE: Può derivare solo ed esclusivamente dall’orecchio ma da tutte e tre le sezioni (esterno, medio, interno) sebbene per ciascuna con specifiche caratteristiche e per specifici disturbi e non per altri.
  • MECCANISMO: Tappo di cerume per l’orecchio esterno. Versamento catarrale, per l’orecchio medio. Idrope per l’orecchio interno. Transitoriamente può derivare da momentanea variazione della pressione dell’orecchio medio anche senza significato patologico.
  • CAUSA PRIMARIA: Spesso non individuabile ma non è necessario.
  • COSA SERVE PER LA DIAGNOSI? Prima di tutto riflettere e poi un eventuale esame impedenzometrico che io non richiedo se devo comunque trattare altri sintomi esclusivamente da orecchio interno (vertigini, acufeni) per quanto detto sopra sulla ipoacusia associata ad altri sintomi. Quando la fulness è l’unico sintomo comunque o quando l’unico sintomo associato è l’ipoacusia non metto mai il paziente in terapia senza aver richiesto esame audiometrico e impedenzometrico. Se l’impedenzometria è normale… è idrope senza altri dubbi.
    Già solo pensare fa però fare nella maggior parte dei casi diagnosi di fullness da idrope e non da tappo di cerume o catarro, i quali non si possono presentare senza ipoacusia trasmissiva associata. Nel caso del tappo di cerume poi l’esordio deve obbligatoriamente essere improvviso. Solo l’idrope si può manifestare come fullness fluttuante ovvero che va e viene spontaneamente anche nel giro di poco tempo.

PERCEZIONE DI RUMORE NON INTERMITTENTE COSTANTE O INCOSTANTE, VARIABILE O MENO TIPO FISCHIO, RONZIO, FRUSCIO, SIBILO ECC… (unica cosa che dovrebbe essere definita ACUFENE anche se la maggior parte dei medici non lo ha ancora capito)

  • SEDE: Può derivare solo ed esclusivamente dal complesso orecchio interno – nervo acustico e mai da altre sedi visto che si tratta di un segnale bio-elettrico che non può prodursi altrove e non vero rumore. Ho fatto un video (lo trovate anche sul sito) apposta per spiegare questo oltre ad  avere spiegato bene il perché sul sito stesso. www.drlatorre.info 
  • MECCANISMO: Due soli meccanismi possibili da soli o in combinazione. O idrope o un danno permanente a carico di cellule o fibre del nervo. E nemmeno sappiamo e davvero esistano cause alternative all’idrope e se davvero esistano acufeni da danni permanenti. Di fatto la non efficacia nel 100% dei casi della cura per idrope non mi permette di dire che acufeni irreversibili non esistano.
  • CAUSA PRIMARIA: Mai individuabile con certezza ma non è mai necessario ai fini della cura visto che l’unica cura possibile è la cura dell’idrope con la sola eccezione della TRT qualora la prima non funzionasse e dove proponibile. Ma anche in quel caso non viene fatta alcuna diagnosi di causa primaria.
  • COSA SERVE PER LA DIAGNOSI? Nulla a parte assicurarsi che sia davvero un acufene e non un rumore vero e proprio prodotto nell’orecchio o in vicinanza che è completamente altra cosa anche se definito comunque erroneamente “acufene”. Poiché l’unico meccanismo trattabile è l’idrope e poiché eventuali danni permanenti non possono mai essere confermati o esclusi con esami si fa direttamente la terapia e si vede che risultati si ottengono.
    Facendo però distinzione tra acufeni fluttuanti, variabili, incostanti o acufeni fissi e invariabili. Solo i secondi possono semmai ipoteticamente essere dovuti a danni permanenti a carico di cellule e/o nervi, ma questo resta ipotesi poiché anche l’idrope può dare un sintomo costante e invariabile. Solo l’idrope può invece spiegare la fluttuazione e la variabilità del disturbo. Ovviamente è possibile che idrope trattabile e ipotetici danni permanenti coesistano permettendo solo un risultato parziale. Ma i fini pratici nemmeno sapere questo ci serve, visto che comunque l’unica terapia possibile non potendo curare danni permanenti resta quella per l’idrope.
    Indicata però la risonanza magnetica se l’acufene è da un lato solo.

PERCEZIONE SOGGETTIVA DI MOVIMENTO DEL CORPO RISPETTO ALL’AMBIENTE O VICEVERSA (questa e solo questa si può definire VERTIGINE)

  • SEDE: Tutte le vere vertigini indipendentemente dalle caratteristiche, dalla durata, dall’intensità o dai fenomeni associati sono SEMPRE derivanti da alterazione a livello del principale e quasi esclusivo organo in grado di informare il cervello sui rapporti tra il nostro corpo e lo spazio circostante ovvero il labirinto posteriore che è situato nell’orecchio interno. In presenza di labirinti funzionanti le informazioni derivanti da propriocettori muscolari e articolari sono pressoché irrilevanti. E’ chiaro che se non si capisce di quale sintomo stiamo parlando e lo si confonde con molti altri (acrofobia, senso di stordimento, capogiro senza che in realtà giri nulla, o vera instabilità con perdita di equilibrio) e se perfino la terminologia è confusa e diversa in ogni lingua è ben improbabile che questo concetto venga capito.
  • MECCANISMO: Mente ipoteticamente una singola vertigine intensa può manifestarsi in occasione dello sviluppo di un danno permanente a causa della brusca asimmetria di informazione che si viene a creare, tutte le vertigini ricorrenti derivano solo e sempre da idrope poiché un eventuale danno permanente del recettore esita nell’assenza di informazione e non nell’informazione sbagliata che quel recettore invia al cervello. (per capire meglio leggere in questo blog l’articolo specifico). La vere vertigini rotatorie e il disequilibrio soggettivo cronico hanno due meccanismi simili ma a carico di recettori diversi, i canali semircolari nel primo caso, le macule vestibolari nel secondo) ma sempre idrope c’è alla base dei vari disturbi.
  • CAUSA PRIMARIA: Mai individuabile con certezza ma non è mai necessario ai fini della cura visto che l’unica cura possibile è la cura dell’idrope.
  • COSA SERVE PER LA DIAGNOSI? Nulla a parte assicurarsi che sia davvero una vertigine o altro sintomo erroneamente definito tale e definire se si tratta di crisi rotatorie acute maggiori, di crisi posizionali solo ed esclusivamente stimolate da movimento o di disequilibrio soggettivo o una combinazione di questi. La necessità di differenziare sta nel fatto che in assenza di altri sintomi da curare (ma avviene raramente) le vertigini posizionali possono anche essere trattate con la sola ginnastica vestibolare senza ricorrere alla terapia completa dell’idrope cosa non possibile per gli altri due disturbi e nel fatto che mentre in alcuni casi si riesce a gestire o prevenire ricorrenze di vertigini acute anche senza impiego di neurofarmaci, questi sono praticamente sempre necessari per trattare il disequilibrio soggettivo. La componente più importante della diagnosi qui è però capire quel’è il vero problema invalidante. La vertigine o la paura della vertigine?

 

PERCEZIONE DEL PROPRIO BATTITO CARDIACO NELL’ORECCHIO (erroneamente definito “ACUFENE PULSANTE” ma non è un acufene)

  • SEDE: Ovviamente la sede di produzione è l’apparato cardiocircolatorio ma non è mai… l’orecchio se non in  presenza di una eventuale neoformazione vascolare nell’orecchio medio. L’orecchio percepisce il battito (vero rumore percepito per vicinanza) ma non è una patologia dell’orecchio e certamente non dell’orecchio interno.
  • MECCANISMO: Abnorme percezione del proprio battito cardiaco per causa sconosciuta. Mie personali ricerche anche mediante indagini specifiche da me ideate anni fa e l’efficacia della terapia anti-idrope portano a pensare a un ruolo importante dell’ipertensione dei liquidi endocranici ma non posso confermare con certezza questo meccanismo. La terapia basata su questa ipotesi però funziona in circa l’80% dei pazienti. Al momento inoltre con l’esclusione dell’ipotesi della neoformazione vascolare (molto rara) non ci sono altri meccanismi noti.
  • CAUSA PRIMARIA: Non individuabile. Si associa frequentemente ad altri sintomi da idrope, ma non è detto che ci debba essere una causa comune.
  • COSA SERVE PER LA DIAGNOSI? Ai fini della terapia non serve nulla ma certamente sarebbe utile poter individuare in ogni paziente il meccanismo sottostante. Molti esami potrebbero aiutare a confermare il possibile ruolo dei liquidi cerebrali, ma ai fini della terapia non sono indicati  per rapporto costo-beneficio. Una angio-risonanza magnetica per lo studio dei vasi della testa e del collo è però indispensabile in presenza di un disturbo continuo, non variabile e non capace di remissione spontanea o con la terapia in quanto una anomalia statica del sistema circolatorio  come ad esempio una neoformazione (tumore glomico, chemodectoma) se dovesse dare quel sintomo lo darebbe sempre.

Ovviamente a carico dell’orecchio o a questo attribuiti, spesso perfino errando in senso opposto, ci possono essere altri sintomi e disturbi spesso nemmeno ben definibili.
Oltre agli acufeni, ci sono molti altri veri rumori che spesso restano senza alcuna diagnosi a volte percepiti con  l’orecchio più che da questo prodotto o sintomi cerebrali  che spesso si associano a vertigini ma non sono vertigine né hanno a che vedere direttamente con l’orecchio come l’aspecifico senso di “stordimento”.
Poi ci sono disturbi che certamente nascono probabilmente nell’orecchio ma dove non è facile scorporare quanto sia davvero l’orecchio a dover essere trattato o la reazione cerebrale. L’iperacusia è spesso un fenomeno di reattività cerebrale e di fonofobia associata anche se l’idrope può dare distorsione e aumentata percezione fastidiosa di alcuni rumori per cui è difficile comprendere quanto sia dovuto davvero all’orecchio e quanto alla reattività cerebrale.  L’autofonia, letteralmente percezione della propria voce, è spesso difficilmente separabile dalla iperacusia o dal “rimbombo”…


PARTE III – Conclusioni

Tirando la somme avete trovato un solo sintomo o disturbo dell’orecchio interno dove ci serva davvero trovare la CAUSA PRIMARIA e dove SI POSSA trovare la causa primaria ai fini di una cura?
Quel che per gli stessi pazienti sembra “la causa” è spesso un elemento in coincidenza cronologica o in relazione apparente.. che porta alla facile ed errata conclusione POST HOC, PROPTER HOC (siccome A segue B, A è causato da B).
Ai medici poi spesso non pare vero poter attribuire il tutto a una… “causa”… sempre peraltro incurabile..  per cui ecco che quell’acufene è derivato con certezza da quel trauma acustico ecc.

Ai fino pratici l’eccessivo e comunque infruttuoso insistere col cercare la causa invece che privilegiare la cura non porta solo a perdita di tempo e denaro ma anche a possibili gravi conseguenze, Immaginate ad esempio il significato del far credere a un musicista di professione che la musica è stata la causa del suo problema (spacciato peraltro per incurabile).

Lasciate stare esami e tentativi di abbindolarvi raccontandovi una causa primaria che voi stessi mettete sul piatto al medico.

Salvo per alcuni specifici disturbi (ad esempio prurito e dolore, dei quali infatti io no mi occupo!) per poter seguire un paziente, metterlo nella giusta strada con una terapia giusta e ottenere risultati, serve pensare.. e conoscere. e capire.. )… e allora ecco che se la diagnosi è finalizzata alla terapia e non tanto solo per sapere..e capiamo che l’unico meccanismo trattabile è spesso appunto uno solo (L’idrope nel caso dei disturbi dell’orecchio interno), siamo in grado di far star bene quel paziente pur senza sapere … tutto… cosa che peraltro spesso non possiamo comunque sapere.

E allora poiché quel che serve davvero è solo parlare col paziente.. e pensare… ma anche e soprattutto interagire psicologicamente con lui e capire chi è e come davvero vive il problema… tutte attività in generale poco amate dagli specialisti otorinolaringoiatri, è perfettamente sufficiente farlo a distanza sfruttando le possibilità offerte dalla tecnologia effettuando consulenze in audiovideo senza nemmeno far spostare il paziente da casa sua e permettendogli per altro a costi ridotti senza dover pagare tanto il medico per esami divenuti per tutto quanto sopra inutili, di rivolgersi a chi è davvero competente e sa come curare invece che essere obbligato a consultare lo specialista più vicino a lui. Tutti obiettivi che in associazione al metodo per giungere a una cura, pensare e e poi dover seguire seriamente il paziente (cosa indispensabile se ci si occupa come nel mio caso di disturbi psicosomatici dove fattori psichici e stress hanno un ruolo fondamentale non come cause primaria ma come parte del meccanismo che mediante l’idrope porta ai sintomi (vedere figura) non sono molto cercati e amati dalla maggior parte degli specialisti ORL, il che rende improbabile che tutti questi concetti trovino ampia diffusione.

idrope-terapia

Ma a conclusione di questo articolo una domanda dovrebbe sorgere spontanea. Ma l’idrope, unica causa da me presentata come possibile per le vertigini o per la fullness da orecchio interno o la più frequente per acufeni e ipoacusia e l’unica possibile se questi sono variabili è fluttuanti lo si può … dimostrare.? E quindi sapere se il meccanismo è l’idrope?

La risposta è SI alla prima domanda e NO alla seconda…  Con l’esame possiamo dimostrarlo, ma l’esame non può dirci se quell’idrope che dimostriamo sia la causa dei sintomi. Questo lo può fare solo la valutazione dei sintomi e non gli esami,

L’unico esame riconosciuto da tutti gli specialisti del mondo (quelli almeno che sanno cosa è l’idrope e almeno hanno studiato su qualche libro cosa è questo esame?) è l’elettrococleografia (E.Cho.G).
Si tratta di un esame invasivo  che prevede l’introduzione di un ago-elettrodo attraverso il timpano e come tale mai davvero utilizzato. Venti anni fa venuto a conoscenza che un medico negli stati uniti aveva ideato una tecnica differente ma altrettanto sensibile non invasiva mediante una modifica dell’elettrodo (elettrococleografia peritimpanica vs elettrocoleografia transtimpanica), iniziai a introdurlo e diffonderlo in Italia (con ricezione zero ovviamente da parte dei miei colleghi) ed a effettuarlo di routine a TUTTI i pazienti studiando peraltro entrambe le orecchie in tutti. E l’ho fatto per anni e in migliaia di pazienti, perfino poi decidendo di studiare dei casi “normali” effettuando esami a chi accompagnava il paziente in clinica.

Non ho MAI trovato un solo paziente con presunto possibile idrope che non avesse secondo i parametri ufficialmente riconosciuti per la valutazione di questo esame, la conferma strumentale della presenza dell’idrope, peraltro quasi sempre bilaterale anche se con evidenti differenze nel lato affetto dai sintomi o più affetto dai sintomi. Ovvero strumentalmente l’idrope c’è SEMPRE..  Ma l’idrope di per sé è frequente anche in chi non ha alcun disturbi, seguendo questo parametro e non si tratta solo di una eccessiva sensibilità dell’esame visto che anche nei soggetti “sani” ho trovato molte altre micro-alterazioni nell’orecchio interno con altri esami (otoemissioni acustiche, videonistagnografia ecc..).

Questo vuol dire che siamo in grado di sapere se c’è idrope ma proprio per questo non ha senso far l’esame visto che c’è sempre e semmai e solo per alcuni disturbi specifici il problema resta quello di sapere se ci sono ANCHE danni permanenti, o al contrario se possiamo escluderli, cosa che invece nessun esame ci può rivelare.

In sintesi un paziente con vertigini, o con acufene fluttuante ad esempio, ha come meccanismo patogenetico in causa l’idrope, confermabile con l’esame, ma non perchè lo conferma l’esame ma perchè solo l’idrope può dare vertigini ricorrenti.
Ma un paziente con ipoacusia fissa e non variabile ad esempio sebbene anche in questo caso l’idrope sia sempre confermabile con l’esame, potrebbe essere intrattabile avendo una ipoacusia dovuta esclusivamente a danni permanenti intrattabili, nonostante la presenza dell’idrope che seppur diagnosticato con l’esame potrebbe non avere alcun ruolo in questo caso ed essere presente, ma asintomatico.

A cosa serve allora costringere il paziente a fare un esame (che poi n pratica non fa quasi nessuno)  che mi lascerebbe gli stessi dubbi di prima?

Mi auguro che nonostante la complessità di questo articolo tutto sia sufficientemente chiaro e che sia ancora più evidente adesso il perché ho scelto da tempo di assistere i pazienti di tutta Italia e di tutto il mondo a distanza e come nonostante tutto.. nella maggior parte dei casi.. io li possa curare.

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Cure per la cervicale da fisioterapista o osteopata o chiropratico: non danno alcun beneficio! (con sondaggio)

In un sondaggio i pazienti hanno espresso il desiderio che io riprenda non solo a proporre terapia e a curare come posso ma anche a smascherare truffe e terapie inutili ovvero a difendere i pazienti. 

In altri sondaggi ho chiesto quali siano le terapie “inutili” più proposte o più diffuse o più “sperimentate” dai pazienti per capire da dove iniziare.

La risposta “Cure per la cervicale da fisioterapista o osteopata o chiropratico” è fin ora la più votata sia tra le terapie proposte che tra quelle effettivamente praticate. Ovviamente stiamo parlando del ruolo di queste terapia o proposte terapeutiche ai fini della cura dei problemi di cui mi occupo, acufeni, vertigini, ipoacusia, Meniere ecc, senza nemmeno per un attimo mettere in discussione il loro ruolo per altre patologie non di mia competenza  sulle quali non mi permetto nemmeno di aprire bocca.

Pertanto ho deciso di occuparmi per primo di questo argomento, lasciando anche la possibilità ai pazienti stessi di riferire circa eventuali benefici attraverso ulteriori sondaggi.


Prima che nel XIX secolo, non proprio l’altro ieri, si capisse che il motivo per cui muovere la testa può far venire vertigini o acuirle è l’avere nella testa dei sensori di movimento (recettori dei canali semicircolari in primis) a qualcuno è certamente venuto in mente che la cosa potesse dipendere dal collo.

Eppure non è difficile capire che il collo non c’entra nulla. Basta verificare cosa succede muovendo testa e corpo insieme senza alcuna azione sul corpo. E questo lo si fa regolarmente ad esempio con un esame poco usato in Italia ma molto noto in altri paesi (un tempo lo era anche in Italia in realtà) ovvero con la prova rotatoria su sedia girevole, o prova pendolare, dove si studia la risposta dell’orecchio alla rotazione a collo assolutamente fermo. Quindi è il movimento della testa non quello del collo a stimolare. Il collo non c’entra proprio nulla.

In seguito sono arrivate teorie secondo le quali il movimento del collo strozzerebbe in pazienti con artrosi l’arteria vertebrale (una delle quattro grandi arterie per collo, due carotidi davanti e due vertebrali dietro) o stimolerebbe fibre nervose in grado di determinare vasocostrizione del distretto dell’arteria vertebrale. Ma anche quelle teorie sono solo teorie assurde. Se davvero fosse quella la causa di una vertigine ci sarebbero ben altri sintomi visto che salvo compenso attraverso vie collaterali (e allora non vi è alcun sintomo) un eventuale ischemia (mancanza di sangue) seppur transitoria e di breve durata, di un gran parte del cervello e del cervelletto, darebbe e da ben altri sintomi che non la sola vertigine. Se poi questa ischemia si prolungasse per oltre pochi minuti ne conseguirebbero danni permanenti e non certo solo a carico dell’orecchio.

Un altro tentativo di correlare le vertigini al collo, è stato quello di attribuire ai cosidetti propriocettori (recettori muscolari e articolari) la capacità di essere causa del problema. Cosa impossibile in quanto il loro ruolo è praticamente minimo se non inesistente rispetto a quello del labirinto, e la loro funzione è puramente integrativa e solo per la gestione dell’equilibrio (vero) mentre non hanno alcun ruolo nella vertigine.

Per estrapolazione poi si è scivolati nella posturologia e ci si è messo dentro di tutto, collo, mandibola, piedi e chissà cosa altro fino all’invenzione di truffe belle e buone come quelle relative all’allineamento cranio-corpo-mandibolare e così via… Insomma si è persa perfino qualunque giustificazione pratica.

Ma fin qui abbiamo parlato di vertigini. Non contento qualcuno ha iniziato a dire che la cervicale sarebbe alla base di tutto e non solo della vertigine, ma anche di acufeni e perfino di ipoacusia. Ma in realtà poi se usciamo fuori dai nostri sintomi, spesso si legge che alla basse di TUTTO ci sarebbe la cervicale, o almeno secondo quelli con la cervicale ci guadagnano, esattamente come per altre frequenti accoppiate filo-portafogliche (bel neologismo, eh? 🙂 ) organo-di-cui-mi-occupo / terapia-che-propongo.

Il tutto perdendo di vista di pari passo con l’aumentata ingenuità e disperazione della gente perfino il dover tentare almeno di spiegare al paziente perché e in che modo da quel tipo di terapia (che siano vere terapie o semplici massaggi rilassanti) ci si potrebbero aspettare dei benefici.

Perché perfino se tutte le teorie sopra elencate potessero essere vere per nessuna di loro procedure fisiche esterne sul collo protrebbe dare benefici.

Infine ecco spuntare fuori la tecnologia diagnostica d’avanguardia ovvero la diagnostica per immagini che mostra
1. Rettificazione del rachide (che non vuol dire assolutamente nulla e se è ci siete nati)
2. Artrosi cervicale, che con i criteri di diagnosi attuali credo abbiano tutti dopo i 30 anni….. ma soprattutto
3. ERNIE DEL DISCO….

Mi soffermo su queste ultime… Il record di cretinata ascoltata è un paziente con 6 ernie cervicali che ovviamente probabilmente non ha nemmeno una… Sono figlio di neurochirurghi e con le ernie del disco ci sono cresciuto in casa e credetemi…Probabilemente non ne avete NESSUNA! e anche avendo ernie del disco cervicali NON ESISTE ALCUNA POSSIBILITA’ CHE UNA QUALUNQUE TERAPIA ESTERNA LE FACCIA RIENTRARE ANCHE SOLO DI UN MILLIMETRO (solo la chirurgia può) e SOPRATTUTTO ANCHE SE AVESTE 10 ERNIE CERVICALI (cosa impossibile essendo le vertebre solo 7) NESSUNA DI LORO E’ IN GRADO DI DARE VERTIGINI, ACUFENI, O ALTRI SIMILI A NESSUNO!!!!! NESSUNO!

In conclusione, se escludiamo il beneficio rilassante di alcuni massaggi o di altre cose simili, non esiste alcuna possibilità che possiate ottenere reali benefici con terapie sulla cervicale (di qualunque genere o tipo esse siano… è proprio l’organo che non c’entra nulla.. diversi da un effetto puramente placebo o di eventuale rilassamento…

Molti pazienti però obiettano che in effetti loro anche anche contrazioni della muscolatura cervicale o dolore… Certo! Sono sempre problematiche da stress al pari dell’idrope. Il motivo per cui si possono spesso associare, ma come si associano al reflusso esofageo, alla colite, a volte alla psoriasi, alla gastrite e a molti altri disturbi psicosomatici che ovviamente non causano né vertigini né acufeni né la Meniere.

Ma ora la parola ai pazienti sia come risposte al sondaggio che come commenti, che sono sempre apprezzati e graditi.

Nella valutazione dei risultati si deve tener conto che spesso si tratta di situazioni a remissione spontanea o con fluttuazioni  e che non potendo esaminare ogni parametro le risposte sono molto generiche. Certamente ci sarà chi riferirà di aver avuto benefici, magari anche qualcuno che si dichiarerà praticamante guarito e magari anche l’intromissione di qualche “professionista del settore” che tenterà di “sporcare” l’esito, ma in un sondaggio successivo bisogna rispondere anche a quanto è costata in termini di tempo e denaro la terapia. Alle fine tireremo le somme e sia ben chiaro che alla fine saltasse fuori che la maggior parte dei pazienti che si affidano a queste cure dichiarassero benefici, e ci fosse voglia di spendere sarei ben lieti di consigliarle come cure alternative pur sempre precisando che non esiste alcun meccanismo logico di azione se escludiamo la possibilità che si tratti di costose cure anti-stress (e già sarebbe qualcosa)…

E ora il sondaggio anzi i sondaggi… diretti solo a chi ha effettuato questa cura/cure per cervicale come terapia specifica di acufeni e/o vertigini e/o disequilibrio…

ATTENZIONE: EVENTUALI MANOVRE DI SEMONT PER VERTIGINI DA PRESUNTI OTOLITI O RIABILITAZIONE VESTIBOLARE NON SONO TERAPIE PER LA CERVICALE E NON DOVETE RISPONDERE

Vediamo che efficacia specifica ha avuto la terapia


E ora vediamo quanto tempo e quanti soldi vi è costata la terapia, indipendentemente dall’efficacia


Attendo voti numerosi e commenti… magari raccontando la vostra esperienza specifica.

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Volete che vi aiuti a difendervi da “truffe” e false terapie o sapete difendervi da soli?

A gennaio 2015 dopo anni in cui parallelamente al cercare di curare al meglio la gente, attraverso il blog, facebeook e altri siti, mi preoccupavo di svelare truffe e sbugiardare false terapie, presi la storica decisione che visto che tanto sembra che molti più buttano soldi dalla finestra per disperazione e più sono contenti, di abbandonarvi alla vostra ingenuità e per così dire “farmi gli affari miei”.

Ma non interpellai i pazienti prima di decidere…ero semplicemente esausto dei continui attacchi che ricevevo in quanto “rompiscatole”.

Ora a distanza di mesi, a mente fredda, ho deciso di interpellarvi per sapere cosa ne pensate e se invece per voi è importante che io attraverso il blog e facebook riprenda la mia attività di difensore dei pazienti da truffe e bufale varie. Se vedrò risposte in numero adeguato a favore… riprenderò a farmi “gli affari vostri”… e chi se ne frega se poi ricomincerò ad essere io un bersaglio… ho imparato a scansarmi… 🙂 . Ma voglio vedere molta approvazione con risposte al sondaggio e numerosi commenti favorevoli, perché per me è uno stress aggiuntivo non da poco…

e ditemi anche quali terapie tra queste vi sono state proposte o avete davvero provato

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Cosa si propone nelle riviste scientifiche come terapia dell’idrope e della Meniere?

Facciamo subito una premessa… Come terapia dell’idrope.. non si propone proprio nulla.. Tutti tengono in conto solo la malattia di Meniere e considerato che  una forma classica è presente solo in numero minuscolo di casi con idrope che si gioverebbero di una terapia per l’idrope e anche che alla fine per la malattia di Meniere l’unico obiettivo sembra essere solo il controllo delle vertigini, come se l’udito, l’acufene o la fullness si desse per scontato che siano incurabili e intrattabili, c’è da mettersi veramente le mani nei capelli ma contemporaneamente è facile capire perchè io ottengo così tanti risultati e gli altri no…

Ho esaminato tutti i lavori pubblicati  negli ultimi anni… fino a tutto il 2012 incluso andando a ritroso per vedere quali terapie si studiano e si discutono nella letteratura scientifica recente, per l’idrope (o meglio dovrei dire per la Meniere, visto che anche se ho cercato “Endolymphatic Hydrops AND Therapy” su Pubmed.org dove sono contenuti tutti gli articoli che vengono pubblicati nel modo è uscita sempre e solo la Meniere.

La risposta è gentamicina, cortisone intratimpanico, betaistina (ancora?), trattamenti pressori con Meniett, chirurgia del sacco endolinfatico..più qualche sporadico articolo su diuretici, integratori alimentari, neurectomia vestibolare e riabilitazione vestibolare…

Nient’altro! Appena due articoli si sono posti il problema del valutare le condizioni psicologiche del paziente menierico (come se invece non contassero in chi ad esempio ha solo un acufene ma da idrope), praticamente nessuno tiene davvero seriamente in conto la dieta, di bere tanto non parla nessuno, di terapie basate sull’ADH sebbene ci siano moltissimi lavori che ne confermano il ruolo non parla nessuno.

Vediamo in dettaglio.

La getamicina è un antibiotico ototossico che si usa per distruggere l’orecchio. Non cura proprio nulla ma distrugge e basta dei recettori ancora vivi e funzionanti che potrebbero essere curati. Spesso, più di quanto non si dica con in cambio peggioramanto di udito e acufene o con aggiunta di disequilibrio. Il Meniett da solo non fa praticamente nulla e costa una cifra improponibile (non sono aggiornato, ma credo sui 4000 euro) peruna scatoletta che forse in produzione ne costa 200, che la betaistina (Microser, Vertiserc) da sola non faccia certo molto (per me anzi è solo un placebo) basta chiederlo a quanti di voi la hanno assunta…  La chirurgia del sacco endolinfatico funziona poco perfino per le vertigini è dà risluatti spesso transitori nonostante la complessità dell’intervento. E infine nessuno si pone il problema che il cortisone intratimpanico, doloroso e scomodo da attuare possa essere perfettamente sostituito da terapie per iniezione intramuscolare facili da attuare a casa e senza bisogno di ricorrere al bisogno allo specialista.

Insomma… di tutto quel che faccio io e in particolare acqua e neurofarmaci, base essenziale per il controllo dell’ADH, nonostante ci siano moltissimi lavori a supporto… non se ne parla proprio.

E inoltre, ribadisco che si parla solo e sempre di Meniere e in pratica solo e sempre di vertigini, che grazie a Dio io so controllare piuttosto bene, con occasionali recidive da almeno 16-17 anni…

Ecco cosa il mondo ufficiale, la comunità scientifica insomma, quella che tanti amano tirare in ballo quando mi rimproverano che la mia terapia la faccio solo io, sta facendo per l’idrope, anzi per la Meniere, trascurando tutti gli altri sintomi che pur non presentandosi come Meniere ufficiale, sono da idrope…

D’altronde per l’acufene ad esempio cosa si propone effettuando una analisi simile… ? Di tutto e di più tranne che terapia per l’idrope che resta ancora assolutamente identificato con la Malattia di Meniere… ovvero se avete anche vertigini e tutto il quadro da libretto la comunità scientifica vi riconosce il diritto o a distruggere l’orecchio o a farvi operare con dubbio successo o a spendere tanto per comprare dispositivi di poca efficacia (e serve anche lì peraltro un piccolo intervento) o se proprio non volete nulla di tutto questo (e sia ben chiaro solo con lo scopo di curarvi le vertigini…il resto ve lo dovete tenere) a farvi infiltazioni di cortisone periodicamante che spesso fanno ma non bastano andando dallo specialista che nella maggior parte del mondo corrisponde a pagando lo specialista (salvo poi essere rimborsati dalla asssicurazione)…

Ma faramci usatissimi e che costano pochissimo o dieta o tanta acqua da bere, non interessano… semmai in alternativa vi danno farmaci inutili tutta la vita… come la betaistina, per farvi sentire curati.

E cosa hanno in comune infatti se ci pensate bene la maggiorparte delle terapie oggetti di studio… ? I SOLDI! e la non necessità di assistenza da parte dello specialista…

Infiltrazioni, interventi chirurgici, acquisto di dispositivi…  costano…al paziente o a chi per lui paga… muovono soldi… e richiedono di rivolgersi a chi ve li vende o vi fa intervento o infiltrazione… Dieta, assistenza continuativa, tanta acqua da bere, neurofarmaci, cortisone si ma per iniezioni che vi fate fare dove vi pare a casa vostra o dove volete e da chi volete e in generale terapie che richiedono un grosso impegno continuativo da parte del medico e fanno girare pochissimi soldi non solo non si fanno ma manco si studiano… e questo a dispetto del fatto che il rapporto tra ormone antidiuretico e stress sia in assoluto tra i  meccanismi più approvati e riconosciuti (da chi almeno lo sa!)alla base dell’idrope… Solo nel pari periodo ovvero 2012-2015 ci sono ben 7 lavori scientifici a conferma,… MA ZERO PROPONENTI UNA TERAPIA CHE SU QUESTO SI BASI!

Se poi cerchiamo i lavori scientifici che contengono le parole TOLVAPTAN (antagonista dell’ADH disponibile in commercio già dal 2009 e Tolvaptan è il principio attivo non il nome commerciale) e ENDOLYMPHATIC HYDROPS… Beh, manco un lavoro…. Eppure su internet se ne parla, e studi condotti su animali in laboratorio ce ne sono moltissimi… ma sull’uomo manco uno!  E questo dopo 7 anni almeno che il farmaco è già perfino disponibile in commercio sebbene con la precisazioni e di non usarlo per indicazioni diverse da quelle per cui è stato rilasciato.

Se poi invece non avete vertigini pur avendo acufeni palesemente fluttuanti o l’udito che sale e scende (e quindi avete l’idrope ma non avete la … “Meniere”… beh…di idrope non ve ne parla nessuno e allora TRT a gogò, protesi acustiche, laser per acufeni, studi sul ruolo del cervello e di vari neurotrasmettitori (senza che poi in pratica vanga proposto un solo farmaco in terapia) studi in appoggio a terapie assolutamente inutili con integratori vari…certamente sponsorizzate da chi li produce e li vende… ma nulla di più e soprattutto nulla sull’idrope, in assoluto unica causa possibile e nonostante se oltre a raccontare che avete acufene fluttuante o ipoacusia fluttuante vi investanste (mentendo che avete anche vertigini) vi direbbero tutti subito che avete la Meniere visto che quella è proprio la caratteristica dell’acufene o dell’ipoacusia da Meniere nei primi stadi (secondo loro nei primi stadi e basta…anche se non è assolutamente vero)… Ma tanto poi avreste solo terapia che come obbietivo, raramente raggiunto poi …ha le vertigini…. e solo quelle. La terapia dell’acufene quando non è comprare libri truffa o comprare e assumere per tutta la vita costosi integratori o tradizionali inutili vasodilatori e fluidificanti del sangue…comporata sempre il comprare qualcosa, e quel qualcosa di solito costa pure tanto…

Con questa premesse figuratevi  come si potrà arrivare a capire che perfino se il disturbo non è fluttuante potrebbe essere da idrope e che quella è la sola cosa curabile… per cui dovrebbe essere il primo tentativo fatto se non altro per non far spendere soldi al paziente…

Beh… lasciatemelo dire con orgoglio ma allo stesso tempo con profondo rammarico….. se questa è la comunità scientifica …quella che pubblica sulle riviste scientifiche… beh…sono ben lieto di non  identificarmici e di continuare a non pubblicare nulla… se fossi l’unico che scrive tutto il contrario e propone anche su riviste tutto l’opposto pensate quanto sarebbe ben accolto quel che scrivo… comunque …se mai fosse davvero pubblicato…

Per qualcuno sarò presuntuoso, ma mi sento anni avanti a questa “comunità scientifica” che comunque non produrrà di questo passo mai nulla anche dopo anni… anche e soprattutto risultati alla mano… D’altronde ricordatevi la frase “cherchez l’argent”… ovvero cercate i soldi, per capire cosa c’è dietro…  Terapie che non rendono non ve le proporranno mai…e che servano o meno… non conta nulla…

comunitascientifica

Non sono l’unico intelligente in un mondo di specialisti cretini… ma probabilmente sono il più onesto… Che insieme a competenza e passione è requisito indispensabile… E ancora un medico che abbia tutti e tre, nel mio specifico settore, non lo ho conosciuto… Purtroppo!

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La verità sulla malattia di Meniere (video)

Ho pubblicato su youtube il nuovo video sulla malattia di Meniere (e in generale sulle vertigini) dedicato a smitizzare molte false convinzioni…

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17 luglio 2014 · 21:55

La cause dell’idrope. Il ruolo dell’ormone antidiuretico (ADH).

Gli esatti meccanismi di regolazione della quantità di liquido, necessario allo svolgimento della funzione cocleare (udito) e vestibolare (equilibrio) non sono ancora del tutto noti ma quel che sappiamo ci basta per poterne ricavare una terapia. Sappiamo che un ruolo importante viene svolto dall’interazione tra l’ORMONE ANTIDIURETICO (AntiDiuretic Hormone, ADH, noto anche come adiuretina o vasopressina) ed i recettori specifici di quest’ormone che sono stati identificati nell’orecchio interno oltre dieci anni fa.

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La verità sulla (malattia) Sindrome di Meniere

La “malattia di Meniere” in realtà non esiste! Esiste la sindrome di Meniere, in quanto con la parola sindrome si intende, in medicina, un insieme di sintomi. E la Meniere è nient’altro che l’associazione, nel corso della vita, di almeno due episodi di vertigine “della durata di almeno 20 minuti”, ipoacusia, acufene, fullness, anche limitati a un solo episodio, e non necessariamente in contemporanea. Sono passati da poco 150 anni da quando il Dott. Prospero Meniere, quel signore qui accanto, ha descritto questa “sindrome” ma ancora tra gli specialisti regna sovrana la confusione… Continua a leggere

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Come funziona il labirinto “vestibolare”?

L’area del labirinto (orecchio interno) responsabile delle vertigini e del disequilibrio è il labirinto posteriore costituito da cinque recettori per lato: le creste ampollari dei tre canali semicircolari, sensibili ai movimenti rotatori e le macule dell’ utriculo e del sacculo, sensibili ai movimenti lineari e alla posizione della testa. Continua a leggere

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Lo scandalo del Tolvaptan

Il “farmaco miracoloso” anti-ADH (e quindi anti-idrope) la cui evoluzione ho personalmente seguito per anni anni (tolvaptan, antagonista recettoriale dell’ ormone antidiuretico) è già da qualche tempo disponibile con il nome commerciale di SAMSCA (Otsuka Pharmaceutical).
Ma aspettate prima di sorridere… Continua a leggere

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Perchè la malattia di Meniere si chiama così?

Il Dott. Prospero Menière, medico francese (1799-1862) non era un otorinolaringoiatra. Continua a leggere

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Vertigini ricorrenti e disequilibrio soggettivo? E’ sempre idrope!

Tutte le sindromi vertiginose ricorrenti o croniche, incluse quelle attribuite tradizionalmente ad altre cause, o quelle di tipo soggettivo con disequilibrio più o meno costante, che generalmente restano senza alcuna diagnosi e senza reali terapie, derivano sempre da alterazioni a livello del labirinto (orecchio interno) e sempre dall’azione idromeccanica di liquidi labirintici (idrope), e non da danni permanenti irreversibili che al massimo possono generare una singola importante crisi acuta (labirintite). Le crisi di vertigine ricorrenti e il disequilibrio sono quindi sempre da idrope e sono sempre curabili senza necessità di procedure distruttive.

Dott. Andrea La Torre
Specialista in Otorinolaringoiatria
www.idrope.com

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I vantaggi della consulenza a distanza con Skype

Skype (www.skype.it) è una applicazione gratuita che permette di effettuare, in modo assolutamente gratuito, collegamenti illimitati in videoconferenza di altissima qualità attraverso internet. Continua a leggere

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Sintomi fluttuanti e variabili? Idrope! Sempre curabili!

Tutti i disturbi fluttuanti e ricorrenti sono sempre causati dall’idrope e mai da danni permanenti, che non potrebbero giustificarne le variazioni… Continua a leggere

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Acufeni, vertigini, ipoacusia, Meniere: la cura… volendo… c’è!

Acufeni (rumore nell’orecchio), ipoacusia (sordità) neurosensoriale, vertigini ricorrenti, disequilibrio soggettivo, senso di pressione auricolare o di orecchio chiuso (fullness). Tutti questi disturbi così frequenti possono essere causati da una disfunzione reversibile e curabile Continua a leggere

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